La preghiera di Tamar
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- Creato: 21 Settembre 2016
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Tra le testimonianze quella di una giovane di Aleppo «Una risposta a un mondo intristito da tante guerre che talvolta in modo blasfemo e satanico agitano vessilli religiosi». Così l’arcivescovo Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino, ha riassunto il significato delle giornate vissute nella città del poverello dal 18 al 20 settembre, salutando il Pontefice e i presenti alla cerimonia conclusiva in piazza San Francesco.
«In questa Assisi — ha proseguito — in cui il giovane» figlio del ricco mercante Pietro di Bernardone «prese le distanze dallo spirito del mondo per essere tutto di Cristo e dei fratelli, la nostra riflessione e la nostra preghiera hanno gridato ancora una volta un no alla cultura della guerra e un sì alla pace». Da parte sua padre Mauro Gambetti, custode del Sacro convento, ha evidenziato come «dialogo e preghiera siano stati i capisaldi di questo incontro, organizzato con il desiderio di promuovere una convivenza mite, riconciliata, libera. Volevamo offrire al mondo intero — ha affermato — un messaggio di misericordia e di pace condiviso dalle religioni e dagli uomini di buona volontà». E ha suggerito una rilettura profetica dell’esp erienza di frate Francesco, che nel 1219 incontrò il sultano Malik al-Kamil. Quindi è intervenuto il fondatore della comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, auspicando che «dalle religioni, senza confusione ma senza separazione», possa «sgorgare un popolo di artigiani di pace. Era — ha detto — il sogno del 1986. Le religioni sono chiamate a maggiore audacia: fuori dagli schemi ereditati dal passato, dalle timidezze e dalla rassegnazione». Bisogna «eliminare per sempre la guerra — ha suggerito — che è la madre di ogni povertà. Come è stato fatto con la schiavitù». Auspici condivisi innanzitutto da chi sperimenta i tragici effetti dei conflitti sulla propria pelle. Come Tamar Mikalli, una giovane di Aleppo, che nella sua commovente testimonianza ha confidato: «Quando pronuncio il nome della città martire in Siria mi ricordo dove sono nata, cresciuta e dove mi sono sposata. Mi tornano alla mente i tanti amici musulmani e cristiani. Ora si fanno differenze, ma prima della guerra non c’erano. Ognuno praticava le proprie religioni in una terra che formava un mosaico». Poi, ha proseguito, «hanno cominciato a piovere missili che distruggevano le case. Sento ancora le grida di un padre, di una madre o le urla dei bambini che cercano i genitori». Allora «ci incontravamo con il vicinato condividendo il pane e l’acqua, ci incoraggiavamo a vicenda e pregavamo». Del resto, la preghiera era «l’unico sostegno per noi. Abbiamo resistito tre anni nella miseria, poi ci hanno bombardato la casa e abbiamo lasciato la Siria. Siamo diventati rifugiati in Libano, insieme a migliaia di siriani». Grazie ai corridoi umanitari, dopo due anni in Libano, da quattro mesi vive in Toscana. «A voi tutti uomini di religione — ha concluso — chiediamo una preghiera perché la pace e l’amore tornino presto in Siria e in ogni parte del mondo». È seguito il saluto del patriarca Bartolomeo, che ha sottolineato come la pace abbia «bisogno di alcuni cardini che possano sorreggerla quando viene messa in pericolo. Non ci può essere pace — ha spiegato — senza rispetto e riconoscimento reciproco, senza giustizia e senza collaborazione proficua tra tutti i popoli». «In questi anni — è stata la sua denuncia — stiamo rivedendo maggioranze etniche, religiose, culturali che intravedono nelle minoranze a loro connesse un corpo estraneo, pericoloso per la propria integrità e quindi da emarginare, da espellere e alle volte purtroppo anche da annientare. Vediamo minoranze che, per paura di scomparire, si chiudono nel loro ghetto, che hanno paura del confronto, che troppe volte diventano a loro volta violente. E questo provoca sconforto, provoca migrazione di massa e crea problemi di accoglienza, di solidarietà, di umanità». Infine sono intervenuti tre rappresentanti delle religioni ebraica, musulmana e buddista. Particolarmente toccanti in tale contesto le parole di David Brodman. «Nel 1943, — ha ricordato — e ro un bambino di 7 anni, fui deportato nei campi di concentramento. Dal 1973 sono rabbino nei pressi di Tel Aviv. Partecipo per la decima volta a questo incontro meraviglioso». Molte volte, ha detto ancora, «ho parlato ai giovani perché chi non conosce la storia è condannato a ripeterla. Per me lo spirito di Assisi è il miglior esempio di umiltà e santità ed è la risposta alla tragedia della Shoah e di tutte le guerre. Perché qui noi diciamo al mondo che è possibile diventare amici e vivere insieme in pace anche se siamo differenti». «In un tempo tanto difficile come quello attuale, che ha sete di pace ma vive il dramma della violenza e del terrorismo abbiamo più che mai bisogno di un’unione di uomini e donne delle religioni per costruire un mondo in pace» ha ribadito quindi l’indonesiano Din Syamsuddin, presidente del Consiglio degli ulema, aggiungendo: «L’islam — desidero ribadirlo anche qui, oggi, in modo solenne — è una religione di pace. Dio ha creato gli uomini diversi tra loro, dice il sacro Corano, affinché si apprezzino e, a partire dalle differenze, si arricchiscano reciprocamente. Oggi esistono gruppi che usano il nome dell’islam per commettere atti di violenza. È responsabilità di noi musulmani collaborare per mostrare a tutti il vero volto della nostra fede». Infine Koei Morikawa, Tendaizasu, 257° sacerdote patriarca del buddismo Tendai, ha sottolineato il valore dell’incontro di Assisi, definendo «una delle occasioni più felici dei 91 anni della mia vita poter pregare con i leader religiosi mondiali». La storia, ha rimarcato, «ci ha mostrato che la pace conseguita con la forza sarà rovesciata con la forza. Noi dovremmo sapere che la preghiera e il dialogo non sono la via più lunga, ma la più breve per arrivare alla pace». L’esponente religioso ha accostato l’insegnamento di Buddha — il quale affermava che «l’odio non è cancellato dall’odio; l’odio può essere cancellato soltanto abbandonando l’odio» — a quelli di Saicho, il fondatore del buddismo Tendai in Giappone, e di san Francesco. E ha ricordato che il prossimo anno ricorrerà il trentesimo anniversario anche dell’incontro di preghiera dei leader religiosi mondiali per la pace che si tiene sul monte Hiei, in Giappone, proprio nello spirito di Assisi.
© Osservatore Romano - 22 settembre 2016
Preghiera Ecumenica dei Cristiani nella Basilica Inferiore di San Francesco, 20.09.2016
Cerimonia conclusiva in Piazza San Francesco, 20.09.2016
Lettura e Firma dell’Appello per la Pace