Il velo islamico simbolo di libertà
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- Creato: 18 Luglio 2012
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Press, 2012, pagine 265, dollari 53,63). Il saggio della Elver, attualmente ricercatrice presso il Department of Global & International Studies della Santa Barbara University of California, negli Stati Uniti, ha subito suscitato un grande interesse poiché la libertà o meno
delle donne musulmane di indossare l’hijab fa parte di un più ampio dibattito, nei Paesi occidentali, sui limiti da imporre al rispetto delle tradizioni appartenenti alle comunità di immigrati, specialmente di quelle che professano l’islam. «La mia esperienza in Turchia riguardo il velo è il motivo principale che mi ha spinto a scrivere il libro», ha dichiarato l’autrice in un’intervista pubblicata sul sito in rete www.jadaliyya.com. Per Hilal Elver «la Turchia è una società molto divisa: il novantanove per cento della popolazione è musulmana ed è anche una società molto religiosa. Tuttavia, il Paese ha sviluppato un ordine giuridico secolare e una struttura sociale laica. Quando vivevo lì sentivo questa dualità anche nel mio ambiente familiare: mia madre era una donna colta e una musulmana devota. Durante la mia adolescenza, ho assistito alle difficoltà da lei incontrate, per gran parte della vita, nel tentativo di adattarsi al contesto della Turchia laica». La Elver ricorda il periodo degli anni Novanta, durante il quale lavorava come insegnante nella capitale Ankara. «A quell’epoca — dichiara — sono stata testimone della rigorosa applicazione del divieto del velo nelle università. Questo mi ha dato un contatto diretto con la discriminazione contro le donne musulmane devote e le ragazze. Tutto ciò mi sembrava profondamente sbagliato e anche ingiusto. Si è trattato di un provvedimento emotivamente scioccante per loro, mentre gli uomini, anch’essi musulmani devoti, non hanno problemi analoghi connessi con il loro inserimento nella vita professionale e politica del Paese e all’interno della società». Secondo la scrittrice turca, «questa disparità di trattamento tra uomini e donne e, tra le donne in relazione alla pratica religiosa, è certo molto evidente ». Nel libro non si parla solo della situazione in Turchia, anche se una parte significativa del volume è dedicata a questo Paese dove il velo è stato un tema centrale di controversia. «Nel testo — nota l’autrice — ho sottolineato anche le decisioni influenti della Corte europea dei diritti dell’uomo e ho citato i dibattiti sul velo sorti in alcuni Paesi cardine europei come la Francia e la Germania. E non ho di certo ignorato la rilevanza che questi problemi hanno ora negli Stati Uniti, soprattutto dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 quando l’islamofobia ha interferito pesantemente nella vita quotidiana degli americani musulmani in vari modi. Guardando a queste diverse impostazioni nazionali, ho ricavato molte indicazioni utili che mi hanno permesso di vedere e di interpretare situazioni contestuali differenti nei vari Paesi anche se — ha spiegato — l’esito di tali indagini è stato sorprendentemente convergente » . Sui suoi progetti di pubblicazioni future, Hilal Elver ha dichiarato che le tematiche che le interessano riguardano anche culture e tradizioni religiose diverse da quelle islamiche. «Attualmente — ha dichiarato — sto lavorando su due progetti: il primo è un’analisi dei giudizi espressi dalla Corte europea per i diritti dell’uomo riguardanti il caso sulla legittimità dell’esposizione del crocifisso in un’aula scolastica di un liceo in Italia. Penso che sia importante mettere a confronto il parere della Corte sul caso del crocifisso con la questione del velo islamico esaminato in precedenza. Credo che i giudici abbiano espresso una visione diversa sul crocifisso, rispetto alla giurisprudenza considerata per i casi che hanno riguardato l’hijab, accettando l’idea che il crocifisso non è solo un simbolo religioso ma anche un simbolo culturale dell’Italia; quindi, l’esposizione di un crocifisso non deve essere considerata una violazione della libertà di religione o di laicità». L’analisi che la ricercatrice si propone di svolgere fornirà una più approfondita comprensione in merito all’interpretazione della Corte europea sullo stesso principio di tradizione religiosa e culturale, interpretazione che, per la Elver, è diversa a seconda che si tratti di questioni che riguardano il cristianesimo o l’islam. Il secondo progetto riguarda, invece, la rilevanza dei diritti umani di fronte al cambiamento climatico e le questioni strettamente collegate con la tutela dell’ambiente e la difesa della sicurezza umana. Hilal Elver chiude l’intervista sottolineando che, per le molteplici implicazioni, la sua analisi della controversia sul velo islamico mette in evidenza una serie di valori fondamentali e approfondisce i principali temi contemporanei.
