Otto secoli di missione domenicana a Mosul
- Dettagli
- Creato: 06 Giugno 2015
- Hits: 1859
di LUISA NIEDDU

Nel piano nobile del settecentesco Hôtel de Soubise a Parigi, sede degli Archives Nationales, è in corso dal 20 maggio (si concluderà il 24 agosto) un’esposizione dal titolo «Mésopotamie, carrefour des cultures: grandes heures e manuscrits ikaniens», allestita in occasione dell’VIII centenario della fondazione dell’Ordine dei domenicani o frati predicatori a Tolosa nel 1215. La rarità dei trenta manoscritti riuniti, in originale e facsimile, tra codici armeni, siriaci, caldei, e arabi, raccolti dai missionari domenicani e provenienti dalle più grandi collezioni pubbliche (Bibliothèque Nationale de France, Bibliothèque domenicane du Saulchoir, Archives Nationales, École biblique et archéologique française de Jérusalem e la Biblioteca apostolica vaticana) consente di accrescere la conoscenza riguardo all’importanza dell’evangelizzazione domenicana all’interno del dialogo culturale tra oriente e occidente. La mostra ripercorre otto secoli di missione domenicana, a partire dall’insediamento dell’ordine a Mosul, avviato con l’ambasceria in Mongolia del frate domenicano Andrea da Longjumeau, sotto il pontificato di Innocenzo IV (1245), ma offre anche l’occasione di presentare parte dell’inestimabile fondo, costituito da 809 manoscritti, confezionati tra il Tigri e l’Eufrate all’alba del cristianesimo, in un arco compreso tra il XIII e ilXX secolo.
Si tratta di un patrimonio librario d’eccezione, allargato a tutte le discipline del sapere tra agiografia, filosofia, teologia, spiritualità cristiana e islamica, astrologia, musica e raccolte di poesie arabe, di cui si componeva l’archivio dell’antico convento domenicano di Mosul, trasformato oggi in prigione, e trasferito l’estate scorsa, per ragioni di sicurezza, nella vicina Arbil, dove attualmente è accessibile. La selezione di codici esposta è il risultato di un paziente lavoro di anni di restauro e catalogazione, svolto in collaborazione con la Biblioteca apostolica vaticana, l’università Saint John’s Collegeville e il Centre Numérique des Manuscrits Orientaux. Il percorso espositivo si presenta articolato in quattro tappe, accompagnate da pannelli illustrativi che permettono di ammirare l’immenso valore storico e antiquario dei materiali eterogenei in mostra. Alle pionieristiche spedizioni archeologiche condotte nel Settecento e nell’Ottocento è dedicata proprio la prima sezione dell’esp osizione, con le eccezionali attestazioni archeologiche costituite da un gruppo di tavolette cuneiformi (secondo millennio prima dell’era cristiana) considerate la prima versione conosciuta del diluvio universale, oppure da una serie di amuleti sumeri, ottimamente conservati, in lapislazzulo, calcite rosa e steatite, del IV secolo prima dell’era cristiana. A partire dal 1750, con l’arrivo dei missionari domenicani italiani a Mosul comincia a profilarsi l’inestimabile raccolta libraria dei padri predicatori, composta di manoscritti miniati del XIII secolo e di testi a stampa, importati inizialmente da Roma. Tra gli esemplari di singolare pregio e bellezza, provenienti dal convento di NotreDame de l’Heure di Mosul, nelle vetrine di questa seconda fase, risalta il c o rp u s di sette codici in facsimile redatti in siriaco e arabo. Tra questi il mirabile manoscritto su carta, riccamente miniato con illustrazioni figurate a mezza pagina, intitolato Cycle des lectures des Évangiles des dimanches et fêtes célébrés, trascritto in siriacoorientale nel XVIII secolo, oppure i Commentari del filosofo Averroè (11261198) sul Poema della Medicina di Avicenna (1037), ricopiato nel 1784 dal diacono Giovanni, o infine il trattato di teologia detto “L i b ro della Perla” circa la verità della fede, compilato dal teologo siriano Abdisho bar Berikha nel secolo XIII, e ripreso su carta alla fine del XVIII secolo La penultima parte della mostra ripercorre l’origine