DIALOGO ISLAMO-CRISTIANO: APERTA IERI A BRUXELLES CONFERENZA EUROPEA (CCEE-KEK)
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- Creato: 22 Ottobre 2008
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(M.Chiara Biagioni, inviata Sir a Bruxelles/ Malines) - Si è aperta ieri sera a Malines (Bruxelles) la Conferenza europea cristiano-musulmana che dal 20 al 23 ottobre sta riunendo una cinquantina di partecipanti: sono rappresentanti delle Chiese cristiane europee (cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti) e membri delle comunità islamiche di vari Paesi (Austria, Lussemburgo, Romania, Francia, Portogallo, Italia, Turchia, Norvegia e Belgio). La conferenza - "Essere cittadino di Europa e persona di Fede. Cristiani e musulmani come partner attivi nelle società europee" - è promossa dal Comitato per le relazioni con i musulmani in Europa, organismo della Conferenza delle Chiese europee (Kek) e del Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa (Ccee). "La nostra conferenza - ha detto in apertura Jean Arnold de Clermont, presidente della Kek - si situa al cuore di un progetto: scambiarci le nostre ricchezze spirituali per meglio offrirle ad un mondo che sta cercando di essere migliore. In questo senso, il nostro incontro è fonte di speranza". D'altra parte, "l'Europa che dialoga con la Turchia, l'Europa che è in relazione con i paesi del Mediterraneo, da cui ha ricevuto in eredità l'essenziale della sua cultura, questa Europa non può eludere al dialogo con l'Islam come pure i paesi musulmani non possono fare a meno di mettersi in dialogo con l'Europa dei diritti dell'uomo e dell'autonomia della politica e della religione".
ESSERE MODELLI DI CITTADINANZA
(M.Chiara Biagioni, inviata Sir a Bruxelles/ Malines) - "Come firmatario tra i 138 sapienti musulmani" della lettera "Una Parola Comune tra noi e voi" inviata lo scorso anno alle autorità del cristianesimo cattolico, ortodosso e protestante, "desidero testimoniare la speranza che tramite questa iniziativa, così come tramite questa stessa Conferenza europea cristiano-islamica, cristiani e musulmani sappiano rinnovare la conoscenza reciproca e riconoscere in se stessi e nell'altro quella presenza del Misericordioso che guida il nostro servizio spirituale e ci rende modelli eccellenti di cittadinanza in Europa e nel resto del mondo". Lo ha detto questa mattina l'imam Yahya Sergio Yahe Pallavicini, vice-presidente del Coreis (Comunità religiosa islamica), prendendo la parola alla Conferenza di Bruxelles promossa dal Ccee e dalla Kek. Pallavicini ha dunque parlato ai presenti delle iniziative che si sono promosse in seguito alla Lettera dei 138 saggi musulmani. "Una delegazione dei firmatari di questo documento è stata invitata tre mesi fa ad uno storico confronto presso l'Università di Yale con prestigiosi teologi cristiani e pastori protestanti americani. Qualche settimana fa a Cambridge abbiamo incontrato l'arcivescovo anglicano di Canterbury e ci prepariamo tra pochi giorni al primo Forum Cattolico-Musulmano in Vaticano, che si concluderà con una udienza con papa Benedetto XVI".
Sono – ha detto l’Imam – esempi di “buona pratica” di dialogo islamo-cristiano che “apparentemente coinvolge solo teologi, giuristi, leader religiosi, maestri spirituali, docenti universitari, intellettuali, ma che in realtà può e deve produrre una ricaduta sui credenti e sulle creature ancora sensibili alla vera natura della religione e del dialogo tra le civiltà”. Riguardo alla lettera “Una Parola Comune”, Pallavicini ha detto: alle “forme di strumentalizzazione del dialogo interreligioso”, “ha risposto una corrente di sapienti musulmani che da anni si sono assunti la responsabilità di condividere una rete internazionale di concertazione dottrinale, approfondendo le relazioni tra modernità e tradizione, Oriente e Occidente, fede e ragione, con lo scopo di salvaguardare l’autenticità e l’autonomia dell’ortodossia islamica dai nazionalismi o dalle ideologia puritane”.
