Regole certe per le chiese in Egitto

chiesa-copta-egittoIL CAIRO, 19. «Nei giorni scorsi i rappresentanti delegati delle diverse Chiese si sono riuniti con i funzionari del ministero della Giustizia e hanno iniziato a delineare proposte concrete per sciogliere tutti i problemi relativi alla costruzione delle chiese che hanno segnato anche gli anni in cui era al potere Mubarak». Sono parole che fanno trasparire soddisfazione e speranza quelle del vescovo di Minya dei Copti, Botros Fahim Awad Hanna, che all’agenzia Fides ha annunciato l’inizio dei lavori della commissione istruttoria chiamata a esaminare il disegno di legge teso a regolamentare e garantire, con procedure giuridiche chiare, la costruzione di chiese e luoghi di culto cristiani sul territorio egiziano.
Della commissione fa parte, come rappresentante cattolico, l’avvocato copto Jamil Halim. In questa fase istruttoria, l’o rg a n i -smo ha il compito di elaborare proposte concrete che verranno vagliate dai responsabili delle diverse Chiese e comunità cristiane per poi essere sottoposte, forse già entro il mese di agosto, al ministro della Giustizia pro tempore Ibrahim el-Huneidi. L’obiettivo è quello di stabilire, per le chiese, gli stessi requisiti previsti per la costruzione degli edifici privati, a partire dall’assenza di contese proprietarie sulla terra dove sorgeranno i luoghi di culto. Con ogni probabilità — riferisce Fides — le nuove chiese dovranno essere costruite a una distanza minima di 500 metri da moschee e da altri luoghi di culto preesistenti, per evitare complicazioni nella co-gestione degli spazi urbani, soprattutto in quartieri ad alta densità abitativa. La cubatura dei nuovi edifici di culto, da 300 a 2.000 metri quadrati, dovrà essere calibrata secondo criteri oggettivi definiti dal contesto, evitando a esempio di presentare progetti di chiese molto grandi per aree in cui risiedono poche famiglie cristiane. Inoltre si proverà a stabilire anche un periodo entro cui richiedere la sanatoria edilizia per luoghi di culto sorti senza le necessarie licenze. Nell’ottobre 2013 l’Egitto ha abolito il regime delle autorizzazioni presidenziali per l’apertura delle nuove chiese, grazie a una norma approvata dal Comitato dei cinquanta, il gruppo di esperti che ha riscritto la Costituzione. Ora basta dunque una richiesta di concessione edilizia, come avviene per le moschee. Una decisione sollecitata da tempo dai copti, che dall’epoca della presidenza di Hosni Mubarak hanno dovuto fare i conti con attese di anni per ottenere questo tipo di permesso. Su quanto tortuoso fosse l’iter per poter costruire una nuova chiesa in un Paese dove i cristiani sono una percentuale significativa della popolazione (almeno il 10 per cento secondo le ultime stime), è emblematico il caso della chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Nuova Nubaria, nel governatorato di Beheira: il via libera arrivò, nel giugno 2013, dopo un’attesa durata ben diciassette anni. La legislazione in vigore in Egitto, che risaliva al 1934 e si ispirava a un editto ottomano del 1856, fissava una decina di condizioni che frapponevano ostacoli quasi invalicabili per la costruzione di nuove chiese. Una volta rispettate queste condizioni, partiva il lungo iter burocratico che culminava con la firma del presidente della Repubblica. Nel frattempo potevano sorgere moschee vicine al terreno identificato per costruire la chiesa, per cui si cadeva in un altro divieto. Nel dicembre 2005, Mubarak trasferì ai governatori locali la prerogativa di autorizzare il restauro dei luoghi di culto cristiani, agevolando successivamente la riforma. L’inizio dei lavori della commissione istruttoria è solo uno dei segnali positivi emersi con il nuovo corso egiziano. L’8 giugno, nel discorso alla nazione pronunciato in occasione del suo giuramento, il presidente della Repubblica egiziana, Abdel Fattah al-Sisi, ha reso omaggio al ruolo svolto dalla Chiesa copta nel passato e nel presente del Paese arabo. Come riferito all’agenzia Fides dal vescovo di Guizeh dei Copti, Antonios Aziz Mina, il nuovo capo dello Stato ha detto che la Chiesa ha ricoperto un ruolo saliente nella storia dell’Egitto e ha dato un contributo innegabile alla salvaguardia dell’unità nazionale, fronteggiando coloro che «fomentavano i conflitti all’interno del popolo egiziano». Al-Sisi ha dichiarato inoltre che la Chiesa, insieme all’università sunnita di al-Azhar, può dare un contributo prezioso per «liberare il discorso religioso dalle strumentalizzazioni che ha subito negli ultimi anni». Quel giorno, il patriarca copto ortodosso, Tawadros II, e l’imam di al-Azhar, Ahmed alTayyeb, sono stati invitati tra le massime autorità del Paese alla cerimonia di giuramento del nuovo presidente, avvenuta nel palazzo della Corte costituzionale. Anche durante il discorso serale alla nazione, il protocollo ha riservato al patriarca Tawadros e all’imam al-Tayyeb (seduti l’uno accanto all’altro) posti di particolare riguardo.