Miseria e prostituzione effetti della guerra in Siria
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- Creato: 25 Settembre 2014
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ALEPPO, 25. È la miseria la principale conseguenza della guerra in Siria. Una miseria che non ha confini religiosi («donne cristiane e musulmane arrivano insieme a chiedere aiuto nei nostri centri Caritas, con dignità e rispetto»), che sta portando «a una trasformazione della visione generale della società» e al fenomeno, sempre più esteso, della prostituzione femminile e maschile. A raccontarlo — in un’intervista a Terrasanta.net — è il vescovo di Alep dei Caldei, Antoine Audo, gesuita, presidente della Caritas lo cale. «Oggi in Siria tutti siamo diventati poveri. In questa situazione di povertà, però, la componente cristiana ha maggiori difese: i cristiani possono contare infatti su famiglie forti, sulla Chiesa, su una tradizione educativa e, alla fine, anche su contatti di famigliari e amici che si sono stabiliti all’estero, per emigrare. Invece per i musulmani la situazione è più difficile». Monsignor Audo, da Roma, dove ha partecipato all’incontro organizzato da Caritas Internationalis sulle emergenze nel Vicino Oriente, spiega che, nonostante la situazione, Caritas Siria è attiva in tutto il Paese: «In ogni regione abbiamo centri con gruppi formati per realizzare programmi di assistenza. Oggi l’aiuto fondamentale che portiamo è quello alimentare, perché tutti i siriani sono divenuti poveri e hanno bisogno di mangiare. Poi c’è l’assistenza medica, soprattutto per le operazioni chirurgiche, che costano molto. Terzo punto: la scolarità per bambini e giovani. Quarto, tutto ciò che riguarda gli anziani. Spostarsi nelle regioni dove c’è lo Stato islamico oggi non è sicuro. Anche ad Aleppo, ad esempio, nelle periferie ci sono aree in mano ai fondamentalisti». Qualche tempo fa, per una festa musulmana, è stato realizzato un programma di aiuto mandando vestiti per duemila bambini bisognosi. «Il giorno dopo — racconta il vescovo di Alep dei Caldei — più di cinquanta persone, famiglie, bambini e genitori, tutti insieme, per riconoscenza sono venuti a trovarmi alla mia residenza con un autobus, vestiti a festa. Abbiamo fatto un piccolo rinfresco per i bambini, fotografie insieme. È stata una cosa molto bella. Per me questa è la Siria: sono musulmani, sono sunniti, è gente degna, capace di vivere, non mancano di educazione. Ben diversi da chi usa la religione per distruggere». C’è poi l’altra faccia della medaglia, una povertà diffusa, degradante: «Sta diventando palese il fenomeno della prostituzione, nei giardini, nelle piazze, nella città universitaria. Così generalizzato è una cosa inedita e dipende dalla situazione attuale».
© Osservatore Romano - 26 settembre 2014