Non assuefarsi alla violenza
- Dettagli
- Creato: 16 Gennaio 2015
- Hits: 1137
«Il cumulo di notizie e di immagini di attentati, distruzioni, uccisioni e rapimenti, i volti dei bambini, degli anziani e degli altri esuli accampati nelle chiese, nelle scuole o nei campi profughi — ha detto il porporato durante la celebrazione — ci ha forse spinto a dire, talvolta: ma potrà sul serio finire?». Sarebbe ancora più grave, ha sottolineato, «se, nonostante le mille dichiarazioni di intenti, ci fosse un tacito accordo di alcune forze perché il Medio oriente non possa essere più patria per i cristiani». O ancora peggio, che «il dramma debba continuare, perché su ogni dramma c’è chi guadagna, dal trafficante di armi, a quello di materie prime, fino al più bieco trafficante di persone umane, donne e bambini». Nella vicenda di Abramo, Dio ha risposto in due modi, ha detto il cardinale riferendosi all’episodio delle querce di Mamre proposto nella lettura del libro della Genesi (18, 1-21). Prima di tutto, «con l’annuncio della vita e di una discendenza, che vivrà la fedeltà all’alleanza, con la nascita di Isacco». Ma, ha fatto notare, non possiamo dimenticare «l’a l t re t t a n ta chiara affermazione: “il grido di Sodoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!”». Anche ai giorni nostri quel grido continua a salire fino a Dio e proviene da tanti innocenti, «non solo in Medio oriente; pensiamo alle altre vittime del terrorismo e della violenza, ai morti della Nigeria, a quelli del Messico». Il cardinale ha quindi auspicato che la vittoria di Dio sia costituita «qui in terra dalla conversione dei cuori di quanti operano il male, mentre restiamo certi che il giudizio della storia è nelle sue mani soltanto, e chi ha osato sfigurare l’umanità da lui creata ed amata a lui dovrà rispondere nell’ultimo giudizio». «In questa veglia, insieme al Santo Padre e a tutta la Chiesa di Roma e universale, agli altri fedeli cristiani — ha affermato il porporato — come Abramo di fronte all’agire di Dio vogliamo farci instancabili intercessori», così da unire «i nostri cuori e le nostre labbra con quanti sono in Siria e in Iraq, con particolare pensiero ai vescovi, ai sacerdoti e agli altri rapiti». Il cardinale non ha mancato di evidenziare «la povertà multiforme» causata dalle «vicende dolorose e le violenze» che continuano nei due Paesi. E ha invitato a raccogliersi ancora una volta «per pregare il Signore: vorrei — ha detto — che tutti, alla luce di Cristo Signore, guardassimo i volti gli uni degli altri». Per questo, «ciascuno si senta chiamato a rappresentare i propri fratelli e sorelle che soffrono, sono stati cacciati dalle loro case, vivono ogni giorno nell’incubo di una stolta e cieca violenza, supplicano e invocano». Insieme, però, «con il proprio impegno di conversione personale», per farsi carico anche «del male e di chi lo compie, perché il loro cuore indurito possa aprirsi al ravvedimento, a una nuova esperienza di umanità, a una religiosità autentica che non uccide e perseguita, ma insegue e promuove il bene dell’altro, anche se diverso». Il cardinale ha ringraziato in particolare la comunità diocesana di Roma, «la diocesi del Papa, che seguendo fedelmente l’esempio del Pastore, mentre non rinuncia ad affrontare le molteplici sfide a livello ecclesiale e sociale, non smette di esprimere, attraverso la preghiera e la carità, la sollecitudine per tutte le Chiese, particolarmente le più sofferenti e p ro v a t e » .
© Osservatore Romano - 17 gennaio 2015