INSIEME PER LA DIFESA DELLA LIBERTA' RELIGIOSA
ESSERE MODELLI DI CITTADINANZA
(M.Chiara Biagioni, inviata Sir a Bruxelles/ Malines) - "Come firmatario tra i 138 sapienti musulmani" della lettera "Una Parola Comune tra noi e voi" inviata lo scorso anno alle autorità del cristianesimo cattolico, ortodosso e protestante, "desidero testimoniare la speranza che tramite questa iniziativa, così come tramite questa stessa Conferenza europea cristiano-islamica, cristiani e musulmani sappiano rinnovare la conoscenza reciproca e riconoscere in se stessi e nell'altro quella presenza del Misericordioso che guida il nostro servizio spirituale e ci rende modelli eccellenti di cittadinanza in Europa e nel resto del mondo". Lo ha detto questa mattina l'imam Yahya Sergio Yahe Pallavicini, vice-presidente del Coreis (Comunità religiosa islamica), prendendo la parola alla Conferenza di Bruxelles promossa dal Ccee e dalla Kek. Pallavicini ha dunque parlato ai presenti delle iniziative che si sono promosse in seguito alla Lettera dei 138 saggi musulmani. "Una delegazione dei firmatari di questo documento è stata invitata tre mesi fa ad uno storico confronto presso l'Università di Yale con prestigiosi teologi cristiani e pastori protestanti americani. Qualche settimana fa a Cambridge abbiamo incontrato l'arcivescovo anglicano di Canterbury e ci prepariamo tra pochi giorni al primo Forum Cattolico-Musulmano in Vaticano, che si concluderà con una udienza con papa Benedetto XVI".
Sono – ha detto l’Imam – esempi di “buona pratica” di dialogo islamo-cristiano che “apparentemente coinvolge solo teologi, giuristi, leader religiosi, maestri spirituali, docenti universitari, intellettuali, ma che in realtà può e deve produrre una ricaduta sui credenti e sulle creature ancora sensibili alla vera natura della religione e del dialogo tra le civiltà”. Riguardo alla lettera “Una Parola Comune”, Pallavicini ha detto: alle “forme di strumentalizzazione del dialogo interreligioso”, “ha risposto una corrente di sapienti musulmani che da anni si sono assunti la responsabilità di condividere una rete internazionale di concertazione dottrinale, approfondendo le relazioni tra modernità e tradizione, Oriente e Occidente, fede e ragione, con lo scopo di salvaguardare l’autenticità e l’autonomia dell’ortodossia islamica dai nazionalismi o dalle ideologia puritane”.
INSIEME PER LA DIFESA DELLA LIBERTA' RELIGIOSA
(M.Chiara Biagioni, inviata Sir a Bruxelles/ Malines) - Musulmani e cristiani possono e devono collaborare insieme per “la difesa della libertà religiosa e di coscienza”. Lo ha detto questa mattina il card. Jean Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e vice-presidente del Ccee, delineando alla Conferenza europea cristiano-musulmana (in corso a Bruxelles dal 20 al 23 ottobre) gli ambiti in cui cristiani e musulmani possono collaborare. “E’ nella natura dell’uomo ricercare la verità, aprirsi ad una trascendenza. Questa ricerca e questa apertura non possono non essere liberi. E ciò implica libertà di credere, di esprimere la propria fede, celebrarla, insegnarla e manifestarla”. “Questa libertà religiosa – ha aggiunto il cardinale – implica il rispetto della libertà di coscienza: possibilità cioè di aderire liberamente ad una religione o di abbandonarla”. Il cardinale ha quindi parlato di “reciprocità”. “Non so se il termine è adeguato. Ma so bene cosa c’è dietro, cosa c’è in gioco: e cioè, la credibilità dei discorsi che si fanno.
