Intervista con il Patriarca ortodosso, Chrysostomos II
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- Creato: 16 Novembre 2008
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Duecento personalità religiose e politiche da oltre 60 Paesi: stanno giungendo in queste ore a Nicosia per partecipare - da questa sera a martedì prossimo - alla 22.ma edizione di "Uomini e Religioni", l'annuale incontro organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio, in collaborazione con la Chiesa ortodossa di Cipro, che nell'edizione 2008 ha per titolo "La civiltà della pace: fedi e culture in dialogo". Un appuntamento che intende contribuire con idee e dialoghi al raggiungimento della pace nel mondo. Da Nicosia, la nostra inviata, Francesca Sabatinelli Cipro: ultimo muro d'Europa non ancora crollato, ma che qualcuno crede potrebbe forse incrinarsi in questi giorni, che vedono la parte sud dell'Isola teatro dell'incontro organizzato da Sant'Egidio, dove oltre a culture e religioni si incroceranno dialogo e diplomazia. A Nicosia - capitale attraversata dalla linea verde che divide il sud dei greco-ciprioti dal nord occupato nel 1974 dalla Turchia - due liturgie hanno già scandito il ritmo di questi giorni. La prima ieri sera, nella chiesa della Santa Croce, tagliata dal confine, con le finestre dell'abside che affacciano sulla parte occupata, separate da un muro dal resto dell'edificio. Qui, il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, alla presenza dell'arcivescovo ortodosso di Cipro, Chrysostomos II, ha indicato le vie per "coltivare il vero talento costituito dalle religioni": accoglienza, pazienza e speranza. Le religioni, ha detto lanciando un appello a sostegno dei cristiani nella regione indiana dell'Orissa, sono "una straordinaria forza vitale per l'umanità".
Questa mattina, poi, la Divina liturgia ortodossa, presenti alcuni cardinali, presieduta da Sua Beatitudine Chrysostmos II, che ha di nuovo sottolineato come questo ritrovo della Chiesa cipriota con le altre Chiese sorelle sia il momento per ripetere che la pace non è un valore relativo ma assoluto. L'intento dei partecipanti è stato dimostrato dal successivo attraversamento del confine di una delegazione: una quarantina di persone tra esponenti delle diverse religioni e personalità della cultura, tra loro molti musulmani, sono passate nella parte occupata, superando il bazar oltre il check point della zona nord di Nicosia, dirette alla moschea Selymie, l'antica cattedrale cattolica di Santa Sofia. Due momenti dunque, ieri e stamane, indicati dagli organizzatori come "l'anteprima di un meeting che entra nell'ultima ferita d'Europa", che nonostante alcuni flebili segnali di distensione, è ancora "alla ricerca di soluzioni spirituali e politiche.
Dal 1974, come detto, Cipro è separata in due, con la parte nord invasa dalla Turchia e tuttora riconosciuta solo da Ankara come autoproclamata Repubblica del nord. Dal 2003, esiste la possibilità di attraversare la linea di demarcazione e da poco è ripreso un delicato processo di pace tra le due parti. La speranza - come spiega al microfono di Francesca Sabatinelli, il Patriarca ortodosso Chrysostomos II, arcivescovo di Nuova Giustiniana e tutta Cipro - è che l'incontro di Sant'Egidio possa contribuire al disgelo:
R. - (parole in greco)
Crediamo che questo incontro avrà un ruolo molto positivo per quanto riguarda il processo di pace a Cipro ma anche in tutto il mondo. Crediamo anche che, per quanto riguarda Cipro, darà i messaggi giusti ai rappresentanti delle due comunità, affinché lavorino con tenacia e con concentrazione per una soluzione giusta per entrambe le comunità, affinché regni finalmente la pace e perché si possa vivere felicemente una accanto all'altra.
D. - Quali sono le attuali difficoltà del negoziato?
R. - (parole in greco)
I problemi del dialogo sono tanti. A Cipro, di sono due Stati e non uno singolo. La volontà è che si dissolva la Repubblica di Cipro per poi formare due Stati indipendenti, che tra loro abbiano una relazione molto sottile, in una sorta di confederazione. Ankara, inoltre, vuole conservare il diritto di mantenere le sue truppe a Cipro, anche dopo una soluzione, con diritto d'intervento, cosa che noi non possiamo accettare. Cipro, però, è uno Stato piccolo per essere diviso in due. La Comunità Europea ha riconosciuto Cipro come un Paese unito, tutto intero, malgrado l'aquis communautaire non venga applicato nella parte occupata. L'Europa ci ha accettati così come siamo e pensa che così possiamo vivere - greci e turchi - in pace.
