Europa Documento della Comece. Lavoro a misura d’uomo
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- Creato: 27 Novembre 2018
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Il ruolo del lavoro come parte integrante dell’identità umana e come strumento che consente di prendersi cura del Creato; le trasformazioni digitali ed ecologiche come opportunità da modellare all’interno della visione europea comune di un mondo del lavoro «accettabile, durevole e partecipativo per tutti».
Sono due delle considerazioni contenute nel documento Plasmare il futuro del lavoro che l’ufficio affari sociali della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece) ha presentato oggi a Bruxelles alla presenza di duecento rappresentanti cristiani, ebrei e musulmani. A illustrare il testo è stato il presidente della Commissione affari sociali, monsignor Antoine Hérouard, vescovo ausiliare di Lille, nel corso di una conferenza che ha ricordato il prossimo importante appuntamento delle elezioni europee e, sempre nel 2019, i cento anni di fondazione dell’Organizzazione internazionale del lavoro.
La lunga riflessione è il frutto di un processo di consultazione e dialogo cominciato nel novembre 2017 e portato avanti da responsabili di istituzioni europee e di organizzazioni cattoliche del settore. «Plasmare la trasformazione digitale ed ecologica della nostra economia — afferma il documento — sarà una sfida comune per la politica europea. Queste due tendenze stanno cambiando il mondo del lavoro, la nostra comprensione, le condizioni occupazionali in Europa, e necessiteranno di una volontà e una visione politica per costruire il nuovo mondo del lavoro». Per raggiungere tale obiettivo, la Comece propone diciassette raccomandazioni che vanno dalla promozione delle norme internazionali sul lavoro e l’economia sociale alle disposizioni speciali relative alla giustizia fiscale e ai lavoratori in mobilità. Partendo dal prerequisito di «un’economia al servizio dello sviluppo umano integrale», i vescovi esortano, fra l’altro, a riequilibrare libertà economica e diritti sociali, a garantire condizioni di lavoro decenti in qualsiasi tipo di impiego, a rispettare le norme internazionali, a promuovere il riconoscimento del lavoro familiare e del volontariato, a prevedere orari che tutelino la salute, la sicurezza e la dignità umana, a proteggere la domenica come giorno di riposo collettivo.
La Commissione affari sociali invita inoltre l’Unione europea a scoraggiare l’uso dei contratti a breve termine o a zero ore (come misure per ridurre i costi) e a convertire invece il lavoro temporaneo in permanente. Andrebbe poi ripensata la nozione di educazione e divenire «l’elemento costante della vita professionale», e promossa un’imprenditorialità rispettosa della creazione. Altra parola-chiave è partecipazione, ottenibile grazie a una maggiore dinamicità del dialogo sociale, a tutti i livelli, mentre per aiutare a mobilitare le risorse occorrerebbe «una fiscalità più equa», eliminando disequilibri e regimi che facilitano l’evasione.
L'Osservatore romano, 27-28 novembre 2018
Sono due delle considerazioni contenute nel documento Plasmare il futuro del lavoro che l’ufficio affari sociali della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece) ha presentato oggi a Bruxelles alla presenza di duecento rappresentanti cristiani, ebrei e musulmani. A illustrare il testo è stato il presidente della Commissione affari sociali, monsignor Antoine Hérouard, vescovo ausiliare di Lille, nel corso di una conferenza che ha ricordato il prossimo importante appuntamento delle elezioni europee e, sempre nel 2019, i cento anni di fondazione dell’Organizzazione internazionale del lavoro.
La lunga riflessione è il frutto di un processo di consultazione e dialogo cominciato nel novembre 2017 e portato avanti da responsabili di istituzioni europee e di organizzazioni cattoliche del settore. «Plasmare la trasformazione digitale ed ecologica della nostra economia — afferma il documento — sarà una sfida comune per la politica europea. Queste due tendenze stanno cambiando il mondo del lavoro, la nostra comprensione, le condizioni occupazionali in Europa, e necessiteranno di una volontà e una visione politica per costruire il nuovo mondo del lavoro». Per raggiungere tale obiettivo, la Comece propone diciassette raccomandazioni che vanno dalla promozione delle norme internazionali sul lavoro e l’economia sociale alle disposizioni speciali relative alla giustizia fiscale e ai lavoratori in mobilità. Partendo dal prerequisito di «un’economia al servizio dello sviluppo umano integrale», i vescovi esortano, fra l’altro, a riequilibrare libertà economica e diritti sociali, a garantire condizioni di lavoro decenti in qualsiasi tipo di impiego, a rispettare le norme internazionali, a promuovere il riconoscimento del lavoro familiare e del volontariato, a prevedere orari che tutelino la salute, la sicurezza e la dignità umana, a proteggere la domenica come giorno di riposo collettivo.
La Commissione affari sociali invita inoltre l’Unione europea a scoraggiare l’uso dei contratti a breve termine o a zero ore (come misure per ridurre i costi) e a convertire invece il lavoro temporaneo in permanente. Andrebbe poi ripensata la nozione di educazione e divenire «l’elemento costante della vita professionale», e promossa un’imprenditorialità rispettosa della creazione. Altra parola-chiave è partecipazione, ottenibile grazie a una maggiore dinamicità del dialogo sociale, a tutti i livelli, mentre per aiutare a mobilitare le risorse occorrerebbe «una fiscalità più equa», eliminando disequilibri e regimi che facilitano l’evasione.
L'Osservatore romano, 27-28 novembre 2018