L’Egitto non deve restare solo
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- Creato: 13 Febbraio 2014
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Il patriarca ortodosso copto Tawadros II auspica il sostegno della comunità internazionaleIL CAIRO, 13. L’Unione europea e tutta la comunità internazionale devono sostenere e accompagnare il cammino intrapreso dall’Egitto per uscire dalla crisi e riattivare il pieno funzionamento delle istituzioni democratiche: è quanto ha sollecitato il patriarca di Alessandria e della Chiesa ortodossa copta, Tawadros II, ricevendo martedì sera i rappresentanti della delegazione dell’Unione europea presente in Egitto. All’incontro con il patriarca, avvenuto presso la cattedrale di San Marco al Cairo, hanno preso parte tra gli altri l’ambasciatore James Moran e la responsabile per i diritti umani Karen Andersen. Lunedì scorso — riferisce l’agenzia Fides — il Consiglio dell’Unione europea, in un pronunciamento ufficiale dedicato all’attuale fase egiziana, ha espresso apprezzamento per l’adozione della nuova Costituzione avvenuta con il referendum del 14 e 15 gennaio scorsi, ma ha lamentato «l’assenza di un processo pienamente inclusivo, la mancanza di tentativi volti a superare la polarizzazione della società e la chiusura degli spazi politici per le opinioni dissenzienti prima e durante il referendum». Nel comunicato dell’Ue viene espressa preoccupazione anche per le misure di «giustizia selettiva contro l’opposizione politica». Tawadros II — che in Egitto rappresenta più di otto milioni di ortodossi copti (circa il 10 per cento della popolazione) — negli ultimi giorni ha avuto una serie di incontri dove ha affrontato il delicato momento storico vissuto dal Paese. All’ambasciatore britannico al Cairo, James Wilfrid Watt, ricevuto nella sua residenza assieme a una delegazione della Camera dei Lord e della Camera dei Comuni, il patriarca ha parlato di un Paese unito, che ha voglia di scrivere il proprio futuro. La sera del 10 febbraio — informa Fides — i rappresentanti delle diverse Chiese e comunità cristiane presenti in Egitto si sono incontrati nella concattedrale cattolica latina di Nostra Signora d’Heliopolis, al Cairo, per pregare insieme e chiedere il dono della pace e dell’unità tra essi e per tutto il Paese. Il vescovo Adel Zaki, vicario apostolico di Alessandria di Egitto, ha spiegato che l’incontro è stato convocato dal Consiglio nazionale delle Chiese cristiane, che martedì 18 febbraio celebrerà il primo anno della sua istituzione. «Quella scadenza permetterà di tracciare un primo bilancio del nuovo organismo, valutare insieme il lavoro fatto e guardare alle prospettive del cammino futuro», ha precisato. In questo momento, «la preghiera comune dei cristiani egiziani assume un carattere particolare: stiamo attraversando un periodo in cui nel Paese continuano episodi gravi di violenza, ma all’orizzonte si vedono anche segni di speranza. Dopo l’appoggio popolare alla nuova Costituzione, tutti attendono che questa fase nuova si consolidi con le prossime elezioni presidenziali e che l’Egitto esca finalmente da un periodo buio. Chiediamo anche questo, con le nostre preghiere», ha detto monsignor Zaki. Nella chiesa di Nostra Signora d’Heliopolis erano presenti, fra gli altri, il patriarca di Alessandria dei Copti, Ibrahim Isaac Sidrak, e il vescovo ortodosso copto Morcos, insieme ai rappresentanti delle Chiese e delle comunità melchite, greco-ortodosse, luterane ed episcopaliane.
© Osservatore Romano - 14 febbraio 2014