Umanità sfigurata
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- Creato: 02 Maggio 2015
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Uccidere e deportare è oggi «l'atteggiamento di tanti combattenti che imperversano tra l’Iraq e la Siria», i quali «credendo di compiere un atto di religione, sfigurano la propria dignità umana e quella di coloro che subiscono i loro oltraggi». Ma «dobbiamo dire con coraggio che questa non è e non può rimanere una condizione duratura: vogliamo confidare che nel profondo del cuore anche di ciascuno di loro, delle guide come dei militanti, possa agitarsi un sussulto che porti un giorno a riconoscere il proprio accecamento e a voler cambiare vita e a impegnarsi per costruire anziché per distruggere e annientare». Arrivato il 1º maggio a Baghdad, in Iraq, il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, ha subito alzato la voce in difesa dei perseguitati e nel ricordo dei martiri. Così nella divina liturgia concelebrata nella cattedrale caldea di San Giuseppe il porporato — dopo aver trasmesso la benedizione e l’incoraggiamento di Papa Francesco — ha ricordato «con dolore i tanti fratelli e sorelle cristiani di tutte le confessioni, come anche ogni altro uomo e donna, che negli ultimi mesi in Iraq sono stati sottoposti a inaudite violenze, molti fino alla morte». «Ringraziamo il Signore però — ha detto il porporato — perché la loro testimonianza ha parlato e parla ancora al cuore dell’uomo: è così anche per voi qui presenti, perché residenti a Baghdad o perché profughi trasferiti nella capitale, che questa sera siete venuti a celebrare la lode del Signore nonostante la vita sembra avervi tolto molto o tutto in questi mesi e in questi anni». La divina liturgia è stata concelebrata dal cardinale Sandri insieme al patriarca di Babilonia dei caldei, Louis Raphaël I Sako, ai vescovi ausiliari Warduni e Yaldo, all’a rc i v e - scovo siro cattolico Abba e al vescovo armeno Dabbaghian. In particolare, nel suo saluto iniziale, il patriarca Sako ha ricordato le ferite della Chiesa caldea, il martirio a cui è sottoposta e la sofferenza per la situazione di alcuni sacerdoti chiamati a rientrare in patria per sostenere la presenza dei fedeli in Medio oriente. La celebrazione è stata uno dei due momenti salienti del primo giorno della visita del cardinale Sandri in Iraq, insieme all’i n c o n t ro nella sede della nunziatura con la commissione interecclesiale per la stesura dei testi per l’insegnamento della religione cristiana nelle scuole. All’incontro in nunziatura erano presenti un rappresentante del ministero dell’Educazione, due rettori di università del Paese, e diversi componenti della commissione, appartenenti alla Chiesa cattolica (caldei, latini, siro-cattolici), siro-ortodossa, greco-ortodossa, assira dell’est, copta, armena, protestante: sacerdoti, religiosi e laici. Il Governo aveva chiesto ai vescovi del Paese di predisporre nuovi libri per l’insegnamento religioso cristiano nelle scuole ed è stato creato l’organismo che ha ultimato i lavori, presentandone i frutti al cardinale prefetto. E il porporato ha ringraziato per il lavoro svolto e per l’occasione di cooperazione ecumenica, di cui, del resto, gli stessi protagonisti si sono detti molto contenti. Riconoscenza è stata pure espressa al ministero dell’Educazione per l'apertura manifestata e per l’importanza attribuita al lavoro teso a offrire un’immagine autentica e completa della religione cristiana ai fedeli che se ne avvalgono. È stata condivisa l’opinione che l’attenzione all’aspetto formativo delle giovani generazioni contribuisca a mettere al riparo da ogni possibile deviazione della società ed è stato sottolineato l’apporto delle religioni alla costruzione del bene comune: proprio l’esempio di ascolto e collaborazione tra le diverse Chiese e confessioni cristiane può servire da esempio nel confronto con la società.
© Osservatore Romano - 3 maggio 2015