Solidali con i profughi iracheni
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- Creato: 22 Aprile 2015
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ROMA, 22. Passato il clamore mediatico dettato dall’emergenza occorre che su tante situazioni drammatiche, come quella dei profughi iracheni, non scenda la sorda cappa del silenzio e dell’indifferenza. È quanto ha detto il vescovo segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), Nunzio Galantino, in conclusione del seminario promosso questa mattina a Roma dalla Caritas e da una rete di organizzazioni cattoliche per rilanciare, in occasione della Giornata mondiale della Terra, la campagna «Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito n o s t ro » . Ricordando la missione umanitaria compiuta nei mesi scorsi a Erbil, nel Kurdistan iracheno, per portare soccorso ai profughi messi in fuga dai miliziani del cosiddetto Stato islamico, monsignor Galantino ha ricordato di aver trovato lì «una Chiesa che è in prima linea nell’accoglienza e nella gestione dell’e m e rg e n z a , con un servizio che le è riconosciuto da tutti» e con i parroci «che hanno seguito le loro comunità anche nell’esilio e ora spendono le loro giornate tra tende e box di fortuna». Emerge però adesso la «preoccupazione» che, «passata l’attenzione mediatica, scenda il silenzio su questa immane tragedia». Anche perché — ha detto il segretario generale della Cei — «le grandi istituzioni internazionali già si dicono non in grado di assicurare il cibo ai profughi per tutta la durata dell’emergenza». Di qui l’invito a «non far mancare da parte nostra anche un sostegno immediato» attraverso il gemellaggio lanciato dalla Caritas tra diocesi, parrocchie e famiglie italiane e irachene.
© Osservatore Romano - 23 aprile 2015