Centrato da un missile il convento francescano di Yacoubieh in Siria
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- Creato: 22 Luglio 2014
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DAMASCO, 22. Un missile lanciato da un aereo ha colpito il convento francescano di Yacoubieh, un villaggio poco distante dai confini con la Turchia, situato nella vallata del fiume Oronte, nella Siria nord occidentale. Ne dà notizia il sito in rete terrasanta.net, sottolineando che l’edificio dei frati minori della Custodia di Terra Santa ha subito danni molto gravi, anche se non vi sono state vittime tra i religiosi che si trovavano all’interno. Sull’episodio, il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, riferisce che padre Dhiya Azziz, un religioso che si trovava nel convento, ha riportato solo qualche ferita alla testa. «Provvidenzialmente quando il missile è arrivato il frate non era nella sua stanza, che è andata completamente distrutta», ha dichiarato padre Pizzaballa, che rinnova l’invito a continuare a pregare per la pace in Siria e in tutto il Medio Oriente. Nonostante le distruzioni provocate della guerra e il clima di paura che si respira tra la popolazione, lo stesso sito della Custodia di Terra Santa sottolinea come in Siria restino comunque sempre possibili piccoli gesti di solidarietà e amicizia compiuti da credenti di fede diverse. Ne dà testimonianza padre Firas Lutfi, un altro frate siriano della Custodia che in questo periodo vive a Damasco. «Nelle ultime settimane — racconta — Aleppo sta vivendo una gravissima emergenza idrica. Le persone sono costrette, a volte, a file di molte ore per riempire le taniche di acqua da bere o con cui lavarsi. Nei nostri conventi abbiamo la fortuna di avere dei pozzi e per questo distribuiamo acqua a tutti, cristiani e musulmani, senza distinzioni. Un giorno, quando ormai avevamo finito di distribuire l’acqua, è arrivato un anziano chiedendomene ancora. Era un musulmano ed era venuto, nonostante la fatica e l’ora, non per sé ma per la sua vicina di casa, cristiana e malata». Sempre padre Firas cita un altro episodio: «In un’altra occasione, qui nella capitale, mi trovavo nella casa di una signora cristiana morta da poco, chiamato dai suoi parenti e amici a pregare con loro. Terminata la preghiera, quando stavo per uscire mi ha fermato un uomo. Ho capito subito, da come parlava, che era un musulmano. Era emozionato e piangeva. Mi ha detto che aveva pregato per l'anima della defunta con due “s u re ” dal Corano e mi ha chiesto se Dio avrebbe accettato la sua preghiera per questa anima così buona. Gli ho chiesto: «Perché hai pregato per lei?». Mi ha risposto che la defunta si era presa cura dei suoi nipoti e li aveva sfamati. Le figlie dell’uomo, infatti, erano rimaste vedove a causa della guerra, erano arrivate a Damasco come profughe e avevano trovato una sistemazione solo nel quartiere cristiano avendo la solidarietà insperata della donna. Poi l’ho rivisto in chiesa per il funerale insieme alle sue due figlie».
© Osservatore Romano - 23 luglio 2014