Una custodia vitale che dialoga con il presente
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- Creato: 09 Febbraio 2010
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Pubblichiamo ampi stralci dell'intervento tenuto dal cardinale prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali in occasione della presentazione del quaderno di "Limes" Quando il Papa pensa il mondo (Roma, Gruppo Editoriale L'Espresso, 2009, pagine 200, euro 12).
Dirò subito che il Papa pensa il mondo nell'ottica della continuità col patrimonio del pensiero cristiano, di cui è il primo custode. Si tratta di una custodia che definirei "vitale", associata cioè all'evangelica esortazione a "leggere i segni dei tempi".
Le mie considerazioni riguarderanno in particolare la porzione singolare di Chiesa, di cui si occupa la Congregazione per le Chiese Orientali: la Terra Santa e il Medio Oriente, e l'Europa dell'Est, anche se la sua competenza si estende ai siromalabaresi e malancaresi dell'India e a tutti i cattolici orientali sparsi nel mondo. Essi costituiscono la diaspora orientale, che è decisiva per la sopravvivenza delle rispettive Chiese nella madrepatria e delle antiche tradizioni dell'Oriente cristiano. La verità si può raggiungere solo se si è liberi. Ciò vale per tutte le verità, ma soprattutto per le verità dello spirito. Esse concernono il bene e il male, le grandi prospettive della vita, il suo senso, il suo destino finale, la cifra religiosa insita nella coscienza umana e l'inscindibile intimo legame dell'io con la Persona di Dio. Le verità dello spirito hanno perciò bisogno di spazi di libertà per poter essere vissute secondo tutte le dimensioni della vita umana. Un effettivo impegno per la verità deve rivelarsi funzionale al perdono e alla riconciliazione. Le diverse convinzioni sulla verità danno luogo ancora oggi a violente contrapposizioni, a conflitti sociali e politici e, addirittura, alle cosiddette "guerre di religione". La Chiesa cattolica le condanna e non ha esitato a chiedere perdono per gli errori compiuti in passato da alcuni suoi membri. È sempre attuale il monito del Servo di Dio Giovanni Paolo II: "Non c'è pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono". Il pensiero va al Libano, il cui popolo sta ritrovando, anche col sostegno della solidarietà internazionale, un'intesa fruttuosa tra le comunità di fede diversa, che ne fanno non solo un Paese sovrano, ma anche un messaggio e un simbolo di cooperazione e convivenza. I libanesi hanno diritto al rispetto dell'integrità e sovranità del loro Paese. Penso a tutto il Medio Oriente e, in particolare, all'Iraq, pure funestato dal terrorismo. E a tante altre terre, che nel mondo sono teatro di cruente contese: mi limito a ricordare il conflitto latente tra l'Etiopia e l'Eritrea, le cui popolazioni sono duramente provate dall'acuirsi di endemiche povertà. Segnatamente per la seconda nazione assistiamo alla fuga di molti giovani verso il Sudan, l'Etiopia e altrove, con la privazione delle migliori risorse per il futuro del Paese.
L'inarrestabile movimento migratorio dei cristiani interessa tutto il Medio Oriente: migliaia e migliaia di uomini e donne costretti a lasciare la casa per avere una vita più dignitosa. Colpiti anche nell'esercizio della libertà religiosa, essi lasciano la terra dei padri in cui si è sviluppata la Chiesa dei primi secoli.
Il fenomeno migratorio va affrontato con umanità e giustizia da parte della comunità internazionale. Benedetto XVI, già in occasione del santo Natale 2006, aveva indirizzato una lettera ai cattolici di queste regioni per incoraggiarli a rimanere dove sono, chiedendo a tal fine il sostegno di tutti. Con gli stessi intenti il Santo Padre ha convocato, per l'autunno prossimo, l'assemblea speciale del sinodo dei vescovi sul Medio Oriente.
È noto il pressante appello pontificio volto al consolidamento dei segni di dialogo fra israeliani e palestinesi, auspicando un abbandono del ricorso a soluzioni parziali o unilaterali a favore di un approccio globale rispettoso dei diritti dei popoli coinvolti. A causa della situazione venutasi a creare nella striscia di Gaza, il Pontefice ha esortato con insistenza a impegnarsi perché il silenzio delle armi venga rispettato, cercando di rilanciare i negoziati di pace, previa rinuncia all'odio e al terrorismo. La Santa Sede non si stancherà mai di ripetere che le soluzioni militari vanno evitate ovunque: il futuro deve passare attraverso relazioni di rispetto e, possibilmente, di fraternità tra i diversi gruppi sociali e religiosi.
È necessario cercare insieme una soluzione negoziata che tenga conto delle aspirazioni legittime delle diverse etnìe, subordinandone gli interessi particolari. I responsabili della vita pubblica dovrebbero impegnarsi nel dialogo e nella riconciliazione, affinché progredisca nella stabilità la convivenza tra i popoli. Allo Stato d'Israele va riconosciuto il diritto a esistere e a godere di pace e sicurezza entro confini accettati internazionalmente e, ugualmente, al Popolo Palestinese deve essere riconosciuto il diritto a una patria sovrana e indipendente, al rispetto della dignità personale e comunitaria e alla libertà di movimento. La fiducia reciproca si rafforzerà solo nell'accoglienza di queste aspettative.
