Messa del cardinale Sandri alla vigilia del viaggio in Armenia
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- Creato: 22 Settembre 2015
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Il cardinale Leonardo Sandri rappresenterà il Papa alla cerimonia di consacrazione del Santo Myron, che si terrà domenica 27 settembre a Etchmiadzin, sede del Catholicos Supremo Patriarca di tutti gli armeni, sua Santità Karekin II. Il rito si rinnova ogni sette anni, alla presenza dei vescovi del Sinodo della Chiesa armeno apostolica, e di numerose delegazioni ecumeniche provenienti da tutto il mondo. La delegazione che accompagnerà il porporato sarà composta dal nunzio apostolico in Armenia, l’arcivescovo Marek Solczyński, da monsignor Gabriel Quicke, officiale del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, e da don Flavio Pace, officiale della Congregazione per le Chiese orientali. Il programma prevede la celebrazione ecumenica nel pomeriggio di sabato 26 settembre, la Divina liturgia nella cattedrale domenica mattina, 27, e la solenne consacrazione del Santo Myron alle ore 17 di domenica, presso l’altare all’ap erto della sede patriarcale. Il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali visiterà anche la comunità armeno cattolica del Paese. In particolare, giovedì 24, a Gyumri, presiederà insieme a sua Beatitudine Gregorio Pietro XX Ghabroyan, Patriarca di Cilicia degli armeni, il rito della dedicazione della prima cattedrale dell’ordinariato dell’E u ro p a orientale, eretto nel 1991 da Giovanni Paolo II per la cura pastorale dei fedeli armeno-cattolici dei Paesi dell’ex-Unione Sovietica. Alla celebrazione sarà presente il presidente della Repubblica, Serž S a rg s y a n . Proprio alla storia e alla realtà del Paese il cardinale ha fatto riferimento lunedì 21 settembre, in occasione della festa nazionale della Repubblica dell’Armenia. Celebrando l’Eucaristia nella chiesa romana di San Biagio della Pagnotta, il porporato ha ringraziato il Signore perché «nel disegno della sua Provvidenza ha voluto che la predicazione apostolica venisse accolta, prima tra tutte le altre, dalla nazione armena, nel 301». Per questo, ha aggiunto, ricordare la festa nazionale «significa ogni anno essere fieri della propria appartenenza e delle proprie istituzioni, ma anzitutto essere consapevoli di una storia entro la quale il legame col Vangelo di Gesù Cristo si è rivelato come pietra e fondamento della propria identità».
© Osservatore Romano - 23 settembre 2015