In Medio oriente una presenza da confermare

sako patriarcaIl patriarca di Babilonia dei Caldei in visita in Libano

BEIRUT, 28. «Confermare la presenza cristiana in Oriente, proteggere la sua identità, la sua terra e la sua storia». È l’esortazione che il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël Sako I, ha ribadito durante la visita di due giorni in Libano, nel corso della quale ha incontrato il vescovo di Beirut dei Caldei, monsignor Michel Kassarji, il patriarca siro-ortodosso Ignazio Efrem II e il patriarca siro-cattolico, Ignace Joseph III Younan.
Il patriarca Sako ha insistito sulla necessità per le Chiese cristiane d’O riente di unirsi e di adottare misure concrete. Ha inoltre lanciato un appello ai cristiani iracheni, esortandoli a «resistere», ad «aggrapparsi alla terra dei loro antenati». Durante un incontro con i giornalisti, il patriarca di Babilonia dei Caldei ha poi spiegato che lo scopo della visita in Libano è di rendere concreta la possibilità di una conferenza globale che riunisca i leader cristiani e di altre religioni e le forze politiche disponibili ad affrontare «la situazione dei cristiani vittime del conflitto tra sunniti e sciiti». La conferenza, dovrebbe avere come obiettivo di proteggere le Chiese affinché i cristiani possano rimanere nella loro terra migliorando la comunicazione e la convivenza con i musulmani in piena libertà e dignità. È in questo contesto che il patriarca Sako ha invitato i cristiani dell’Iraq a conservare la loro identità e la loro fede: «Speriamo di essere in grado di proteggere i loro diritti e che si possa emanare una Costituzione giusta verso tutti i cittadini indipendentemente dalla loro religione», perché il potere civile deve rispettare «tutte le religioni e non una in particolare, giacché l’identità deve essere nazionale e non confessionale». Vittime dell’odio religioso, i cristiani iracheni sono dovuti emigrare in massa e stanno affrontando gravi problemi economici e psicologici anche nei luoghi dove si sono rifugiati. «Hanno lasciato l’Iraq per il Libano o per altri Paesi — ha ricordato Sako — in maniera incontrollata, senza aver maturato a sufficienza la decisione di emigrare, senza conoscere la situazione o gli usi locali, i costumi, le lingue o le tradizioni di questi Paesi. Volevano riunirsi a parenti che li avevano consigliati di lasciare tutto, e si sono ritrovati in condizioni di estrema povertà». Questi rifugiati «hanno venduto tutti i loro averi per partire. Eppure avevano buoni salari nel loro Paese. Senza la Chiesa i cristiani dell’Iraq si sarebbero ritrovati ora nella miseria assoluta», ha spiegato il patriarca, sottolineando il grande contributo e gli aiuti di emergenza distribuiti alla comunità di rifugiati iracheni in Libano, in Giordania, in Turchia e l’assistenza ai cristiani della Siria. Un particolare ringraziamento è andato al vescovo caldeo di Beirut, che lotta quotidianamente per aiutare le 2.700 famiglie irachene rifugiatesi in Libano, nelle regioni di Rawda e Bourj Hammoud. «Ma non basta», ha avvertito il patriarca: «Abbiamo il dovere di ridare fiducia a queste persone. Molti di loro hanno visto le loro case bruciate o distrutte». Alle domande riguardo la situazione politica dell’area teatro dello scontro fra sciiti e sunniti e alle difficoltà in Libano, legate alla scelta del prossimo presidente, il patriarca Sako ha risposto osservando come «l’Occidente, preoccupato dei propri interessi, lascia fare e guarda, e non interviene per proteggere i diritti dei cristiani, dei musulmani, degli yazidi, dei credenti o di chi non lo è».

© Osservatore Romano - 29 aprile 2015