“So – ha aggiunto – che le cose sono molto complesse sul piano politico e culturale. E che non bisogna confondere l’Islam con le pratiche degli Stati”. “Ma abbiamo bisogno di sentirci dire che esiste davvero una collaborazione tra musulmani e cristiani in Europa per promuovere a livello mondiale quei valori umani che ci sembrano fondamentali”. Nel suo discorso, il card. Ricard ha delineato altri ambiti di collaborazione tra cristiani e musulmani. Tra questi, ha evidenziato la lotta alla esclusione sociale parlando della situazione in cui si trovano a vivere un numero sempre più grande di immigrati nelle città europee: “città o quartieri-ghetto, fallimento scolastico, disoccupazione, sentimento di non aver spazio né avvenire nella società, rancore e violenza nei confronti di una società che non sembra poi così giusta”. “C’è – ha detto l’arcivescovo – tutto un lavoro da fare insieme per prevenire le esplosioni di violenza che possono prodursi in queste situazioni e per far uscire queste persone dalla esclusione”. Un’azione - ha detto l’arcivescovo - che può declinarsi anche a livello locale come “lavoro di pacificazione sociale” che le comunità cristiane e musulmane possono fare insieme nei quartieri così chiamati “difficili”.
DAR VOCE A CHI CREDE NEL DIALOGO
(M.Chiara Biagioni, inviata Sir a Bruxelles/Malines) - Attesa per la riunione che si terrà in Vaticano il 4 e 5 novembre con i 138 firmatari della Lettera "Una Parola comune" perché "è importante che le voci a favore del dialogo si facciano sentire in una società in cui i professionisti della paura e i divulgatori della violenza e dell'odio parlano molto e vengono molto più facilmente ascoltati". A parlare è l'Imam Azzedine Gaci, responsabile del Consiglio regionale del culto musulmano della regione francese Rhone-Alpes caratterizzata da una forte presenza musulmana. "E' evidente - aggiunge Gaci, parlando a margine della Conferenza europea islamo-cristiana del Ccee e Kek in corso a Bruxelles - che in Europa c'è un rinnovato interesse per il dialogo interreligioso, per l'incontro tra le comunità religiose. E' assolutamente necessario che i responsabili religiosi cristiani e musulmani prendano le loro responsabilità, facciano sentire la loro voce e si facciano promotori di un mondo riconciliato". Gaci ritiene importante però che queste iniziative a livello istituzionale abbiano poi "una ricaduta a livello di base. Quello che importa alla fine è ciò che l'imam andrà a dire nella sua predicazione il venerdì in moschea e quello che dirà il sacerdote la domenica a messa. Quindi ben vengano questi incontri a livello istituzionale, ma occorre lavorare alla base e quindi costruire occasioni di incontro tra famiglie cristiane e musulmane e condividere esperienze di vita nel quotidiano".
ABBIAMO COMPIUTO UN PASSO NUOVO
(M.Chiara Biagioni, inviata Sir a Bruxelles/Malines) - “Abbiamo passato molto tempo a capire se era possibile dialogare tra noi. Oggi abbiamo compiuto un passo nuovo. Non si dialoga più sul dialogo. Si dialoga su alcune questioni fondamentali dell’uomo e della società che ci sono comuni, ci interpellano e alle quali dobbiamo rispondere insieme”. Mons. Jean-Luc Brunin, vescovo di Ajaccio, sintetizza così il valore della Conferenza europea islamo-cristiana di Bruxelles che dal 20 al 23 ottobre su iniziativa di Ccee e Kek (organismi che riuniscono tutte le Chiese cristiane d’Europa) sta riunendo una cinquantina di cristiani e musulmani per discutere sul tema della cittadinanza in Europa. Domani la Conferenza si concluderà con una dichiarazione finale. “In questa conferenza - spiega mons. Brunin - stiamo dialogando sulla cittadinanza e su come il nostro essere uomini di fede, cristiani e musulmani, può colorare e determinare questo nostro essere cittadini d’Europa”. Ci sono - a parere del vescovo - molte questioni su cui musulmani e cristiani possono riflettere insieme: “sulla dignità dell’uomo e della donna, sul rispetto della vita dall’inizio fino al suo termine, le riflessioni sulla bioetica, la giustizia sociale, le politiche migratorie, l’educazione alla diversità e alla pluralità”.
