
BAGHDAD, 27. Occorre reagire davanti alle violenze settarie e agli scontri tra fazioni politiche che stanno di nuovo facendo precipitare il Paese nel caos. È quanto chiedono i vescovi cattolici iracheni riuniti in assemblea. Dall’incontro, svoltosi a Baghdad martedì 25 presso la cattedrale caldea di San Giuseppe, è venuto un appello inviato, oltre che ai cristiani, anche a tutte le forze politiche e ai rappresentanti del Governo e delle istituzioni irachene. Nel testo sono formulate alcune raccomandazioni urgenti. A tutti i cristiani si chiede di pregare nel tempo di Quaresima per impetrare il dono della pace e della sicurezza per tutto il Paese. Alle forze politiche e sociali si chiede di dialogare e trovare soluzioni politiche urgenti alla crisi della nazione, per porre un freno al dilagare della violenza. I vescovi si rivolgono anche a quanti sono fuggiti dall’Iraq negli ultimi anni a causa dell’instabilità e dei conflitti, chiedendo agli emigrati di fare ritorno in patria. Viene anche presa in considerazione la situazione della Siria, e si torna a auspicare la rapida liberazione dei due vescovi ortodossi e delle suore di Maalula rapiti nel contesto del conflitto siriano. Si esprime, soprattutto, viva gratitudine per quanto Papa Francesco sta facendo per la Chiesa, per il mondo e per la pace in tutte le aree sconvolte da guerre e violenze, ripetendo per tutti i cristiani l’incoraggiamento a rimanere nel proprio Paese per dare testimonianza della propria fede anche in contesti e momenti difficili. Per la prima volta — come riferisce l’agenzia Fides — all’assemblea dei vescovi cattolici iracheni hanno preso parte anche i superiori degli ordini e delle congregazioni religiose. L’organismo ha anche eletto il nuovo segretario nella persona di Shlemon Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad dei Caldei. A coadiuvarlo sarà Yousef Abba, arcivescovo di Baghdad dei Siri. L’intervento dei presuli iracheni segue il messaggio, nei contenuti per molti versi analogo, diffuso dal patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Louis Raphaël I Sako, in occasione dell’imminente inizio del tempo di Quaresima. «Vi chiedo di digiunare e di pregare, affinché i cristiani non emigrino dall’Iraq», ha scritto il capo della Chiesa caldea. «La nostra identità cristiana — si legge nel messaggio — è radicata nel profondo della storia e della geografia irachene, da duemila anni. Le nostre radici e le nostre sorgenti limpide si trovano nel nostro Paese, e se lo lasciamo, saremo separati dalle nostre origini». A giudizio del patriarca occorre «perseverare e sperare», evitando di ascoltare «quelli che vi fanno paura» e tutti coloro che, in vario modo, invitano o spingono i cristiani iracheni a lasciare la loro nazione. «Questi — insiste il patriarca — non vogliono il vostro bene. Noi siamo qui per volontà di Dio, e rimaniamo qui con l’aiuto della sua grazia per costruire ponti e collaborare con i nostri fratelli musulmani per lo sviluppo del nostro Paese». Nel messaggio per la Quaresima, il patriarca Sako chiede anche di pregare e digiunare affinché per l’Iraq, la Siria, il Libano e l’intera regione finisca il tempo dell’angoscia. In particolare, rivolgendosi ai responsabili delle istituzioni civili, rileva che essi devono «stabilire sane regole di incontro e aprire una nuova pagina, a partire dalle prossime elezioni, affinché il Paese possa trovare la pace e la sicurezza, per il bene di tutti i cittadini, perché l’Iraq possa occupare il suo posto a livello regionale e internazionale». Il tema cruciale della presenza dei cristiani in Iraq era stato affrontato anche pochi giorni fa dallo stesso patriarca nel corso di un intervento pubblico, nel quale era stata lanciata l’idea di dare vita a una sorta di «Lega caldea» per coordinare e favorire il contributo dei caldei alla società civile e aiutare l’Iraq a vincere le derive del settarismo confessionale e etnico. «Come caldei — ha spiegato Sako all’agenzia Fides — viviamo un tempo di confusione e di incertezza. Una “Lega caldea” potrà aiutarci a rendere più concreto e efficace il nostro contributo».
© Osservatore Romano - 28 febbraio 2014