A difesa di valori universali
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- Creato: 23 Ottobre 2015
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ATENE, 22. «Occorre compiere ogni sforzo per fermare urgentemente i conflitti e assicurare il rispetto dei diritti fondamentali e della libertà religiosa di queste comunità, così come il diritto di rimanere nella loro terra ancestrale, dove esse hanno mantenuto una presenza costante per migliaia di anni, difendendo valori universali come la tolleranza, il multiculturalismo, il pluralismo e la convivenza pacifica». È quanto si legge nella dichiarazione finale della Conferenza internazionale sul tema «Pluralismo religioso e culturale e coesistenza pacifica in Medio oriente », tenutasi ad Atene dal 18 al 20 ottobre. Vi hanno partecipato rappresentanti cristiani, musulmani ed ebrei, autorità politiche, accademiche e della società civile. Tutti hanno espresso preoccupazione per la situazione umanitaria «senza precedenti » e condannato le violazioni dei diritti umani e gli atti di terrorismo ed estremismo violento perpetrati contro comunità religiose e culturali, soprattutto in Siria e in Iraq. Fra gli obiettivi della conferenza — organizzata dal ministero degli Affari esteri greco — quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e di potenziare gli sforzi internazionali per portare sollievo umanitario alle popolazioni interessate, nonché di agevolare il ritorno e il reinsediamento nei loro territori. La religione deve essere, al riguardo, strumento di pace e non di divisione. Per questo, i partecipanti esortano a opporsi alla violenza scatenata in nome della fede o dall’intolleranza al pluralismo, sostenendo la diversità religiosa e culturale e un dialogo fondato sui principi di comprensione reciproca e cooperazione. Ad Atene si è parlato anche di come ripristinare, nelle zone di conflitto, le infrastrutture danneggiate, migliorare la situazione sanitaria e promuovere lo sviluppo. Ferma condanna è stata espressa inoltre per «la deliberata distruzione e il saccheggio di beni del patrimonio religioso e culturale come chiese, moschee, santuari, monumenti e musei », garantendo l’appoggio di qualsiasi misura volta a tutelare questi tesori culturali. Nella dichiarazione si fa riferimento infine alla proposta greca di dare un seguito alla conferenza, promuovendo la creazione di un centro, ad Atene, che avrà il compito di monitorare il rispetto della libertà di religione e del pluralismo culturale, di codificare i vari problemi ed elaborare soluzioni fattibili. Folta la delegazione ortodossa all’incontro internazionale. Era presente, fra gli altri, il patriarca ecumenico, Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli. Il metropolita Hilarion, presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del patriarcato di Mosca, nel suo intervento ha avvertito che l’ulteriore diminuzione o addirittura la scomparsa della presenza cristiana nel Vicino oriente avrebbe «conseguenze irreparabili». La conferenza di Atene è stata l’occasione anche per un importante incontro fra il patriarca greco-ortodosso di Antiochia, Giovanni X Yazigi, e il patriarca ortodosso di Gerusalemme, Teofilo III, con l’obiettivo di riannodare i fili del dialogo dopo la rottura della comunione, all’inizio del 2013, quando Gerusalemme ha eletto un arcivescovo in Qatar; per Antiochia una decisione «anti-canonica» poiché il Qatar è sotto la sua giurisdizione.
© Osservatore Romano - 23 ottobre 2015