Pace e giustizia per la Siria e per l’Iraq

Aleppo2GINEVRA, 16. Un appello affinché si ponga fine al più presto ai combattimenti in Siria e nel vicino Iraq è stato lanciato dai leader religiosi del World Council of Churches e della Mother See of Holy Etchmiadzin and Holy See riuniti nei giorni scorsi a Etchmiadzin, in Armenia, su invito di Sua Santità Karekin II, Patriarca supremo e Catholicos di tutti gli Armeni.
In un messaggio i leader religiosi hanno sottolineato l’importanza di un immediato cessate il fuoco per la stabilità in Medio oriente. «Ci siamo riuniti», si legge nel testo, «per pregare per la giustizia e la pace. Questo incontro coincide con la celebrazione della Pentecoste, quando lo Spirito Santo discese per dare voce comune ai credenti di ogni lingua. Lo Spirito Santo ci guida a credere che la pace e la giustizia per tutti i popoli non possono essere raggiunti da singole iniziative umanitarie. Attraverso ladiakoniae l’assistenza umanitaria — prosegue il testo — le Chiese continuano a testimoniare l’amore incondizionato di Cristo per tutte le persone in Siria. È di grande importanza che le Chiese continuino ad accompagnare coloro che hanno trovato rifugio nei Paesi vicini. Pertanto, incoraggiamo ulteriormente la cooperazione tra le diverse Chiese e gli enti caritativi, sia all'interno della Siria che in altri Paesi. Invitiamo le Chiese che hanno intrapreso il cammino della riconciliazione a continuare ad essere costruttori di ponti, approfondendo il dialogo con le loro sorelle e fratelli musulmani». Nel corso dell’incontro, i leader religiosi hanno riconosciuto e apprezzato «la generosità della Chiesa armena apostolica e delle autorità» per aver dato ospitalità a 12.000 rifugiati siriani. E hanno ricordato che già «in occasione della consultazione ecumenica e internazionale sulla Siria promossa dal World Council of Churches, nel gennaio del 2014» avevano espresso la «preoccupazione per tutte le persone colpite dalla violenza estrema e dalla crisi umanitaria in Siria» dichiarando la «profonda convinzione che non ci sarà alcuna soluzione militare alla crisi nel Pa e s e » . I leader religiosi, inoltre, ricordano che sono passati quasi quattro mesi dal fallimento del processo di pace di Ginevra II. «Con grande tristezza continuiamo ad assistere a un drammatico deterioramento della situazione. Noi deploriamo la distruzione di case, scuole, ospedali e luoghi di culto. Stiamo assistendo a sviluppi allarmanti e pericolosi poiché la guerra si è estesa anche al vicino Iraq. Pertanto, ribadiamo il nostro appello urgente a tutte le parti in conflitto a perseguire un’immediata cessazione del confronto armato e delle ostilità all’interno di Siria e Iraq». Auspichiamo la rimozione dei blocchi agli aiuti umanitari, la cessazione del flusso di armi e i finanziamenti a tutte le parti in conflitto e il ritiro di tutti i combattenti stranieri. Chiediamo il rilascio immediato dei due presuli di Aleppo rapiti, il metropolita greco-ortodosso Boulos Yazigi e l’a rci-vescovo siro-ortodosso Yohanna Ibrahim, di padre Paolo Dall’Oglio, e di tutti i prigionieri detenuti ingiustamente».

© Osservatore Romano - 17 giugno 2014