Contro il dolore del silenzio
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- Creato: 28 Agosto 2014
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BKERKÉ, 28. La denuncia della persecuzione dei cristiani nel mondo, la fine degli incitamenti al fondamentalismo islamico, il sostegno alla presenza cristiana nel Vicino Oriente al fine di proteggere contestualmente la coesistenza fra le religioni, un’azione efficace e urgente per liberare le città della Piana di Ninive, un più generale appello alle autorità internazionali affinché compiano ogni sforzo utile a lenire la sofferenza di migliaia e migliaia di persone, specialmente in Iraq, costrette a fuggire dalle loro case e a rifugiarsi nei campi profughi: sono alcuni dei punti contenuti nel comunicato finale diffuso mercoledì al termine dell’incontro fra i patriarchi d’Oriente e gli ambasciatori in Libano dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito e Francia), svoltosi a Bkerké, in Libano, nella sede del patriarcato di Antiochia dei Maro n i t i .Il vertice — riferisce AsiaNews — è parte dell’impegno che i rappresentanti delle Chiese stanno attuando per preservare il ruolo dei cristiani in Iraq, dove lo Stato islamico sta schiacciando le minoranze costringendo centinaia di migliaia di persone a fuggire. I patriarchi stanno preparando anche lettere da indirizzare ai Governi occidentali e del mondo arabo per spingerli a preservare il multiculturalismo della regione e la presenza dei cristiani. La settimana scorsa il patriarca di Antiochia dei Maroniti, cardinale Béchara Boutros Raï, ha visitato i profughi cristiani e yazidi a Erbil, in Kurdistan, e insieme al patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël I Sako, ha lanciato appelli alla comunità internazionale affinché «non resti a guardare il massacro». Secondo i leader religiosi, anche il ritardo nell’eleggere il presidente del Libano (che dovrebbe essere un cristiano) fa parte di questa campagna per cancellare il loro contributo alla società araba e mediorientale. Ieri a Bkerké erano presenti fra gli altri, oltre a Raï e a Sako, il patriarca greco ortodosso di Antiochia, Giovanni X Yazigi, il patriarca di Cilicia della Chiesa armena ortodossa, Aram I, il patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti, Gregorios III Laham, il patriarca di Antiochia dei Siri, Ignace Youssif III Younan, il patriarca di Antiochia della Chiesa siro ortodossa, Ignatius Ephrem II, e il patriarca di Cilicia degli Armeni, Nerses Bedros XIXTarmouni. Ha partecipato alla riunione anche il nunzio apostolico in Libano, arcivescovo Gabriele Giordano Caccia. «È ormai noto e documentato — si legge nel comunicato finale — che l’attacco ai cristiani nel mondo di oggi mette a repentaglio la loro presenza in molte nazioni, specialmente nel mondo arabo e in particolare in Egitto, Siria e Iraq», dove i cristiani «subiscono aggressioni, crimini efferati e l’umiliazione della migrazione forzata dai loro Paesi d’origine, dove vivono da duemila anni, privando le comunità della loro ricchezza umana e culturale. Questo è molto doloroso ma ancora più doloroso è rimanere in silenzio davanti a ciò che sta accadendo, l’assenza di una presa di posizione da parte delle autorità, in particolare delle autorità islamiche». I patriarchi esprimono anche il loro ringraziamento per tutti coloro che nella regione del Kurdistan iracheno hanno aperto case, chiese, giardini, scuole, campi per dare una mano materiale, umana e spirituale ai profughi. «Chiediamo alla comunità internazionale con urgenza — si legge nella nota — di lavorare sodo, con l’inverno alle porte, per aiutare gli sfollati a frequentare scuole e università, a tornare nelle loro case liberate, a rimpossessarsi della propria dignità, a vedere garantiti diritti e sicurezza, in virtù della loro cittadinanza».
© Osservatore Romano - 29 agosto 2014