Riguardo all’appello dei 138 saggi musulmani e all’incontro che si terrà in vaticano dal 4 al 5 novembre, mons. Brunin parla di iniziative “promettenti per l’avvenire”. E aggiunge: “è la prima volta che dei musulmani abbiano fatto un primo passo per sollecitare un dialogo con i leader cristiani. Ed abbiano anche dato una base sulla quale hanno chiesto di dialogare. E cioè sulla spiritualità e sull’amore a Dio e al prossimo. Su questa base, abbiamo molte cose da dirci”. Gli fa eco l’Imam di Lisbona lo sceicco David Munir. “I musulmani che conoscono davvero l’Islam - dice -, sanno che c’è una radice comune che ci lega al cristianesimo. Per questo i cristiani vengono rispettati. Sfortunatamente nella storia musulmani e cristiani hanno commesso degli errori. Con questi incontri e conoscendoci in profondità, noi impariamo a non commettere più gli errori del passato”. Riguardo poi alla iniziativa di Bruxelles, l’imam ha detto: “Conferenze di questo tipo ci assicurano che non siamo soli, che ci sono molte persone che credono nel dialogo e sono persone che vivono in diverse parti dell’Europa. Questo significa che dopo questa conferenza, ciascuno torna nella proprie comunità per costruire ponti e relazioni rinnovate”.
MANO TESA DA ACCOGLIERE
UN INCONTRO DI LAVORO
(M.Chiara Biagioni, inviata Sir a Bruxelles/Malines) -“Non è stata una conferenza di confronto dottrinale sulle divergenze o convergenze teologiche quanto piuttosto un incontro di lavoro per individuare quelle questioni che ci possono vedere insieme attivi in un comune progetto europeo”. A trarre le prime conclusioni sulla Conferenza europea islamo-cristiana che si concluderà oggi a Bruxelles con la proclamazione di una dichiarazione finale è padre Hans Vocking del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) che insieme alla Kek (Conferenza della Chiese europee) ha promosso l’evento. “Abbiamo avuto innanzitutto la possibilità - dice Hans Vocking - di trascorrere tre giorni con una ventina musulmani che sono arrivati da diversi paesi europei e sono appartenenti a diverse tradizioni per affrontare insieme la questione socio politica della cittadinanza e della responsabilità in quanto uomini e donne di fede nella società europea”. Si è dunque consolidata “quella rete di interlocutori musulmani che permetterà alla Commissione per le relazioni con i musulmani in Europa del Ccee e della Kek di continuare a lavorare”, su alcune piste di lavoro.
NOI ABBIAMO FIDUCIA
(M.Chiara Biagioni, inviata Sir a Bruxelles/Malines) - “Non si tratta di far dipendere il nostro atteggiamento di collaborazione e di dialogo con i musulmani in Europa dai cambiamenti di situazione che ci potranno essere in futuro in altri paesi. Il dialogo può partire da qui ed è per oggi”. Così il card. Jean Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e vice-presidente del Ccee ha voluto chiarire “non tanto il mio pensiero quanto piuttosto è stato detto sulla reciprocità durante questo incontro”. L’arcivescovo parla da Bruxelles dove oggi si conclude la conferenza europea islamo-cristiana promossa congiuntamente dal Ccee e dalla Kek, e dove l’arcivescovo ha tenuto un discorso in apertura parlando tra l’altro anche della libertà religiosa e di coscienza. “Noi - dice al Sir a conclusione dell’incontro - abbiamo fiducia in chi vuole tra i musulmani creare davvero un islam d'Europa, un islam per l'Europa, a partire dalla situazione europea. Noi abbiamo fiducia in loro”. Non solo. Cristiani e musulmani hanno la responsabilità di “gestire un'opinione pubblica europea che può essere tentata dall'islamofobia. Se in alcune parti del mondo ai cristiani viene negata la libertà religiosa e quindi la possibilità di celebrare in luoghi di culto e talvolta rischiano di diventare anche oggetto di discriminazione, queste situazione paradossalmente rischiano di nutrire una sorta di islamofobia in Europa”.
