Piccole grandi notizie
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- Creato: 11 Gennaio 2017
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La tradizionale Cronaca di Antiochia (arrivata al ventesimo anno di vita) redatta dal frate cappuccino Domenico Bertogli, parroco della missione cattolica locale, apre quest’anno con la notizia del notevole calo di pellegrini, dovuto alla situazione socio-politica in Turchia, accentuata da atti terroristici di risonanza mondiale. «Mentre nel 2011 — scrive padre Domenico con statistiche alla mano — sono arrivati ad Antiochia ottantamila turisti, nel 2016 ne sono giunti solo poco più di novemila, e i pellegrini in visita alla missione in meno di un anno sono passati da centoventotto a sette».Ma il parroco del piccolo gregge non ne fa un problema: nonostante tutto, Antiochia «ha retto»; altre città sono state completamente ignorate. Il calo numerico dei pellegrini ha permesso al cronista di soffermarsi a descrivere le attività e l’animo della propria gente con un’infinità di particolari che, oltre a entrare nella storia, confortano l’anima perché accaduti in uno di quei luoghi che, visti nel lume della fede, diventano stati d’animo. Esistono, resistono, rivivono commossi. Nessun elenco di nomi illustri di pellegrini o di importanti visitatori della missione, quindi, ma solo poche parole per rievocare la visita del prefetto, del ministro turco per i rapporti con la comunità europea, dell’ambasciatore di Cuba, di qualche giornalista, di un consigliere generale dei frati minori conventuali, di due pastori anglicani e di uno scrittore norvegese in cerca del velo del tempio di Gerusalemme che si squarciò al momento della morte di Gesù. Tutto il resto non è che una dettagliata e interessante descrizione della vita dei cattolici antiocheni, del rapporto ecumenico con gli ortodossi, del dialogo vissuto (e quindi vero) con i musulmani, delle iniziative socioassistenziali portate avanti dalle tre confessioni religiose. Sappiamo, così, che aumenta di giorno in giorno il numero dei giovani che chiedono di passare al cristianesimo per conoscere Rab Isa, il Signore Gesù — un fatto che aveva notato anche don Andrea Santoro, ucciso nella chiesa di Trebisonda il 5 febbraio 2006 — e che occorre trovare una strategia comune di preparazione e di accoglienza. Sappiamo che nella minuscola chiesa cattolica di Antiochia sono stati amministrati vari battesimi, quattro cresime e sono state fatte altrettante prime comunioni; che un giovane seminarista antiocheno ha ricevuto l’ordine minore del lettorato; che un ragazzo della comunità parrocchiale, Ktistofer, è risultato il migliore del secondo anno del liceo nautico di Iskenderun; che un bel gruppo di giovani ha partecipato sia alla chiusura della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani a Iskenderun sia alla Giornata mondiale della gioventù a Cracovia; che trentatré nuove guide turistiche hanno completato il corso di formazione con la visita alla Grotta di San Pietro; che all’incontro catechetico dei venerdì di quaresima, per chi è interessato a conoscere il cristianesimo, ha partecipato una signora musulmana con quattro figlie; che tre ragazze della comunità sono partite per le università di Istanbul, Annamur e Cipro; che dopo la celebrazione della Pasqua insieme agli ortodossi c’è una colazione nel giardino della missione, a cui partecipa sempre anche il prefetto; che a metà novembre la chiesa ortodossa comincia il digiuno di preparazione al Natale. Il sito antiochiachiesacattolica.org, aperto il 31 gennaio 2007, ha avuto finora 76.439 visite e 202.866 pagine consultate. La Cronaca informa inoltre che in Turchia ci sono 120.000 persone di diverse confessioni cristiane, tra cui circa 80.000 ortodossi orientali (siriaci e armeni), 35.000 cattolici, 15.000 greco-ortodossi e un piccolo numero di ebrei e protestanti. Occorrerebbe più spazio per descrivere tutto, tante sono le piccole, grandi notizie riportate dal fedele cronista, da cinquant’anni in Turchia, e che ora è aiutato da un giovane confratello che si avventura nei villaggi vicini per visitare ortodossi e siriaci cattolici, sostenuti da un generoso contributo della diocesi di Cremona. Non vanno dimenticati la stima e il rispetto che la gente comune e le autorità hanno per la comunità cristiana. Se gli antiocheni, musulmani in prima fila, entrano nel solito giardino per le fotografie dello sposalizio (anche in inverno), per un canto all’aperto, per un incontro tra amici o per una liturgia guidata da padre Domenico, le autorità non si lasciano sfuggire nulla per dimostrare la loro ammirazione per la struttura architettonica di questa delizia d’O riente. Nulla di strano, quindi, che il sindaco mandi un elettricista per addobbare le piante a Natale, che imponga l’immediata chiusura di un caffè aperto davanti all’ingresso della missione, che appenda a un nastro dorato gli auguri all’inizio della via che porta alla chiesa, che ogni quindici giorni si interessi del riassetto delle aiuole fragranti di aromi, che a Natale abbia distribuito un cestino di regali in cui c’era anche una bella icona della Madonna. Ad Antiochia, isola felice di tolleranza e comprensione, può accadere anche questo. (egidio picucci)
© Osservatore Romano - 12 gennaio 2017