Il vescovo caldeo Warduni sul tema della prossima Giornata della pace
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- Creato: 23 Agosto 2014
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BAGHDAD, 23. «Un tema importante non solo per l’Iraq ma per il mondo intero. Il mondo sta andando verso la schiavitù. Una nuova schiavitù della materia, del denaro, del potere, del sesso, del relativismo etico che allontana da Dio per trasformare l’uomo stesso in Dio. Siamo schiavi delle divisioni, degli interessi personali, della guerra che scoppia a ogni crisi». Così Shlemon Warduni, vescovo di curia di Babilonia dei Caldei, commenta il tema della quarantottesima Giornata mondiale della pace, «Non più schiavi, ma fratelli», che sarà celebrata il 1° gennaio prossimo.Si tratta di una scelta — afferma il presule che è anche presidente di Caritas Iraq — che, soprattutto in un contesto difficile e tormentato come quello iracheno, «ci permette di riflettere sul valore della dignità delle persone e ripropone il tema della libertà come annuncia il Vangelo: se ci avviciniamo a Dio diventiamo liberi dall’egoismo, dagli interessi personali. Liberi dalle schiavitù del mondo di oggi». In Iraq «viviamo sulla nostra pelle queste schiavitù, qui — denuncia all’agenzia Sir monsignor Warduni — invece di parlare di libertà religiosa si subisce la schiavitù religiosa. I fondamentalisti vogliono con la forza farci convertire all’islam; penso alle donne yazide rapite che vengono vendute nei mercati come fossero bestie. E ci sono persone rapite nelle loro mani di cui non si hanno notizie». Di qui il senso di alcune domande: «Questi estremisti parlano di morale, ma quale morale, quale? È morale rapire una donna o una bambina e venderle al mercato? È morale essere obbligati a lasciare ogni cosa e fuggire? È morale pagare la tassa di protezione? Chi sono costoro che in nome della religione fanno schiave altre persone? Quale religione consente questa aberrazione?», dice amareggiato il presule caldeo, che ringrazia Papa Francesco per avere inviato nei giorni scorsi il cardinale Fernando Filoni in Iraq come suo inviato personale. «Sono stato con il cardinale dal suo arrivo alla partenza. Il porporato ha visto tutta la tragicità di quanto sta accadendo in Iraq in queste settimane, ha visto bambini dormire sulla terra, mamme piangere. Ha visto yazidi implorare benedizioni e difesa. Loro — dicevano — non hanno una voce autorevole come il Papa, per questo chiedevano al cardinale di far conoscere al mondo la loro sofferenza e l’inviato personale del Pontefice ha risposto che avrebbe difeso i diritti non solo dei cristiani ma di tutte le minoranze perseguitate. Il cardinale ha riportato la nostra tragedia al Papa. È urgente — conclude il vescovo — riportare Dio nella società».
© Osservatore Romano - 24 agosto 2014