La Siria merita la nostra considerazione, perché può offrire al mondo un esempio di coesistenza e tolleranza pacifica tra religioni. Ricevendo le lettere credenziali dell'ambasciatore presso la Santa Sede nell'anno 2006, Benedetto XVI tenne un discorso molto incisivo per la nazione siriana e l'area circostante, lanciando un forte appello di pace e implorando in quell'anno la cessazione della violenza in Libano, in Terra Santa e in Iraq. Il Pontefice esordì esprimendo la sua ammirazione per la fioritura fin dall'antichità di civiltà e di religioni in quella nazione, che è cara ai cristiani per le innumerevoli testimonianze dell'Apostolo Paolo e di altre eminenti figure del cristianesimo delle origini. Egli aggiunse che, al pari di molti osservatori imparziali, anche la Santa Sede crede che siano possibili soluzioni grazie alla legalità, all'accoglienza delle "rilevanti risoluzioni" delle Nazioni Unite e al riconoscimento internazionale di "confini sicuri". Incoraggiò quel popolo a procedere sulle vie della pace e della stabilità, confidando come il mondo si attenda segni di speranza dai Paesi che godono di significativa influenza in Medio Oriente.
Per quanto riguarda l'Iran, la Santa Sede incoraggia espressamente a proseguire senza sosta la via diplomatica, adottando misure di trasparenza e confidenza reciproche, tenendo sempre conto dell'autentico bene dei popoli che vivono in quell'area.
In Iraq, la fine della violenza terroristica offrirebbe la possibilità di rilanciare la ricostruzione del Paese e di giungere alla auspicabile riconciliazione. Le minacce invece continuano e talora sono esplicitamente rivolte contro la comunità cristiana. In tale quadro, una riforma costituzionale appropriata dovrà salvaguardare i diritti delle minoranze, alleviando il disagio delle popolazioni coinvolte nella guerra e venendo incontro agli sfollati all'interno del Paese e ai profughi che lo lasciano, fra i quali numerosi sono i cristiani.
L'Egitto, le cui vestigia storiche sono straordinarie per antichità e arte, ha visto mescolarsi sul suo territorio culture e religioni che lungo i millenni hanno forgiato la sua identità di popolo saggio. Gli sforzi dell'Egitto in favore della pace e di soluzioni rispettose degli Stati e delle persone sono innumerevoli. Di qui la fiducia positiva nel ruolo che la nazione può svolgere nel panorama incerto dell'area medio-orientale.
Paesi come la Bulgaria e la Romania, di lunga tradizione cristiana, sono entrati nell'Unione europea. Nel cinquantesimo anniversario dei Trattati di Roma, la Santa Sede auspicò la piena tutela della dignità di ogni uomo con particolare riferimento alla libertà religiosa e ai diritti istituzionali delle Chiese. Gli avvenimenti drammatici del secolo scorso inducono gli europei a edificare un futuro libero da ogni oppressione e condizionamento ideologico. Solo attraverso la riconciliazione l'Europa potrà garantirsi un futuro di speranza. E ci rallegriamo per i segnali di pace spuntati nei Balcani e nel Caucaso. Vorremmo tutti vedere in ambedue le regioni non bagliori di guerra, bensì luci di pace, fraternità e perdono a sicurezza per tutti.
Cipro merita una menzione, a motivo dei negoziati in atto e conseguenti alla sua divisione. Sono emerse prospettive nuove che vanno incoraggiate e sostenute dalla comunità internazionale. La visita del Santo Padre nel mese di giugno potrà stimolare la vocazione di pace, fratellanza e riconciliazione propria dell'Isola.
Così il pensiero va alla Turchia, mentre si avvicina il cinquantesimo anniversario delle sue relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Accanto alla popolazione musulmana maggioritaria, vivono comunità cristiane consapevoli della loro antica eredità e del contributo che ancora possono offrire alla civiltà turca ed europea. Nella visita dell'anno 2006, il Santo Padre ebbe modo di esprimere la sua stima per l'islam e di reiterare l'impegno nel dialogo interreligioso in autentico spirito di reciprocità. I cattolici apprezzano la libertà di culto garantita dalla Costituzione turca e sono lieti di contribuire al benessere dei loro concittadini, particolarmente attraverso l'attività educativa, caritativa e sanitaria. Il tanto atteso riconoscimento giuridico e civile permetterebbe alla Chiesa cattolica in Turchia di godere della piena libertà. Posta sul confine fra Europa e Asia, la Turchia può essere un ponte tra aree religiose e culturali diverse, contribuendo fortemente alla stabilità della pace.
Da questo giro d'orizzonte appare chiaramente che la sicurezza del mondo, così come si può rilevare dallo specifico osservatorio del Medio Oriente, permane fragile. La libertà umana è un bene da condividere e di cui siamo responsabili tutti. L'ordine e il diritto la garantiscono. Ma per divenire forza di pace, l'ordine e il diritto vanno saldamente ancorati al diritto naturale, che il Creatore ha posto nel cuore umano, come fermamente insegna la Parola rivelata. Dio stesso non potrà mai essere escluso dall'orizzonte dell'uomo, perché ne è l'origine e il compimento.
(©L'Osservatore Romano - 10 febbraio 2010)