Bisogna fermare la guerra
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- Creato: 08 Maggio 2015
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BKERKÉ, 8. «Devono capire che è necessario fermare la crisi in Siria. La comunità internazionale deve smettere di alimentare la guerra e abbandonare il commercio delle armi. I leader politici devono mettere da parte l’orgoglio e sedersi attorno a un tavolo per trovare finalmente una soluzione»: è quanto chiede — attraverso una conversazione con la fondazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che soffre — il patriarca di Antiochia dei Maroniti, cardinale Béchara Boutros Raï, il quale sollecita associazioni e mezzi di informazione a favorire una maggiore conoscenza del dramma dei cristiani mediorientali, soprattutto tra i politici occidentali. «Cosa rimarrà del Libano e della nostra cultura?», si domanda ancora il porporato descrivendo le difficoltà e i pericoli legati alla presenza di oltre un milione e mezzo di siriani nel Paese dei cedri. Una percentuale altissima rispetto agli appena quattro milioni e mezzo di abitanti. Tale presenza non implica soltanto uno straordinario sforzo umanitario ma potrebbe avere importanti ripercussioni sui rapporti interreligiosi: «La maggioranza dei profughi è costituita da sunniti — spiega il patriarca — che potrebbero essere facilmente sfruttati dai loro correligionari libanesi». Il prelato ricorda l’esp erienza vissuta dal Libano nel 1970, quando la presenza dei rifugiati palestinesi innescò la guerra civile. Già allora i profughi palestinesi furono sostenuti dai sunniti locali. Nello scenario attuale le dinamiche diventano ancora più complesse: «Quando lo scorso anno — spiega il patriarca — vi è stato un primo scontro tra l’esercito libanese e lo Stato islamico, i militari sono stati attaccati dai sunniti libanesi. La presenza dei rifugiati è una bomba a orologeria pronta a esplodere. La guerra in Siria deve assolutamente finire, così che i profughi possano tornare nel proprio Paese». La presenza di queste persone in fuga dalla guerra ha pesanti ripercussioni anche in campo economico. «I profughi siriani hanno ovviamente bisogno di mangiare — afferma Raï — e così lavorano per un salario nettamente inferiore a quello dei libanesi. Analogamente i loro negozi hanno dimezzato i prezzi dei prodotti. Dinamiche, queste, che hanno indotto molti libanesi a emigrare». Anche la locale comunità cristiana soffre gravemente: «Molti fedeli stanno vendendo le loro proprietà per poi trasferirsi all’estero. Vi è il pericolo che il Medio oriente si svuoti totalmente di cristiani. E l’Occidente deve comprendere la gravità della situazione». Il patriarca osserva inoltre come dietro allo stallo politico si celino interessi economici, specie quelli legati al petrolio, e sottolinea la responsabilità delle nazioni arabe e occidentali nella creazione di gruppi jihadisti quali Al Qaeda, Al Nusra e Isis.
© Osservatore Romano - 9 maggio 2015