Una sola data per la Pasqua
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- Creato: 06 Novembre 2015
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IL CAIRO, 6. Attorno al tema dell’unificazione della data di celebrazione della Pasqua va progressivamente maturando il consenso tra le diverse Chiese e comunità cristiane presenti nel Vicino oriente: è quanto si riscontra dopo il comitato esecutivo del Consiglio delle Chiese del Medio oriente che ha terminato i suoi lavori presso il centro copto «San Marco», nel distretto cairota di Nasr City, in Egitto. Vi hanno preso parte autorevoli esponenti, dal patriarca copto ortodosso Tawadros II al catholicos di Cilicia degli Armeni, Aram I, dal patriarca greco ortodosso di Gerusalemme, Theophilos III, al patriarca di Antiochia dei Siri, Ignace Youssif III Younan, al presidente della comunità luterana in Giordania e Terra Santa, Mounib Younan. Il cammino per la promozione dell’unità dei cristiani — si afferma nel comunicato finale di cui le agenzie Fides e AsiaNews offrono una sintesi — comporta anche l’adozione di misure concrete come l’unificazione della data in cui i cristiani celebrano la Pasqua. Il Consiglio delle Chiese del Medio oriente sembra dunque aver messo un punto fermo su tale ipotesi, fra l’altro un tema caro a Papa Francesco che in varie occasioni ha ribadito la disponibilità della Chiesa di Roma ad adottare una data comune: «Dobbiamo metterci d’accordo e la Chiesa cattolica è disposta sin dai tempi di Paolo VI a fissare una data e rinunciare al primo solstizio dopo la luna piena di marzo», ha detto il Pontefice nel giugno scorso. Com’è noto, infatti, la solennità della Pasqua ha una data mobile in quanto viene calcolata in base ai cicli lunari. Gli ortodossi seguono il calendario giuliano, mentre cattolici e protestanti osservano il calendario gregoriano, che fissa la domenica di Pasqua nella domenica successiva al plenilunio di primavera (tra il 22 marzo e il 25 aprile). Nella dichiarazione vengono enumerate le piaghe che affliggono tante comunità cristiane nel Vicino oriente, alle prese non solo con i conflitti armati in atto in diversi Paesi ma anche con attacchi mirati, persecuzioni e sequestri consumati spesso nell’indifferenza generale dei Governi. Da qui l’urgenza di continuare ad approfondire il dialogo islamo-cristiano, definito «pilastro fondamentale» della convivenza tra i cristiani mediorientali e i loro concittadini musulmani. Viene anche lanciato un appello «ai capi di Stato e ai vertici politici e religiosi mondiali, arabi e musulmani, perché si adoperino a difesa del pluralismo religioso». Secondo i capi cristiani della regione, esso è «uno dei tesori più preziosi dell’Oriente». E invitano «ad affrontare le forze delle tenebre, della distruzione e dell’e s t re - mismo» attive nell’area. L’attenzione si concentra «sulle regioni svuotate della loro presenza cristiana», sugli esodi di massa, i sequestri e le persecuzioni alle quali sono esposti cattolici, ortodossi, protestanti. Riguardo alle emergenze politiche che affliggono lo scenario mediorientale, la nota richiama la paralisi politica in atto (da un anno e mezzo) in Libano, dove anche la contrapposizione tra i partiti cristiani impedisce di trovare un consenso per eleggere il nuovo presidente della Repubblica.
© Osservatore Romano - 7 novembre 2015