Cresce l’attesa per la nuova legge sulle chiese

cairo La Chiesa SospesaIL CAIRO, 21. Ancora nulla di fatto in Egitto per la nuova legge che dovrebbe regolamentare la costruzione delle chiese e dei luoghi di culto. L’inizio della discussione parlamentare — riferisce l’agenzia Fides — era stata annunciata per la fine dello scorso maggio, ma a distanza di quasi due mesi il testo del progetto di legge non è stato ancora portato in aula e viene sottoposto a continui ritocchi. Le lungaggini suscitano preoccupazione nelle Chiese e comunità cristiane presenti in Egitto. Lo stesso patriarca copto ortodosso Tawadros II, in una recente intervista, ha riferito di pregare spesso perché l’iter legislativo della nuova legge giunga presto a compimento.
Si tratta, infatti, di un testo a lungo desiderato dai cristiani egiziani, che una volta approvato metterà in soffitta l’attuale normativa, risalente addirittura al periodo ottomano, divenuta soprattutto negli ultimi anni spunto per lo scontro tra le diverse comunità religiose. Per questo motivo, riferisce sempre l’agenzia delle Pontificie opere missionarie, Anba Paula, vescovo copto ortodosso di Tanta, continua in qualità di rappresentante delle Chiese a incontrarsi con i funzionari del ministero della Giustizia e delle commissioni parlamentari competenti per apportare ulteriori correzioni al testo di lavoro, in modo che esso possa essere approvato e non rischi di essere bocciato in aula da un voto parlamentare contrario. Nell’autunno 2014 erano stati i rappresentanti delle principali Chiese e comunità cristiane a inviare ai responsabili del Governo un memorandum con suggerimenti e proposte, in vista di una nuova legislazione sulla costruzione di edifici per il culto cristiano sul territorio egiziano. Il progetto di legge, presentato agli uffici parlamentari competenti a metà maggio, consisteva in 13 articoli. Nella bozza si riconosceva tra l’altro il diritto dei vescovi a ricorrere al Consiglio di Stato in caso di ritardi imposti in maniera ritenuta artificiosa alle procedure per la costruzione di nuove chiese. Al suo interno anche la definizione di “chiesa” insieme alla descrizione dei meccanismi con cui risolvere eventuali problemi con le autorità amministrative locali. La nuova normativa, come accennato, dovrebbe portare alla totale revoca delle regole disposte dal cosiddetto Decreto Hamayoni, ossia la disposizione imperiale del 1856, risalente dunque al periodo ottomano, da cui ancora prevalentemente dipende la costruzione delle chiese in Egitto. Attualmente, stando a tali disposizioni, integrate nel 1934 da una circolare governativa che aggiunse le cosiddette “dieci regole” ancora più restrittive, la costruzione di luoghi di culto cristiani è sottoposta a vincoli che non pesano sulla costruzione di moschee, come il divieto di edificare chiese nei pressi di scuole, canali, edifici governativi, ferrovie e aree residenziali. Spesso l’applicazione ferrea di quelle regole ha impedito di costruire chiese anche in città e paesi abitati prevalentemente da cristiani, soprattutto nelle aree rurali dell’alto Egitto. Inoltre, a rendere ancora più farraginoso l’iter, finora l’edificazione di ogni nuova chiesa deve essere autorizzata direttamente dal presidente egiziano. La nuova proposta di legge prevede invece che la costruzione di nuove chiese sia esaminata e autorizzata dalle autorità locali. Sarebbe un importante passo in avanti per una nazione di tradizione islamica, dove pure i cristiani, in particolare i copti ortodossi, sono circa il dieci per cento della popolazione.

© Osservatore Romano - 22 luglio 2016