Senza distinzioni religiose o etniche
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- Creato: 16 Giugno 2016
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Il segretario di Stato è in Ucraina per portare «l’affetto, la vicinanza, la solidarietà del Papa e dell’intera Chiesa cattolica» a tutte le vittime di una «guerra subdola, spesso nascosta, apparentemente poco visibile e proprio per questo ingiustamente dimenticata anche dai mass media mondiali».
Giunto a Kiev nella serata di mercoledì 15 giugno, il cardinale Parolin ha scelto come prima tappa della sua visita ufficiale la città di Zaporizhia, a oltre 500 chilometri della capitale, territorio che raccoglie una grande quantità di rifugiati e che sarà il centro operativo della distribuzione dei fondi raccolti in tutto il mondo in risposta all’appello lanciato da Papa Francesco lo scorso 3 aprile. Parlando alla commissione dei responsabili religiosi della città, nel primo pomeriggio, il porporato ha ricordato come nella zona ancora non cessino di verificarsi «scontri armati che gettano nella disperazione intere popolazioni» e come «persino là dove appare esservi una calma apparente, il terreno, cosparso di mine, è una continua minaccia per la vita di tanti, soprattutto bambini». Questa situazione di «pericolo permanente» è anche «il segno di una contrapposizione di civiltà, di storie e di popoli» che va «ben oltre i confini dell’Ucraina» e che, nello scenario della “guerra a p ezzi” denunciata da Papa Francesco, «potrebbe avere conseguenze nell’equilibrio che già continuamente viene violato in molte parti del mondo». In tal senso il cardinale Parolin, rivolgendosi a tutti gli ucraini, ha sottolineato: «La sofferenza che state vivendo, anche se riguarda direttamente la vostra terra, interpella le coscienze dei singoli e dell’intera comunità internazionale ». Soprattutto, ha aggiunto, è l’Europa «a doversi sentire responsabile del destino di quest’area geopolitica » e a farlo «con generosità e lungimiranza, senza guardare solo a interessi economici o strategici». Intanto, al popolo ucraino giunge «l’aiuto concreto dei cattolici» che, ha spiegato il segretario di Stato, sotto «la responsabilità e la vigilanza » della Santa Sede sarà distribuito tramite un comitato presieduto dal vescovo ausiliare di Kharkiv- Zaporizhia, Jan Sobiło. I membri del comitato erano stati presentati al cardinale Parolin in mattinata, dopo un toccante incontro con un gruppo di profughi nella chiesa di Dio Padre misericordioso. Nel corso della giornata, il porporato ha avuto anche, presso l’episcopio latino, un colloquio con il governatotore di Zaporizhia e ha partecipato con la comunità locale e il clero della diocesi alla preghiera della coroncina della divina misericordia. Rivolgendosi ancora al consiglio interreligioso, il segretario di Stato ha illustrato le modalità dell’aiuto portato a nome del Papa e ha spiegato che questo sarà destinato «esclusivamente alle vittime della violenza nella parte orientale dell’Ucraina», profughi, abitanti della cosiddetta “zona grigia”, popolazione rimasta nei territori temporaneamente non controllati dall’Ucraina, soprattutto «bambini, anziani e famiglie monoparentali con figli piccoli, persone che hanno perduto la casa, vittime di traumi fisici o psicologici» e «chi ha subito torture e altre forme di maltrattamento ». Se si considera, infatti, che i morti già accertati sono quasi diecimila, senza contare i dispersi, i sequestrati, i detenuti senza processo regolare e il gran numero di feriti, si comprendono immediatamente «le dimensioni drammatiche di questo conflitto». In particolare, il cardinale Parolin ha tenuto a precisare che gli aiuti verranno distribuiti senza alcuna «distinzione di convinzione o appartenenza religiosa, etnica o linguistica. La sola condizione è che si tratti di persone in condizione di reale necessità». Considerando che ci si potrà servire sia di strutture caritative cattoliche che di organizzazioni umanitarie di varia ispirazione e provenienza, «appare chiaro — ha concluso il segretario di Stato — che in questa azione non vi è alcun intento di proselitismo e che anzi la speranza del Papa è che quante più persone possibile, soprattutto tra i credenti, partecipino a questo gesto di carità voluto dalla Chiesa cattolica ».
© Osservatore Romano -17 giugno 2016