Abbiamo bisogno di entrare nello spirito delle religioni così come nei suoi abiti esteriori. Ci impegniamo ad evitare ogni generalizzazione sugli altri. I diritti umani sono universali ed includono anche la libertà religiosa. Allo scopo di promuoverla auspichiamo un partenariato tra cristiani e musulmani in Europa. La solidarietà con coloro che soffrono dentro e fuori l'Europa deve essere incoraggiata ed una mediazione offerta laddove possibile. Siamo chiamati a costruire ponti tra le culture e le fedi e l'Europa è chiamata ad essere un laboratorio di apprendimento sia per i cristiani che per i musulmani. Il desiderio - conclude la dichiarazione - è che le generazioni future vivano in pace ed in armonia all'interno delle differenze religiose. Il dialogo interreligioso - che non deve essere limitato solo ai cristiani e musulmani ma esteso anche ai fedeli delle altre grandi religioni - deve iniziare in quei luoghi dove i bambini e i giovani si incontrano e cioè nelle scuole, nelle sale dei nostri college e nelle comunità religiose".
Fonte SIR
DAR VOCE A CHI CREDE NEL DIALOGO
(M.Chiara Biagioni, inviata Sir a Bruxelles/Malines) - Attesa per la riunione che si terrà in Vaticano il 4 e 5 novembre con i 138 firmatari della Lettera "Una Parola comune" perché "è importante che le voci a favore del dialogo si facciano sentire in una società in cui i professionisti della paura e i divulgatori della violenza e dell'odio parlano molto e vengono molto più facilmente ascoltati". A parlare è l'Imam Azzedine Gaci, responsabile del Consiglio regionale del culto musulmano della regione francese Rhone-Alpes caratterizzata da una forte presenza musulmana. "E' evidente - aggiunge Gaci, parlando a margine della Conferenza europea islamo-cristiana del Ccee e Kek in corso a Bruxelles - che in Europa c'è un rinnovato interesse per il dialogo interreligioso, per l'incontro tra le comunità religiose. E' assolutamente necessario che i responsabili religiosi cristiani e musulmani prendano le loro responsabilità, facciano sentire la loro voce e si facciano promotori di un mondo riconciliato". Gaci ritiene importante però che queste iniziative a livello istituzionale abbiano poi "una ricaduta a livello di base. Quello che importa alla fine è ciò che l'imam andrà a dire nella sua predicazione il venerdì in moschea e quello che dirà il sacerdote la domenica a messa. Quindi ben vengano questi incontri a livello istituzionale, ma occorre lavorare alla base e quindi costruire occasioni di incontro tra famiglie cristiane e musulmane e condividere esperienze di vita nel quotidiano".
ABBIAMO COMPIUTO UN PASSO NUOVO
(M.Chiara Biagioni, inviata Sir a Bruxelles/Malines) - “Abbiamo passato molto tempo a capire se era possibile dialogare tra noi. Oggi abbiamo compiuto un passo nuovo. Non si dialoga più sul dialogo. Si dialoga su alcune questioni fondamentali dell’uomo e della società che ci sono comuni, ci interpellano e alle quali dobbiamo rispondere insieme”. Mons. Jean-Luc Brunin, vescovo di Ajaccio, sintetizza così il valore della Conferenza europea islamo-cristiana di Bruxelles che dal 20 al 23 ottobre su iniziativa di Ccee e Kek (organismi che riuniscono tutte le Chiese cristiane d’Europa) sta riunendo una cinquantina di cristiani e musulmani per discutere sul tema della cittadinanza in Europa. Domani la Conferenza si concluderà con una dichiarazione finale. “In questa conferenza - spiega mons. Brunin - stiamo dialogando sulla cittadinanza e su come il nostro essere uomini di fede, cristiani e musulmani, può colorare e determinare questo nostro essere cittadini d’Europa”. Ci sono - a parere del vescovo - molte questioni su cui musulmani e cristiani possono riflettere insieme: “sulla dignità dell’uomo e della donna, sul rispetto della vita dall’inizio fino al suo termine, le riflessioni sulla bioetica, la giustizia sociale, le politiche migratorie, l’educazione alla diversità e alla pluralità”.
