Rischio zapping per il dramma iracheno
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- Creato: 15 Luglio 2015
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Bruxelles dista più di tremila chilometri dalla Siria, ma la comunità caldea che vive nella capitale belga soffre le stesse pene dei fratelli rimasti in patria. Per esprimere solidarietà e vicinanza a questi fedeli, in particolare a quelli provenienti da zone di guerra o di crisi, il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, ha compiuto una visita in Belgio, dall’11 al 12 luglio. Ha incontrato la comunità caldea di Bruxelles e ha presieduto la divina liturgia. All’omelia ha sottolineato come queste persone portino «i segni e le ferite del dolore e della persecuzione », se non quella subita direttamente, «quella ben conosciuta attraverso i racconti e le testimonianze di quanti sono in Iraq, ormai da un anno a convivere con la follia violenta del Daesh» o di quelli che sono sfollati in altri Paesi mediorientali o sono giunti anche in Belgio. Il porporato ha spiegato di essere stato informato che erano arrivate alcune centinaia di persone accolte dal governo belga e provenienti soprattutto dalla città martire di Aleppo, in Siria. In proposito ha invitato i presenti a «riscoprire ogni giorno il tesoro prezioso» della fede apostolica, «la gioia di sentirsi in comunione col Successore dell’apostolo Pietro, il nostro amato Papa Francesco», che tanto «desidererebbe poter andare in visita» in questi Paesi «e in molte e diverse occasioni ha levato la sua voce in difesa della dignità della persona umana e dei fratelli perseguitati in Medio oriente e nel mondo». Il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali ha fatto notare come la presenza e la parola del Pontefice «sono come l’ombra dell’apostolo Pietro descritta nella prima lettura: il suo passaggio reca sollievo e refrigerio ai poveri, ai sofferenti e agli esclusi». Poi ha chiesto di pregare per il mondo intero, in quanto «la parola di Paolo è tragicamente vera oggi», perché la violenza e lo sterminio «anche contro i nostri fratelli cristiani sono davvero diventati come uno spettacolo dinanzi al mondo, agli angeli e agli uomini». Il cardinale ha deplorato «le terribili immagini di decapitazioni» e di persone «bruciate vive nelle gabbie», ricordando i ventuno «fratelli cristiani copti sgozzati sulle rive del Mediterraneo», così come i filmati che fanno vedere «le chiese di Aleppo saltare in aria per i tunnel scavati al di sotto e riempiti di esplosivo». Ma anche la «scena più recente nella quale a dare la morte ai prigionieri sarebbero stati dei ragazzini, che hanno visto così violata la loro dignità, come accade anche in Africa con il dramma dei bambini soldato ». Da qui il grido a Dio, perché abbia pietà dell’umanità e converta i cuori degli uomini. «Purtroppo — ha aggiunto — alcune di queste immagini che passano sui teleschermi ci hanno come anestetizzato». Infatti, in Occidente «può capitare di “fare zapping”, passare da un canale all’altro, mischiando le immagini vere con quelle artificiali ma non meno cruente di film e telefilm. Poi si spegne il televisore, e la vita prosegue come se non ci riguardasse», ha constatato con amarezza. Il porporato ha quindi chiesto al Signore di guardare all’umanità di oggi, che «spesso abbassa la propria dignità al di sotto di quella degli animali stessi, facendo violenza e distruggendo il fratello», invocando di liberarla «da ogni legame che la tiene stretta ad alleanze di convenienza di cui fanno le spese i piccoli e i poveri ». I cristiani in Medio oriente e in tutti luoghi nei quali sono perseguitati, ha detto, «stanno ripetendo l’esp erienza degli apostoli, riassunta da san Paolo». Questi fratelli «partono in una notte dalla Piana di Ninive senza nulla indosso, sono profughi, eppure la loro speranza non è incatenata». E il Signore, «vedendoli all’ultimo posto del banchetto, vedendoli ciechi, storpi e zoppi, passa e li chiama per stare davanti al suo banchetto e si metterà a servirli». In Belgio il cardinale Sandri ha anche presieduto la concelebrazione eucaristica in occasione della solennità di san Benedetto, patrono d’Europa, nel monastero di Chevetogne, che festeggia il novantesimo anno dalla fondazione. Questo cenobio costituisce un unicum in seno all’ordine benedettino, come ponte e segno di comunione tra l’Oriente e l’Occidente cristiani. Per questo motivo ha un legame speciale con la Congregazione per le Chiese orientali, oltre a offrire una collaborazione per la conduzione del Pontificio collegio greco in Urbe.© Osservatore Romano - 16 luglio 2015