Jean Kawak, arcivescovo siro-ortodosso di Damasco, intervento durante visita Papa Francesco a Sant'Egidio
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- Creato: 15 Giugno 2014
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Roma 15 giugno 2014
Intervento di Jean Kawak, arcivescovo siro-ortodosso di Damasco
durante la visita di Papa Francesco a Sant'Egidio
Vengo dalla Siria, Santità. Porto con me, negli occhi e nel cuore, la sofferenza di un popolo
ostaggio della guerra, prigioniero di una situazione bloccata.
Il popolo siriano è prigioniero del male. Come prigionieri sono il nostro metropolita
Mar Gregorios Yohanna Ibrahim e il vescovo grecoortodosso Paul Yazigi, amici di questa
Comunità.
Prigionieri sono tanti sacerdoti - penso a padre Paolo Dall’Oglio, ai padri Maher
Mahfuz e Michel Kayyal - e laici. Ringraziamo tutti coloro che continuano a pregare per loro
con fede ed insistenza, come si fa in questa Basilica ogni sera da più di un anno,
attendiamo la buona notizia della loro liberazione.
Porto il saluto di Sua Santità il Patriarca Ignatios Ephrem II, che in queste ore è nel nord
dell’Iraq per sostenere con la sua presenza i cristiani e la popolazione che vive un tempo difficile.
Tutti i siriani soffrono, tra loro tanti cristiani. Molti sono costretti a lasciare la loro terra.
Tutto il popolo è spaventato, non ha da mangiare, non ha più un tetto, non ha lavoro.
Milioni di uomini, donne, bambini, sono dovuti fuggire dalle loro case. L’assedio che la
città di Aleppo ha subito, la fame e la sete che i suoi abitanti hanno sofferto, la minaccia
alla propria vita che essi hanno sperimentato per mesi, sono il simbolo della notte in cui
è piombato tutto il paese.
Faccio un appello per Aleppo! “Quanto resta della notte?”, ci chiediamo con Isaia ....
Noi credenti non ci rassegniamo al buio del male. Non siamo gente della rassegnazione
o della disperazione. I cristiani sono il popolo della fede e della speranza.
La speranza non delude. Lo abbiamo visto a settembre, quando quello che sembrava
un destino,di altra guerra e di altre morti, è stato cambiato dall’iniziativa che Lei,
Santità, ha promosso. La preghiera unanime di tanti ha mutato il corso della storia.
Ma lo sentiamo anche oggi. Ogni volta che ascolto il richiamo alla preghiera del muezzin
e poco dopo le campane delle nostre chiese, allora sono sicuro che la Siria della pace
e dellaconvivenza tornerà ad esistere.
Anche di fronte a uno scenario tragico e bloccato la preghiera disegna un orizzonte diverso,
di speranza e di salvezza. Ma si deve fare di più per la pace!
La gente muore: più di 160.000 mila persone hanno perso la vita. Il popolo soffre troppo.
Chiedo ancora a Lei e a tutti voi di ricordare la Siria e il suo popolo nelle vostre preghiere.
© santegidio.org - 14 giugno 2014