Riguardo all’appello dei 138 saggi musulmani e all’incontro che si terrà in vaticano dal 4 al 5 novembre, mons. Brunin parla di iniziative “promettenti per l’avvenire”. E aggiunge: “è la prima volta che dei musulmani abbiano fatto un primo passo per sollecitare un dialogo con i leader cristiani. Ed abbiano anche dato una base sulla quale hanno chiesto di dialogare. E cioè sulla spiritualità e sull’amore a Dio e al prossimo. Su questa base, abbiamo molte cose da dirci”. Gli fa eco l’Imam di Lisbona lo sceicco David Munir. “I musulmani che conoscono davvero l’Islam - dice -, sanno che c’è una radice comune che ci lega al cristianesimo. Per questo i cristiani vengono rispettati. Sfortunatamente nella storia musulmani e cristiani hanno commesso degli errori. Con questi incontri e conoscendoci in profondità, noi impariamo a non commettere più gli errori del passato”. Riguardo poi alla iniziativa di Bruxelles, l’imam ha detto: “Conferenze di questo tipo ci assicurano che non siamo soli, che ci sono molte persone che credono nel dialogo e sono persone che vivono in diverse parti dell’Europa. Questo significa che dopo questa conferenza, ciascuno torna nella proprie comunità per costruire ponti e relazioni rinnovate”.
MANO TESA DA ACCOGLIERE
(M.Chiara Biagioni, inviata Sir a Bruxelles/ Malines) - L’appello dei 138 saggi musulmani ai leader delle chiese cristiane è “una mano tesa che viene accettata molto volentieri dai responsabili delle chiese cristiane”. Così mons. Pero Sudar, vescovo ausiliare di Sarajevo, a margine della Conferenza islamo-cristiana che sta riunendo dal 20 al 23 ottobre una cinquantina di musulmani e cristiani a Bruxelles sul tema della cittadinanza europea. Tra i 138 firmatari della Lettera “Una Parola comune” c’è anche il Gran Muftì di Bosnia ed Erzegovina, Mustafa Ceric. “Ritengo che questa iniziativa - dice mons. Sudar - sia molto importante perché è venuta in un momento in cui si temeva uno scontro diretto degli intellettuali e si avvertiva il pericolo che si seguisse la via dello scontro. Questa lettera è una mano tesa. Si tratta quindi di un buon inizio perché si sta finalmente capendo che nessuna religione, nessuna Chiesa o comunità religiosa è credibile oggi nel mondo se non trova modo di collaborare con le altre Chiese e comunità religiose. Vedo queste iniziative con molta speranza e fiducia”. “Noi - aggiunge mons. Sudar - abbiamo una esperienza secolare di convivenza delle diverse etnie e religioni e possiamo testimoniare che questo possibile. D’altra parte possiamo purtroppo anche testimoniare che tutto finisce in una sciagura se il dialogo con l’altro non viene alzato a livello di una opzione preferenziale”.
UN INCONTRO DI LAVORO
(M.Chiara Biagioni, inviata Sir a Bruxelles/Malines) -“Non è stata una conferenza di confronto dottrinale sulle divergenze o convergenze teologiche quanto piuttosto un incontro di lavoro per individuare quelle questioni che ci possono vedere insieme attivi in un comune progetto europeo”. A trarre le prime conclusioni sulla Conferenza europea islamo-cristiana che si concluderà oggi a Bruxelles con la proclamazione di una dichiarazione finale è padre Hans Vocking del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) che insieme alla Kek (Conferenza della Chiese europee) ha promosso l’evento. “Abbiamo avuto innanzitutto la possibilità - dice Hans Vocking - di trascorrere tre giorni con una ventina musulmani che sono arrivati da diversi paesi europei e sono appartenenti a diverse tradizioni per affrontare insieme la questione socio politica della cittadinanza e della responsabilità in quanto uomini e donne di fede nella società europea”. Si è dunque consolidata “quella rete di interlocutori musulmani che permetterà alla Commissione per le relazioni con i musulmani in Europa del Ccee e della Kek di continuare a lavorare”, su alcune piste di lavoro.