della fondazione dell’Ordine dei predicatori dalla provincia di Tolosa, sotto il pontificato di Onorio III (12161227) fino all’arrivo dei padri domenicani francesi in Mesopotamia nell’O ttocento. Vengono rievocate così le opere delle figure cardine della storia della missione, come san Tommaso Apostolo, del quale viene esposta una placchetta di Limoges, di grandissima finezza, realizzata a smalto su rame dorato del XIII secolo (Musée du Petit Palais di Parigi), o l’eccezionale attestazione di una copia del Corano su carta, (fine XII inizio XIII secolo), compilata in arabo con annotazioni a bordo pagina in italiano, di cui si riconoscono due mani, una delle quali ritenuta del frate fiorentino Riccoldo da Montecroce (12431320), a testimonianza dello spirito ecumenico che animava il movimento domenicano sin dal basso medioevo. Particolare rilievo assume in questa fase la nascita della prima tipografia in Iraq, Marioni, impiantata dai francesi nel 1860, di cui vengono esposti alcuni esemplari di breviari siriaci stampati tra il 1886 1896. Considerato modello di civilizzazione urbana dell’antichità e culla della cultura scritta, l’Iraq divenne quindi veicolo di trasmissione tra la cultura araboislamica e la Chiesa d’occidente, nel cui processo i padri predicatori assunsero un ruolo fondamentale. Sotto il pontificato di Benedetto XIV (1750), la Chiesa di Roma intensificò la circolazione di manoscritti dalla Mesopotamia a Roma. Questa tappa della mostra pone in risalto l’opera filologica condotta dal libanese Giuseppe Assemani, (17391769), primo prefetto della Biblioteca vaticana e figura imprescindibile nella preservazione delle antiche lingue orientali, attraverso la traduzione di codici liturgici in siriaco. Il fascino generato dallo scambio osmotico tra oriente e occidente si esprime tenacemente attraverso alcuni straordinari esemplari di manoscritti in pergamena, inclusi nell’ultima sezione. Da menzionare una pregevole copia miniata su pergamena del Nuovo Testamento, lussuosamente decorata con fregi marginali in oro e porpora, compilata nel 1223 in un convento nelle montagne di Edessa. L’opera è conservata presso la Bibliothèque Nationale de France. Tra i codici offerti dalla Biblioteca apostolica vaticana, presenti in quest’ ultima sezione, ricordiamo infine l’antichissimo Discorso Metrico composto in occasione delle feste liturgiche dal teologo, poeta siro Narsai di Nisibi (507), trascritto nel 1918 a Mosul dal diacono Matteo figlio di Paolo, e il Missale Chaldaeorum seu Nestorianorum malabarìcorum.
© Osservatore Romano - 7 giugno 2015

Nel piano nobile del settecentesco Hôtel de Soubise a Parigi, sede degli Archives Nationales, è in corso dal 20 maggio (si concluderà il 24 agosto) un’esposizione dal titolo «Mésopotamie, carrefour des cultures: grandes heures e manuscrits ikaniens», allestita in occasione dell’VIII centenario della fondazione dell’Ordine dei domenicani o frati predicatori a Tolosa nel 1215. La rarità dei trenta manoscritti riuniti, in originale e facsimile, tra codici armeni, siriaci, caldei, e arabi, raccolti dai missionari domenicani e provenienti dalle più grandi collezioni pubbliche (Bibliothèque Nationale de France, Bibliothèque domenicane du Saulchoir, Archives Nationales, École biblique et archéologique française de Jérusalem e la Biblioteca apostolica vaticana) consente di accrescere la conoscenza riguardo all’importanza dell’evangelizzazione domenicana all’interno del dialogo culturale tra oriente e occidente. La mostra ripercorre otto secoli di missione domenicana, a partire dall’insediamento dell’ordine a Mosul, avviato con l’ambasceria in Mongolia del frate domenicano Andrea da Longjumeau, sotto il pontificato di Innocenzo IV (1245), ma offre anche l’occasione di presentare parte dell’inestimabile fondo, costituito da 809 manoscritti, confezionati tra il Tigri e l’Eufrate all’alba del cristianesimo, in un arco compreso tra il XIII e ilXX secolo.
