Israele si ritira da Gaza
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- Creato: 05 Agosto 2014
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TEL AVIV, 5. Dopo ventotto giorni di sangue, è stato raggiunto un accordo di massima tra Israele e Hamas per una tregua di 72 ore nella Striscia di Gaza. Il cessate il fuoco è scattato questa mattina. L’esercito israeliano ha ritirato tutte le sue truppe dal territorio. Secondo un portavoce militare, «sulla base delle direttive del Governo l’esercito israeliano è stato ridispiegato al di fuori della Striscia di Gaza su posizioni difensive con l’inizio del cessate il fuoco». Ciò nonostante, Tsahal ha assicurato che reagirà a ogni eventuale attacco da parte di Hamas. Pochi minuti prima dell’inizio della nuova tregua, alcuni razzi sono stati lanciati dal territorio palestinese contro una decina di località israeliane; l’aviazione israeliana ha risposto con una serie di raid. Ieri pomeriggio un responsabile egiziano aveva annunciato che «i contatti dell’Egitto con le parti in causa hanno permesso di ottenere una tregua a Gaza» e che già oggi delegazioni di Hamas e Israele si sarebbero recate al Cairo «per negoziati più ampi». Poco dopo è arrivata la conferma ufficiale da entrambe le parti.I rappresentanti dell’Olp (l’o rg a n i z -zazione per la liberazione della Palestina, di cui Al Fatah, il partito del presidente Mahmoud Abbas, è la forza maggioritaria) ha parlato di «sviluppi positivi». Sulla stessa linea le altre fazioni palestinesi, che però hanno ribadito la necessità di una completa cessazione delle attività militari israeliane e la fine del blocco sulla Striscia. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, e gli Stati uniti hanno accolto con soddisfazione la notizia della tregua. Ban Ki-moon ha chiesto a Israele e ad Hamas di impegnarsi «in negoziati al Cairo per giungere a un cessate il fuoco duraturo, trattando i problemi che sono all’origine del conflitto». Il segretario ha quindi garantito il «pieno sostegno» dell’Onu ai negoziati, «l’unica strada per fermare le violenze che sono costate troppe vite». La Casa Bianca, a sua volta, ha definito la tregua «un’iniziativa importante», a cui ha garantito «pieno sostegno». L’obiettivo è «un cessate il fuoco duraturo: Hamas deve ora dimostrare che rispetterà l’impegno» ha spiegato il gabinetto di politica estera del presidente Barack Obama. Sul fronte militare, ieri Israele e Hamas sono tornati ad accusarsi reciprocamente di aver violato la precedente, breve tregua umanitaria entrata in vigore alle dieci di mattina. Hamas ha dichiarato che i caccia israeliani avrebbero attaccato il campo profughi di Shati a Gaza, causando anche la morte di una bambina di otto anni; un portavoce dell’esercito ha negato che questi attacchi abbiano avuto luogo. Il portavoce, tuttavia, ha a sua volta accusato Hamas di nuovi lanci di razzi contro località israeliane nel Neghev. Gli ordigni che hanno raggiunto il territorio di Israele fino a ieri sera — sempre secondo il portavoce militare — sono stati in tutto 63, più altri cinque intercettati dall’I ro n Dome, il sistema antimissile. Secondo fonti israeliane, l’obiettivo proclamato dal Governo Netanyahu, quello di distruggere i tunnel sotterranei che collegano Gaza a Israele, sarebbe stato raggiunto. Inoltre, lo Shin Bet — i servizi segreti israeliani interni — ha reso noto che uno dei massimi esponenti della Jihad islamica a Gaza, Danyal Mansur, è stato ucciso. Nonostante ciò il premier Netanyahu ha annunciato che le operazioni militari andranno avanti «fino a quando non sarà ristabilita la calma e la sicurezza». Hamas e le organizzazioni del terrore — ha aggiunto Netanyahu — «sono state colpite in modo pesante; non abbiamo intenzione di danneggiare i re -sidenti di Gaza, ma è Hamas che li sta danneggiando, anche impedendo che siano portati aiuti umanitari». Il minis t ro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, ha proposto di affidare la Striscia al controllo di una forza internazionale. Sul terreno, la situazione resta tesissima. La breve tregua umanitaria di ieri ha portato solo un lieve sollievo: i morti hanno superato il numero di 1800 con oltre novemila feriti e circa 285.000 sfollati solo nei rifugi dell’Unrwa, l’agenzia Onu che protegge i diritti dei palestinesi. Sono quasi 400 i bambini uccisi negli scontri, ha riferito sempre l’Onu. Tremila le abitazioni distrutte nella Striscia. Sul fronte opposto, gli israeliani che hanno perso la vita sono 66, di cui 64 militari. E la tensione è palpabile anche in Israele: ieri due attentati hanno riportato a Gerusalemme l’incubo terrorismo. Nel primo un trattore si è scagliato contro un autobus: un civile israeliano e uno degli attentatori palestinesi sono rimasti uccisi. Nel secondo un soldato israeliano è stato ferito in modo grave da colpi di arma da fuoco mentre sostava su un marciapiede. E anche a Tel Aviv è scattato l’allarme per un presunto attentato nel porto della città israeliana.
© Osservatore Romano - 6 agosto 2014