“Penso per esempio - dice Vocking - alla revisione da parte musulmana e cristiana dei libri scolastici perché nelle scuole si possa studiare su testi in cui si parla correttamente della tradizione di fede cristiane e musulmana”. Altro obiettivo - prosegue l’esperto del Ccee - “continuare a lavorare insieme a livello di comunità europea, interloquendo con il mondo politico rappresentato dalla Commissione e dal Palarmento europeo e in questo senso questa conferenza è un inizio di un cammino di rapporti istituzionali da portare avanti e approfondire individuando ora le questioni da sottoporre insieme alla comunità politica europea”.
NOI ABBIAMO FIDUCIA
(M.Chiara Biagioni, inviata Sir a Bruxelles/Malines) - “Non si tratta di far dipendere il nostro atteggiamento di collaborazione e di dialogo con i musulmani in Europa dai cambiamenti di situazione che ci potranno essere in futuro in altri paesi. Il dialogo può partire da qui ed è per oggi”. Così il card. Jean Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e vice-presidente del Ccee ha voluto chiarire “non tanto il mio pensiero quanto piuttosto è stato detto sulla reciprocità durante questo incontro”. L’arcivescovo parla da Bruxelles dove oggi si conclude la conferenza europea islamo-cristiana promossa congiuntamente dal Ccee e dalla Kek, e dove l’arcivescovo ha tenuto un discorso in apertura parlando tra l’altro anche della libertà religiosa e di coscienza. “Noi - dice al Sir a conclusione dell’incontro - abbiamo fiducia in chi vuole tra i musulmani creare davvero un islam d'Europa, un islam per l'Europa, a partire dalla situazione europea. Noi abbiamo fiducia in loro”. Non solo. Cristiani e musulmani hanno la responsabilità di “gestire un'opinione pubblica europea che può essere tentata dall'islamofobia. Se in alcune parti del mondo ai cristiani viene negata la libertà religiosa e quindi la possibilità di celebrare in luoghi di culto e talvolta rischiano di diventare anche oggetto di discriminazione, queste situazione paradossalmente rischiano di nutrire una sorta di islamofobia in Europa”.
“Questa è una ragione in più - ha aggiunto il card. Ricard - per affrontare insieme questa sfida, spiegando bene le situazioni e laddove possibile prendere insieme delle posizioni comuni”. Conferenze come quelle di Bruxelles e come quella prevista in vaticano dal 4 al 5 novembre con i 138 saggi musulmani firmatari della Lettera “Una Parola Comune” sono importanti perché aiutano a creare tra cristiani e musulmani “un clima di stima reciproca, di rispetto e di comprensione. Se davvero siamo uomini di religione e restiamo fedeli alle nostre tradizioni religiose, abitandole con intelligenza, è possibile e fecondo l’incontro con l’altro in un clima di amicizia e di stima”.
MUSULMANI E CRISTIANI INSIEME PER L'EUROPA
"Cristiani e musulmani sono chiamati a lavorare fianco a fianco nel modo più opportuno collaborando con lo Stato di cui fanno parte senza tuttavia essere asserviti ai Governi. Crediamo che le comunità religiose e lo Stato debbano lavorare insieme per il bene comune". Dunque ‘no' ad un confinamento della religione alla sfera personale delle persone e alla "richiesta di rinunciare alla propria identità religiosa" attraverso, per esempio, "il divieto di portare o esporre simboli religiosi in pubblico o la soppressione delle festività religiose con il pretesto che tutto ciò possa urtare la sensibilità degli altri credenti o andare contro i principi di uno Stato secolare". Nella dichiarazione finale della conferenza europea islamo-cristiana promossa congiuntamente dal Ccee e dalla Kek che si è chiusa oggi a Malines i 45 rappresentanti cristiani e musulmani, di 16 nazioni europee, hanno così voluto ribadire tutta la loro volontà di dialogo e di collaborazione con lo Stato ma senza rinunciare alla propria dimensione religiosa. "Come cristiani e musulmani - si legge nel testo diffuso oggi - affermiamo che siamo cittadini e credenti, non cittadini o credenti. Crediamo che il futuro delle società europee dipenderà in larga misura dalla nostra volontà come cittadini e persone di fede di preservare e sviluppare le fondamenta culturali e religiose dell'Europa".
