La radice dell’unità dei cristiani

ecumene-2PERUGIA, 17. L’ecumenismo «può crescere in ampiezza soltanto se si radica nella profondità della fede in Gesù Cristo». In questo senso, esso «sta o cade con il mutuo riconoscimento del battesimo, nel quale siamo incorporati a Cristo». È quanto ha affermato, alla vigilia della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, il cardinale Kurt Koch. Il presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, sabato 14, ha partecipato in Umbria, a Città della Pieve, all’annuale incontro del Comitato cattolico di collaborazione culturale con le Chiese ortodosse. Un organismo — ha spiegato l’arcivescovo di Perugia - Città della Pieve, Gualtiero Bassetti, vice presidente della Conferenza episcopale italiana — i cui intendimenti «sono il dialogo e l’approfondimento della conoscenza e delle relazioni con le Chiese ortodosse sorelle, finalità che si concretizzano nella cura e nel sostegno, attraverso borse di studio in discipline ecclesiastiche, di molti sacerdoti ortodossi, i quali possono così completare la loro preparazione in università e istituti cattolici in Italia e in Europa». All’incontro hanno partecipato esponenti di numerosi organismi caritativi internazionali impegnati nel progetto, quali Catholic Near East Welfare Association, Missio, Renovabis, Kirche in Not, Fondazione Fidel Götz. Oltre a rappresentanti della Congregazione per le Chiese Orientali e, ovviamente, del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani per il quale era presente anche il vescovo segretario Brian Farrell. Il cardinale ha evidenziato l’importanza del ruolo che il Comitato compie nei rapporti con l’ortodossia. Esso svolge — è stato detto — una vera e propria diaconia della carità. Al termine della giornata — i membri del Comitato accompagnati dal parroco don Aldo Gattobigio hanno compiuto una visita alla città e incontrato le autorità civili locali — il porporato ha presieduto la celebrazione eucaristica nell’antica cattedrale. Nell’omelia si è soffermato sulla sfida dell’ecumenismo e in particolare sulla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Prendendo spunto dalla figura del Battista e richiamando alla memoria un particolare della famosa Crocifissione di Matthias Grünewald, ha sottolineato come «la nostra vocazione in quanto cristiani e in quanto Chiesa consiste nell’essere, come Giovanni, “indici” viventi che mostrano il Cristo. Più riusciamo a fare questo e più ci avviciniamo gli uni agli altri nella ricerca dell’unità perduta». Infatti, «l’ecumenismo può crescere in ampiezza soltanto se si radica nella profondità della fede in Gesù Cristo. Anche qui Dio si mostra come un Dio che chiama, come un Dio che ci chiama all’unità, superando le nostre divisioni e lacerazioni: questo appello Gesù lo ha riversato nella preghiera pronunciata alla vigilia della sua passione, “perché tutti siano una sola cosa”». In questo senso, ha sottolineato ulteriormente il cardinale, «la responsabilità ecumenica, nella sua più profonda dimensione, consiste nell’ascoltare questa chiamata di Gesù Cristo, nell’avere un cuore recettivo e nel fare nostra la preghiera del Signore». Infatti, «se ascoltiamo questa chiamata e la riconosciamo come chiamata del Signore allora non potrà esserci alcuna alternativa all’impegno ecumenico. La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che ci apprestiamo a celebrare, vuole risvegliare e mantenere viva la nostra consapevolezza del fatto che la principale responsabilità ecumenica consiste nella preghiera per l’unità, descritta dal decreto conciliare sull’ecumenismo come anima di tutto il movimento ecumenico». Non è certamente un caso — ha rilevato ancora il cardinale Koch — «che anche l’impegno ecumenico trova il suo più profondo fondamento nel battesimo, che ci è stato ricordato dalla festa del Battesimo del Signore a conclusione del ciclo delle feste natalizie. Anche l’ecumenismo sta o cade con il mutuo riconoscimento del battesimo, nel quale siamo incorporati a Cristo. Ecumenismo significa infatti aiutarci reciprocamente a tradurre nella vita quotidiana ciò che ci è stato donato nel battesimo, aiutarci gli uni gli altri a vivere da battezzati. In questo atteggiamento di fondo, preghiamo il Dio vivente affinché possiamo riscoprire la nostra vocazione battesimale, affinché riusciamo a vivere come “indici” eloquenti orientati verso il Cristo».

(©L'Osservatore Romano 17 gennaio 2012)