Svizzera Al centro del Wcc di Ginevra un corso di formazione. Per la tutela dei diritti delle donne - L'Osservatore Romano
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- Creato: 17 Luglio 2018
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«Diciamo no alla violenza e alla discriminazione senza “se” e senza “ma”. I nostri testi religiosi sono una fonte di ispirazione per le relazioni giuste. Attraverso strumenti politici, come il sistema delleNazioni Unite, possiamo connettere il locale con il globale nel nostro lavoro per la giustizia di genere». Parole del reverendo Martin Junge, segretario generale della Federazione luterana mondiale (Flm) che spiega come, oggi più che mai, l’affermazione dei diritti umani e della giustizia di genere sia prioritaria per le organizzazioni religiose. L’occasione è lo svolgimento di un corso di formazione sul ruolo dell’advocacy delle Nazioni Unite nella promozione dei diritti delle donne che si è svolto nei giorni scorsi presso il Centro ecumenico di Ginevra del World Council of Churches (Wcc).
Cinquanta persone, provenienti da trenta paesi, hanno preso parte all’iniziativa finalizzata all’apprendimento del lavoro di pressione politica delle Nazioni Unite per promuovere appunto i diritti delle donne. Oltre che dal Wcc, che ha ospitato l’evento, e dalla Flm, il corso è stato promosso anche dalla Chiesa di Svezia, da FinnChurchAid e da Mission 21.
Il gruppo, che ha partecipato ai lavori del comitato dell’Onu per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne (Cedaw), s’incontrerà nuovamente nelle prossime settimane e si dedicherà alla stesura di specifici rapporti.
Il segretario generale della Flm, Junge, sottolineando l’impegno comune delle organizzazioni religiose e del Cedaw nell’attuazione degli “Obiettivi di sviluppo sostenibile” dell’agenda 2030 — il quinto dei quali è proprio l’uguaglianza di genere — ha affermato che «l’azione congiunta è vitale se si vogliono realizzare tali obiettivi». Dello stesso parere è la responsabile del programma per le donne nella Chiesa e nella società della Flm, Cristina Rendón: «Apprezziamo il riconoscimento che il comitato Cedaw ha dimostrato verso questo sforzo collettivo: i partner hanno migliorato il programma di formazione di advocacy in modo significativo, rispondendo con strumenti concreti alle principali sfide affrontate dalle nostre Chiese e dai nostri partner per quanto riguarda i diritti umani delle donne».
Il segretario generale della Federazione luterana mondiale ha inoltre espresso il suo apprezzamento per la collaborazione tra i cinque partner ecumenici che hanno organizzato insieme il lavoro di formazione. «La cooperazione — ha ricordato — non è una perdita di tempo, ma una forza aggiuntiva; forse anche un segnale potente da inviare al mondo».
Il “Women’s human rights advocacy training”, giunto alla sua quinta edizione, si è svolto in occasione della sessione di luglio del comitato Cedaw, a Ginevra. In questo contesto, i partecipanti hanno l’opportunità di approfondire temi specifici grazie anche ai contributi di esperti che operano nelle piattaforme a difesa dei diritti delle donne, tra cui la Universal Periodic Review e la Commission on the Status of Women.
L'Osservatore Romano, 16-17 luglio 2018. Cinquanta persone, provenienti da trenta paesi, hanno preso parte all’iniziativa finalizzata all’apprendimento del lavoro di pressione politica delle Nazioni Unite per promuovere appunto i diritti delle donne. Oltre che dal Wcc, che ha ospitato l’evento, e dalla Flm, il corso è stato promosso anche dalla Chiesa di Svezia, da FinnChurchAid e da Mission 21.
Il gruppo, che ha partecipato ai lavori del comitato dell’Onu per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne (Cedaw), s’incontrerà nuovamente nelle prossime settimane e si dedicherà alla stesura di specifici rapporti.
Il segretario generale della Flm, Junge, sottolineando l’impegno comune delle organizzazioni religiose e del Cedaw nell’attuazione degli “Obiettivi di sviluppo sostenibile” dell’agenda 2030 — il quinto dei quali è proprio l’uguaglianza di genere — ha affermato che «l’azione congiunta è vitale se si vogliono realizzare tali obiettivi». Dello stesso parere è la responsabile del programma per le donne nella Chiesa e nella società della Flm, Cristina Rendón: «Apprezziamo il riconoscimento che il comitato Cedaw ha dimostrato verso questo sforzo collettivo: i partner hanno migliorato il programma di formazione di advocacy in modo significativo, rispondendo con strumenti concreti alle principali sfide affrontate dalle nostre Chiese e dai nostri partner per quanto riguarda i diritti umani delle donne».
Il segretario generale della Federazione luterana mondiale ha inoltre espresso il suo apprezzamento per la collaborazione tra i cinque partner ecumenici che hanno organizzato insieme il lavoro di formazione. «La cooperazione — ha ricordato — non è una perdita di tempo, ma una forza aggiuntiva; forse anche un segnale potente da inviare al mondo».
Il “Women’s human rights advocacy training”, giunto alla sua quinta edizione, si è svolto in occasione della sessione di luglio del comitato Cedaw, a Ginevra. In questo contesto, i partecipanti hanno l’opportunità di approfondire temi specifici grazie anche ai contributi di esperti che operano nelle piattaforme a difesa dei diritti delle donne, tra cui la Universal Periodic Review e la Commission on the Status of Women.