La gemma orientale di Pietro

di Gianfranco Proietti

L'abbazia di Santa Maria di Grottaferrata accoglie fedeli e visitatori, mostrando i tesori d'arte, di storia e il ricco patrimonio librario, in occasione della mostra San Nilo di Rossano e l'Abbazia greca di Grottaferrata, una delle iniziative che illustrano la storia dell'Abbazia, della figura e dell'opera di san Nilo e della cultura grecofona dell'Italia meridionale.
Come ricorda Santo Lucà, presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni del millenario della Fondazione dell'abbazia di San Nilo, "prima dell'invenzione dei caratteri mobili, la produzione libraria manoscritta è collegata, sia in Occidente che in Oriente, soprattutto con gli ambienti monastici. A Bisanzio e in tutte le province dell'impero bizantino, e quindi anche nell'Italia meridionale ellenofona a partire dalla conquista giustinianea sino al secolo XVI inoltrato, furono proprio i monaci gli artefici e i protagonisti principali della selezione, conservazione e trasmissione del sapere ellenico e cristiano. Difatti, attraverso il lavoro dei monaci/copisti sono giunti sino a noi autori e testi di indole religiosa e profana altrimenti destinati all'oblio. Nel mondo bizantino, tuttavia, il monastero non svolse mai il ruolo di un centro di studi, né di un'accademia, né tanto meno di un'università, intesi in chiave moderna. Nei cenobi tutto era finalizzato alle esigenze interne e traguardato al bisogno impellente di rapportarsi, in un atteggiamento contemplativo e mistico-ascetico, al Creatore, nonostante il monaco vivesse nel mondo e partecipasse attivamente alle cose del mondo".
Nilo, ispiratore della fondazione del monastero di Santa Maria a Grottaferrata, oltre che monaco e asceta, fu un esperto calligrafo. Fu proprio Nilo che all'ars scrittoria dette un impulso decisivo lungo tutto l'iter del suo percorso umano e religioso che si snodò dalla Calabria attraverso la Basilicata e la Campania sino alle porte del centro della cristianità.

Nato intorno al 910 a Rossano, nella Calabria bizantina, il santo ci è noto attraverso il Bios, una biografia che ripercorre le tappe del suo percorso spirituale e umano. Questa antica testimonianza scritta, illustrata al pubblico in occasione della mostra, consentirà di scoprire il mondo del monachesimo greco del meridione, tra le continue minacce saracene e l'ininterrotta ricerca, da parte di san Nilo, di una stabile e sicura dimora e della severa disciplina nella vita monastica che si sforzò di condurre in assoluta umiltà. Tradizionalmente l'anonimo agiografo del Bios niliano viene identificato con Bartolomeo il Giovane, cofondatore della Badia di Grottaferrata.
Come sottolinea Santo Lucà il Bios niliano "sovente si sofferma sulla sua operosità di scriba. Nella scrittura del codice, che oggi si conserva nel venerabile suo monastero di Grottaferrata suddiviso in tre sezioni distinte e realizzato verosimilmente nel cenobio di sant'Adriano nei pressi di Rossano verso il 964/965, è possibile riconoscere quel carattere minuto e serrato che secondo il Bios contraddistinse la sua grafia. D'altronde, il santo monaco era solito ritirarsi in solitudine in una grotta per dedicarsi al lavoro di copia dall'alba sin verso le nove pomeridiane, riuscendo a trascrivere un fascicolo al giorno".
L'affascinante biografia del santo racconta l'esistenza d'ascesi, la ricerca della definizione, il più possibile rigorosa, delle regole della vita monastica, attraverso lo studio incessante dei testi sacri; ebbe origini aristocratiche e un'esperienza matrimoniale conclusasi prima di abbracciare il monachesimo, le sue celebrate doti dialettiche nel rapportarsi ad autorità laiche ed ecclesiastiche, ne fecero anche un personaggio che seppe inserirsi appieno nel panorama del tempo. L'agiografo accenna a incontri con importanti personaggi anche non cristiani, come l'emiro di Palermo e il medico e astronomo ebreo Shabbetai Donnolo.
La mostra traccia un ritratto del monaco e delinea la storia della vita monacale nei suoi territori di provenienza, dove ascesi e tradizione greca trovarono favorevole connubio.
Il monastero di San Nilo, custodito dalla Congregazione d'Italia dei monaci basiliani, rappresenta oggi in Italia l'unico esempio di monastero di origine e liturgia greco-ortodossa. I monaci celebrano ancora gli uffici liturgici secondo un rito più antico di quello in uso nelle altre chiese bizantine, cattoliche e ortodosse. Come ricorda padre Emiliano Fabbricatore, archimandrita esarca del monastero, per quanto il luogo possa essere suggestivo e carico di memorie storiche e artistiche, non è un complesso di edifici bensì una comunità religiosa che considera il culto divino come propria attività principale.
Sarà comunque possibile visitare l'abbazia attraverso un percorso che ne illustrerà la struttura, partendo dalla crypta ferrata, una cella sepolcrale a due camere, annessa a una grande villa romana di età repubblicana a cui appartiene anche, perfettamente conservato, il criptoportico, il nucleo antico sui cui resti sorse il monastero. Si potrà ammirare la Cappella dei santi fondatori, chiamata anche Cappella farnesiana per l'intervento del cardinale Farnese che, nel 1609, commissionò al pittore Domenico Zampieri, detto il Domenichino, gli affreschi alle pareti, e al celebre Annibale Carracci il quadro raffigurante la Madonna col Bambino tra i due santi fondatori, posto sull'altare berniniano.
L'abbazia conobbe inoltre il passaggio di un grande protagonista della storia della Chiesa del xv secolo:  il cardinale e umanista Bessarione, che fu abate commendatario dal 1462 al 1472.
All'interno dell'esposizione saranno proiettati La Gemma orientale dei Papi di Alessandro Blasetti, in versione restaurata, cortometraggio dedicato alla vita nell'abbazia nel 1947 e un filmato in "3D" dove, per la prima volta, viene visualizzata cronologicamente l'evoluzione architettonica del monastero dalle sue origini a oggi.
Personale specializzato guiderà il visitatore alla scoperta del ricco patrimonio di manoscritti italo greci custodito nella biblioteca. Inoltre, su prenotazione, sarà possibile visitare anche la biblioteca seicentesca.
Saranno visibili importanti documenti, tra i quali l'originale con cui Papa Gregorio ix accolse, sotto la protezione della Sede Apostolica, il monastero e confermò la proprietà di tutti i suoi beni nel 1233 e gli scritti dell'imperatore Manuele ii Paleologo.
Altri, provenienti dall'archivio del monastero, quali quello recante la firma autografa della regina madre Margherita di Savoia in visita all'abbazia nel 1904 e il documento d'attestazione di presa in consegna temporanea, da parte della Soprintendenza alle antichità di Roma, del materiale archeologico e artistico dell'abbazia per proteggerlo da eventuali offese belliche nel 1944.
Il catalogo della mostra, a cura di Filippo Burgarella, raccoglie saggi di numerosi studiosi che ripercorrono la storia millenaria di questa abbazia, del fondatore e dei discepoli, amanuensi e innografi. Un incontro tra Oriente e Occidente. Un ulteriore tassello affinché il monastero sia riconosciuto Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco.

(©L'Osservatore Romano - 24 dicembre 2009)