D. - Durante il suo incontro a Roma con Benedetto XVI, avete entrambi ribadito la volontà di proseguire e intensificare la ricerca della piena unità tra cristiani. Secondo lei, a che punto è, questo cammino?
R. - (parole in greco)
Il dialogo continua. Noi, come Chiesa di Cipro, appoggiamo questo dialogo. Noi abbiamo deciso di ospitarlo l'anno prossimo qui, a Cipro. Come Chiesa locale, noi offriremo i nostri buoni servigi per un esito positivo, perché non è ammissibile che la Chiesa di Cristo sia divisa: la Chiesa deve avere un pastore, deve essere un popolo, un gregge. Non si può continuare a vedere la Chiesa spezzettata: la Chiesa dev'essere unita. E noi faremo di tutto per gettare ponti per unire questa Chiesa.
© Radio Vaticana
Questa mattina, poi, la Divina liturgia ortodossa, presenti alcuni cardinali, presieduta da Sua Beatitudine Chrysostmos II, che ha di nuovo sottolineato come questo ritrovo della Chiesa cipriota con le altre Chiese sorelle sia il momento per ripetere che la pace non è un valore relativo ma assoluto. L'intento dei partecipanti è stato dimostrato dal successivo attraversamento del confine di una delegazione: una quarantina di persone tra esponenti delle diverse religioni e personalità della cultura, tra loro molti musulmani, sono passate nella parte occupata, superando il bazar oltre il check point della zona nord di Nicosia, dirette alla moschea Selymie, l'antica cattedrale cattolica di Santa Sofia. Due momenti dunque, ieri e stamane, indicati dagli organizzatori come "l'anteprima di un meeting che entra nell'ultima ferita d'Europa", che nonostante alcuni flebili segnali di distensione, è ancora "alla ricerca di soluzioni spirituali e politiche.
Dal 1974, come detto, Cipro è separata in due, con la parte nord invasa dalla Turchia e tuttora riconosciuta solo da Ankara come autoproclamata Repubblica del nord. Dal 2003, esiste la possibilità di attraversare la linea di demarcazione e da poco è ripreso un delicato processo di pace tra le due parti. La speranza - come spiega al microfono di Francesca Sabatinelli, il Patriarca ortodosso Chrysostomos II, arcivescovo di Nuova Giustiniana e tutta Cipro - è che l'incontro di Sant'Egidio possa contribuire al disgelo:
R. - (parole in greco)
Crediamo che questo incontro avrà un ruolo molto positivo per quanto riguarda il processo di pace a Cipro ma anche in tutto il mondo. Crediamo anche che, per quanto riguarda Cipro, darà i messaggi giusti ai rappresentanti delle due comunità, affinché lavorino con tenacia e con concentrazione per una soluzione giusta per entrambe le comunità, affinché regni finalmente la pace e perché si possa vivere felicemente una accanto all'altra.
D. - Quali sono le attuali difficoltà del negoziato?
R. - (parole in greco)
I problemi del dialogo sono tanti. A Cipro, di sono due Stati e non uno singolo. La volontà è che si dissolva la Repubblica di Cipro per poi formare due Stati indipendenti, che tra loro abbiano una relazione molto sottile, in una sorta di confederazione. Ankara, inoltre, vuole conservare il diritto di mantenere le sue truppe a Cipro, anche dopo una soluzione, con diritto d'intervento, cosa che noi non possiamo accettare. Cipro, però, è uno Stato piccolo per essere diviso in due. La Comunità Europea ha riconosciuto Cipro come un Paese unito, tutto intero, malgrado l'aquis communautaire non venga applicato nella parte occupata. L'Europa ci ha accettati così come siamo e pensa che così possiamo vivere - greci e turchi - in pace.
D. - Durante il suo incontro a Roma con Benedetto XVI, avete entrambi ribadito la volontà di proseguire e intensificare la ricerca della piena unità tra cristiani. Secondo lei, a che punto è, questo cammino?
R. - (parole in greco)
Il dialogo continua. Noi, come Chiesa di Cipro, appoggiamo questo dialogo. Noi abbiamo deciso di ospitarlo l'anno prossimo qui, a Cipro. Come Chiesa locale, noi offriremo i nostri buoni servigi per un esito positivo, perché non è ammissibile che la Chiesa di Cristo sia divisa: la Chiesa deve avere un pastore, deve essere un popolo, un gregge. Non si può continuare a vedere la Chiesa spezzettata: la Chiesa dev'essere unita. E noi faremo di tutto per gettare ponti per unire questa Chiesa.
© Radio Vaticana