Si tratta di un patrimonio librario d’eccezione, allargato a tutte le discipline del sapere tra agiografia, filosofia, teologia, spiritualità cristiana e islamica, astrologia, musica e raccolte di poesie arabe, di cui si componeva l’archivio dell’antico convento domenicano di Mosul, trasformato oggi in prigione, e trasferito l’estate scorsa, per ragioni di sicurezza, nella vicina Arbil, dove attualmente è accessibile. La selezione di codici esposta è il risultato di un paziente lavoro di anni di restauro e catalogazione, svolto in collaborazione con la Biblioteca apostolica vaticana, l’università Saint John’s Collegeville e il Centre Numérique des Manuscrits Orientaux. Il percorso espositivo si presenta articolato in quattro tappe, accompagnate da pannelli illustrativi che permettono di ammirare l’immenso valore storico e antiquario dei materiali eterogenei in mostra. Alle pionieristiche spedizioni archeologiche condotte nel Settecento e nell’Ottocento è dedicata proprio la prima sezione dell’esp osizione, con le eccezionali attestazioni archeologiche costituite da un gruppo di tavolette cuneiformi (secondo millennio prima dell’era cristiana) considerate la prima versione conosciuta del diluvio universale, oppure da una serie di amuleti sumeri, ottimamente conservati, in lapislazzulo, calcite rosa e steatite, del IV secolo prima dell’era cristiana. A partire dal 1750, con l’arrivo dei missionari domenicani italiani a Mosul comincia a profilarsi l’inestimabile raccolta libraria dei padri predicatori, composta di manoscritti miniati del XIII secolo e di testi a stampa, importati inizialmente da Roma. Tra gli esemplari di singolare pregio e bellezza, provenienti dal convento di NotreDame de l’Heure di Mosul, nelle vetrine di questa seconda fase, risalta il c o rp u s di sette codici in facsimile redatti in siriaco e arabo. Tra questi il mirabile manoscritto su carta, riccamente miniato con illustrazioni figurate a mezza pagina, intitolato Cycle des lectures des Évangiles des dimanches et fêtes célébrés, trascritto in siriacoorientale nel XVIII secolo, oppure i Commentari del filosofo Averroè (11261198) sul Poema della Medicina di Avicenna (1037), ricopiato nel 1784 dal diacono Giovanni, o infine il trattato di teologia detto “L i b ro della Perla” circa la verità della fede, compilato dal teologo siriano Abdisho bar Berikha nel secolo XIII, e ripreso su carta alla fine del XVIII secolo La penultima parte della mostra ripercorre l’origine della fondazione dell’Ordine dei predicatori dalla provincia di Tolosa, sotto il pontificato di Onorio III (12161227) fino all’arrivo dei padri domenicani francesi in Mesopotamia nell’O ttocento. Vengono rievocate così le opere delle figure cardine della storia della missione, come san Tommaso Apostolo, del quale viene esposta una placchetta di Limoges, di grandissima finezza, realizzata a smalto su rame dorato del XIII secolo (Musée du Petit Palais di Parigi), o l’eccezionale attestazione di una copia del Corano su carta, (fine XII inizio XIII secolo), compilata in arabo con annotazioni a bordo pagina in italiano, di cui si riconoscono due mani, una delle quali ritenuta del frate fiorentino Riccoldo da Montecroce (12431320), a testimonianza dello spirito ecumenico che animava il movimento domenicano sin dal basso medioevo. Particolare rilievo assume in questa fase la nascita della prima tipografia in Iraq, Marioni, impiantata dai francesi nel 1860, di cui vengono esposti alcuni esemplari di breviari siriaci stampati tra il 1886 1896. Considerato modello di civilizzazione urbana dell’antichità e culla della cultura scritta, l’Iraq divenne quindi veicolo di trasmissione tra la cultura araboislamica e la Chiesa d’occidente, nel cui processo i padri predicatori assunsero un ruolo fondamentale. Sotto il pontificato di Benedetto XIV (1750), la Chiesa di Roma intensificò la circolazione di manoscritti dalla Mesopotamia a Roma. Questa tappa della mostra pone in risalto l’opera filologica condotta dal libanese Giuseppe Assemani, (17391769), primo prefetto della Biblioteca vaticana e figura imprescindibile nella preservazione delle antiche lingue orientali, attraverso la traduzione di codici liturgici in siriaco. Il fascino generato dallo scambio osmotico tra oriente e occidente si esprime tenacemente attraverso alcuni straordinari esemplari di manoscritti in pergamena, inclusi nell’ultima sezione. Da menzionare una pregevole copia miniata su pergamena del Nuovo Testamento, lussuosamente decorata con fregi marginali in oro e porpora, compilata nel 1223 in un convento nelle montagne di Edessa. L’opera è conservata presso la Bibliothèque Nationale de France. Tra i codici offerti dalla Biblioteca apostolica vaticana, presenti in quest’ ultima sezione, ricordiamo infine l’antichissimo Discorso Metrico composto in occasione delle feste liturgiche dal teologo, poeta siro Narsai di Nisibi (507), trascritto nel 1918 a Mosul dal diacono Matteo figlio di Paolo, e il Missale Chaldaeorum seu Nestorianorum malabarìcorum.
© Osservatore Romano - 7 giugno 2015