Si cercano soluzioni in difesa dei cristiani iracheni
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- Creato: 25 Luglio 2014
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E stamane è giunta la notizia, riportata da fonti locali, che i qaedisti haanno distrutto a Mosul la moschea intitolata al profeta Giona, considerata uno dei più importanti monumenti storici e religiosi, e luogo di pellegrinaggio di musulmani, sia sunniti sia sciiti. L’Iraq intanto ha un nuovo presidente: è il curdo Fouad Masum. È stato eletto con 211 voti a favore, diciassette i voti contrari. Ora Massoum, che succede a Jalal Talabani, dovrà assegnare l’incarico di formare il Governo a un nuovo primo ministro. L’attuale, lo sciita Nouri Al Maliki, la cui coalizione ha vinto le elezioni legislative svoltesi il 30 aprile scorso, si è candidato per un terzo mandato. Tuttavia all’interno della sua stessa coalizione vi sono delle riserve in merito. Senza poi contare la netta opposizione dei sunniti a questa prospettiva. Il vice presidente statunitense, Joe Biden, ha avuto un colloquio telefonico con il neo presidente iracheno. In una nota della Casa Bianca si informa che Biden e Massoum hanno concordato sulla necessità per gli iracheni di rimanere uniti per affrontare la minaccia costituita dai miliziani dell’Is e, nello stesso tempo, di formare un nuovo Governo il prima possibile: un Esecutivo che comprenda tutte le componenti politiche del Paese e per questo motivo veramente rappresentativo delle diverse istanze della popolazione. Durante il colloquio telefonico, riferisce sempre la nota diffusa dalla Casa Bianca, Massoum ha sottolineato l’imp ortanza di restaurare la fiducia fra tutte le comunità in Iraq e di continuare a rinsaldare le relazioni tra Baghdad e i Paesi della regione. Dal canto suo Biden ha ribadito al neo presidente che gli Stati Uniti restano impegnati ad assistere l’Iraq. Ieri il ministero degli Esteri iraniano ha definito un «passo positivo» l’elezione del nuovo presidente iracheno. La portavoce del ministero, Marzieh Afkham, citata dall’agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna, ha ribadito «il sostegno di Teheran alla lotta che sta conducendo Baghdad contro il terrorismo». Ma le violenze, intanto, non danno tregua. Ieri quindici persone sono morte e più di quaranta sono rimaste ferite in due attacchi dinamitardi compiuti nel centro di Baghdad.
© Osservatore Romano - 26 luglio 2014