Dovere morale salvare i fedeli perseguitati in Iraq
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- Creato: 08 Agosto 2014
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In tutto il mondo si moltiplicano gli appelli alla preghiera ma anche ad atti concreti di solidarietà o che pongano fine alla violenta persecuzione dei cristiani in Iraq. Sconcerto e preoccupazione per la notizia dei circa centomila fedeli, costretti ad abbandonare precipitosamente le loro abitazioni, spogliati di tutto e minacciati di morte, sono stati espressi anche dal World Council of Churches (Wcc), che giovedì ha diffuso una lettera aperta. Nel documento si chiede a tutte le comunità una forte mobilitazione.Isabel Apawo Phiri, membro dell’esecutivo del Wcc, e attualmente facente funzioni di segretario generale, ha reso noto anche di essersi rivolta al segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon per chiedergli che venga assicurata la «protezione fisica di tutte le persone in Iraq e sostegno per il rispetto di loro diritti umani, inclusa la libertà religiosa». Chiese e proprietà che appartengono a comunità religiose, ha ricordato Phiri, «sono state dissacrate e distrutte dall’Is e antichi manoscritti sono stati bruciati nel tentativo di attaccare il credo religioso delle persone». Phiri ha invitato i membri del Wcc a pregare e attuare iniziative per ricomporre «queste comunità lacerate». Anche i vescovi della Chiesa d’Inghilterra hanno espresso la loro vicinanza ai cristiani iracheni, chiedendo al Governo di Londra di offrire asilo a quanti fuggono dalle violenze. Secondo i presuli anglicani la Gran Bretagna ha il «dovere morale» di accoglierli, anche per il ruolo che Downing Street ebbe nel 2003 nell’invasione dell’Iraq. «Mancheremmo ai nostri obblighi se non offrissimo loro un rifugio: poiché siamo intervenuti così pesantemente e intensamente in Iraq, qui in Gran Bretagna abbiamo, più di altre nazioni, un dovere morale», ha detto al periodico «The Observer» il vescovo di Manchester, David Walker. E John Inge, vescovo di Worcester, ha aggiunto: «Sarei davvero irritato se il governo rifiutasse di fare qualcosa. La situazione in Iraq è assolutamente tragica. Mi sentirei davvero a disagio con i miei valori se il governo non facesse nulla». Anche per il vescovo di Leeds, Nick Baines, «il governo non può rimanere in silenzio». Mentre associazioni cattoliche e diocesi soprattutto europee si stanno organizzando per accogliere i profughi, la priorità rimane comunque l’aiuto locale, nei luoghi dove la persecuzione anticristiana sta assumendo i contorni della tragedia umanitaria. E qualche segnale di speranza continua comunque ad arrivare dallo stesso Iraq. All’insegna dello slogan «Non c'è Iraq senza cristiani», martedì sera la parro cchia di san Giorgio a Baghdad ha ospitato un momento di incontro e di condivisione in occasione della festa della Trasfigurazione del Signore, che quest’anno ha coinciso con la celebrazione della giornata mondiale di preghiera per l’Iraq. Numerosi esponenti della società civile musulmana, funzionari dell’amministrazione della capitale e delle cittadine limitrofe, personalità cristiane e semplici fedeli — riferisce l’agenzia AsiaNews — si sono riuniti in chiesa, pregando per la pace e rilanciando il desiderio di «unità e solidarietà» per il Paese. Durante la cerimonia una particolare preghiera è stata fatta per i cristiani di Mosul, le prime vittime dell’avanzata delle milizie dello Stato islamico.
© Osservatore Romano - 9 agosto 2014