Nella dichiarazione i firmatari riaffermano "il principio di integrazione" e riconoscono "il diritto alla libertà di coscienza" quindi "a cambiare la propria religione o a decidere di vivere senza", "il diritto di manifestare pubblicamente le proprie convinzioni religiose senza essere ridicolizzati, intimiditi o ridotti al silenzio da pregiudizi o stereotipi in modo intenzionale o per mancanza di conoscenza". Cristiani musulmani, quali cittadini e uomini di fede, "offrono la loro testimonianza affinché l'essere umano scopra la propria identità attraverso il rapporto con Dio". "Ciò ci spinge a ribadire - si legge ancora nella dichiarazione - l'importanza del ruolo vitale della famiglia, della dignità umana, della giustizia sociale, della cura dell'ambiente" così come "la condanna dell'uso della violenza in nome della religione e di quelle forme ostili di secolarismo militante che crea discriminazione tra i cittadini e che non lascia spazio alla pratica religiosa". Per favorire la mutua conoscenza i firmatari propongono anche "l'apertura delle chiese e delle moschee ai visitatori di altre comunità ed incontri accademici". MUSULMANI E CRISTIANI INSIEME PER L'EUROPA
"Cristiani e musulmani sono chiamati a lavorare fianco a fianco nel modo più opportuno collaborando con lo Stato di cui fanno parte senza tuttavia essere asserviti ai Governi. Crediamo che le comunità religiose e lo Stato debbano lavorare insieme per il bene comune". Dunque ‘no' ad un confinamento della religione alla sfera personale delle persone e alla "richiesta di rinunciare alla propria identità religiosa" attraverso, per esempio, "il divieto di portare o esporre simboli religiosi in pubblico o la soppressione delle festività religiose con il pretesto che tutto ciò possa urtare la sensibilità degli altri credenti o andare contro i principi di uno Stato secolare". Nella dichiarazione finale della conferenza europea islamo-cristiana promossa congiuntamente dal Ccee e dalla Kek che si è chiusa oggi a Malines i 45 rappresentanti cristiani e musulmani, di 16 nazioni europee, hanno così voluto ribadire tutta la loro volontà di dialogo e di collaborazione con lo Stato ma senza rinunciare alla propria dimensione religiosa. "Come cristiani e musulmani - si legge nel testo diffuso oggi - affermiamo che siamo cittadini e credenti, non cittadini o credenti. Crediamo che il futuro delle società europee dipenderà in larga misura dalla nostra volontà come cittadini e persone di fede di preservare e sviluppare le fondamenta culturali e religiose dell'Europa".
Abbiamo bisogno di entrare nello spirito delle religioni così come nei suoi abiti esteriori. Ci impegniamo ad evitare ogni generalizzazione sugli altri. I diritti umani sono universali ed includono anche la libertà religiosa. Allo scopo di promuoverla auspichiamo un partenariato tra cristiani e musulmani in Europa. La solidarietà con coloro che soffrono dentro e fuori l'Europa deve essere incoraggiata ed una mediazione offerta laddove possibile. Siamo chiamati a costruire ponti tra le culture e le fedi e l'Europa è chiamata ad essere un laboratorio di apprendimento sia per i cristiani che per i musulmani. Il desiderio - conclude la dichiarazione - è che le generazioni future vivano in pace ed in armonia all'interno delle differenze religiose. Il dialogo interreligioso - che non deve essere limitato solo ai cristiani e musulmani ma esteso anche ai fedeli delle altre grandi religioni - deve iniziare in quei luoghi dove i bambini e i giovani si incontrano e cioè nelle scuole, nelle sale dei nostri college e nelle comunità religiose".
Fonte SIR