Conferenza sul Clima in Marocco: il ruolo della Santa Sede

Aperta in Marocco la Conferenza Onu sul clima REUTERSAl via a Marrakech, in Marocco, la “Cop22”, la Conferenza internazionale sul clima organizzata dalle Nazioni Unite. Sono attesi rappresentanti di 196 Paesi tra cui 30 capi di Stato, oltre ad operatori del settore e organizzazioni non governative. Fino al 18 novembre dovranno discutere i

dettagli dell’accordo sul clima, firmato a Parigi lo scorso anno ed entrato in vigore venerdì scorso, che prevede di contenere l’aumento della temperatura del pianeta entro i due gradi centigradi rispetto al livello preindustriale. Michele Raviart ne ha parlato con il dott. Tebaldo Vinciguerra, officiale del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace:

R. – L’Accordo di Parigi è un testo molto generale; molte cose vanno ancora definite, ed è proprio sul "come" che si rifletterà in questi giorni a Marrakech. Gli organizzatori della "Cop22" – il governo marocchino, il Paese ospite – sta gestendo una situazione dove un centinaio di Paesi è membro della Convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici e ha ratificato un accordo in vigore. Gli altri Paesi, anche loro più o meno un centinaio, sono sì membri della Convenzione quadro dell’Onu, ma non hanno ratificato l’accordo. Una grande sfida è dunque quella di poter lavorare a due velocità senza perdere i pezzi, senza lasciare nulla per strada.

D. – L’Accordo di Parigi prevede di contenere l’emissione di CO2 di due gradi rispetto al livello preindustriale: quali sono le possibili strategie per arrivare a quest’obiettivo?

R. – Il meccanismo previsto è quello delle "Ndc" – “Contributi determinati a livello nazionale” – che ciascun Paese si propone di mettere nel paiolo comune. Sono misure che concernono le evoluzione tecnologiche, modifiche nei trasporti, diminuzione della deforestazione oppure progressi di forestazione: tutta una serie di misure che i Paesi presentano di loro iniziativa. È importante realizzare che non c’è una ricetta né un formato unico per queste "Ndc": le domande sono come fare in modo che le "Ndc" vengano realizzate, ma anche standardizzate tra i Paesi; ma anche che si possa il prima possibile andare via via verso obiettivi più ambiziosi.

D. – Anche perché si parla di 100 miliardi di dollari necessari per implementare questo programma e sono contributi volontari…

R. – Sono contributi volontari; anche qui non è chiaro come verranno misurati, chi dovrà pagarli e che cosa entrerà in conto veramente in questi contributi. Stiamo andando a posizioni che vanno dalla semplice riduzione del debito a investimenti privati, erogazioni di fondi pubblici, trasferimento tecnologico… Ovviamente, Paesi più ricchi, più industrializzati, Paesi in via di sviluppo hanno delle posizioni un po’ divergenti sull’origine di quei fondi.

D. – A Marrakech ci saranno anche centinaia di Ong: qual è il ruolo della società civile in questa Conferenza?

R. – Il ruolo delle Ong è un poco di pungolo: sono qui per stimolare i lavori a Marrakesh, come il resto dell’anno hanno stimolato i loro governi in casa, con manifestazioni ma anche una serie di eventi laterali, conferenze e seminari, per animare la riflessione intorno a certi argomenti. Per esempio, proporranno di riflettere sulla gestione dei suoli, sulla fertilità della terra, sull’agricoltura. Si attende anche una certa spinta etico-morale: è qui dove entrano in gioco le religioni.

D. – In questo quadro, qual è il ruolo della Santa Sede e qual è ancora il ruolo dell'Enciclica Laudato si’?

R. – La Santa Sede accompagna con interesse e benevolenza i lavori. Il contributo della Santa Sede durante la "Cop21" a Parigi è stato molto basato sugli insegnamenti della Laudato si’: non tanto l’interesse per le questioni tecniche – quanti gradi, da dove viene il finanziamento – ma piuttosto la dimensione etica, la dimensione di giustizia sociale. Questo impegno che sta a cuore della Santa Sede e che per esempio si concretizza in una giusta transizione dei lavoratori: cioè che non ci sia una semplice distruzione di lavoro nei settori più inquinanti, ma anche una creazione di lavoro in altri settori. La preoccupazione per la solidarietà e la giustizia intergenerazionale: anche qui, quale mondo lasceremo alle prossime generazioni. La Laudato si’ sicuramente resta un fattore di ispirazione molto forte per i governi, per la società civile e anche per il mondo privato. Si vede come molte aziende, anche grandi multinazionali, si sono sentite provocate dalla Laudato si’. Dunque, sicuramente l’impatto dell’Enciclica dura ancora molto tempo.

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