© Osservatore Romano - 15 luglio 2012
delle donne musulmane di indossare l’hijab fa parte di un più ampio dibattito, nei Paesi occidentali, sui limiti da imporre al rispetto delle tradizioni appartenenti alle comunità di immigrati, specialmente di quelle che professano l’islam. «La mia esperienza in Turchia riguardo il velo è il motivo principale che mi ha spinto a scrivere il libro», ha dichiarato l’autrice in un’intervista pubblicata sul sito in rete www.jadaliyya.com. Per Hilal Elver «la Turchia è una società molto divisa: il novantanove per cento della popolazione è musulmana ed è anche una società molto religiosa. Tuttavia, il Paese ha sviluppato un ordine giuridico secolare e una struttura sociale laica. Quando vivevo lì sentivo questa dualità anche nel mio ambiente familiare: mia madre era una donna colta e una musulmana devota. Durante la mia adolescenza, ho assistito alle difficoltà da lei incontrate, per gran parte della vita, nel tentativo di adattarsi al contesto della Turchia laica». La Elver ricorda il periodo degli anni Novanta, durante il quale lavorava come insegnante nella capitale Ankara. «A quell’epoca — dichiara — sono stata testimone della rigorosa applicazione del divieto del velo nelle università. Questo mi ha dato un contatto diretto con la discriminazione contro le donne musulmane devote e le ragazze. Tutto ciò mi sembrava profondamente sbagliato e anche ingiusto. Si è trattato di un provvedimento emotivamente scioccante per loro, mentre gli uomini, anch’essi musulmani devoti, non hanno problemi analoghi connessi con il loro inserimento nella vita professionale e politica del Paese e all’interno della società». Secondo la scrittrice turca, «questa disparità di trattamento tra uomini e donne e, tra le donne in relazione alla pratica religiosa, è certo molto evidente ». Nel libro non si parla solo della situazione in Turchia, anche se una parte significativa del volume è dedicata a questo Paese dove il velo è stato un tema centrale di controversia. «Nel testo — nota l’autrice — ho sottolineato anche le decisioni influenti della Corte europea dei diritti dell’uomo e ho citato i dibattiti sul velo sorti in alcuni Paesi cardine europei come la Francia e la Germania. E non ho di certo ignorato la rilevanza che questi problemi hanno ora negli Stati Uniti, soprattutto dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 quando l’islamofobia ha interferito pesantemente nella vita quotidiana degli americani musulmani in vari modi. Guardando a queste diverse impostazioni nazionali, ho ricavato molte indicazioni utili che mi hanno permesso di vedere e di interpretare situazioni contestuali differenti nei vari Paesi anche se — ha spiegato — l’esito di tali indagini è stato sorprendentemente convergente » . Sui suoi progetti di pubblicazioni future, Hilal Elver ha dichiarato che le tematiche che le interessano riguardano anche culture e tradizioni religiose diverse da quelle islamiche. «Attualmente — ha dichiarato — sto lavorando su due progetti: il primo è un’analisi dei giudizi espressi dalla Corte europea per i diritti dell’uomo riguardanti il caso sulla legittimità dell’esposizione del crocifisso in un’aula scolastica di un liceo in Italia. Penso che sia importante mettere a confronto il parere della Corte sul caso del crocifisso con la questione del velo islamico esaminato in precedenza. Credo che i giudici abbiano espresso una visione diversa sul crocifisso, rispetto alla giurisprudenza considerata per i casi che hanno riguardato l’hijab, accettando l’idea che il crocifisso non è solo un simbolo religioso ma anche un simbolo culturale dell’Italia; quindi, l’esposizione di un crocifisso non deve essere considerata una violazione della libertà di religione o di laicità». L’analisi che la ricercatrice si propone di svolgere fornirà una più approfondita comprensione in merito all’interpretazione della Corte europea sullo stesso principio di tradizione religiosa e culturale, interpretazione che, per la Elver, è diversa a seconda che si tratti di questioni che riguardano il cristianesimo o l’islam. Il secondo progetto riguarda, invece, la rilevanza dei diritti umani di fronte al cambiamento climatico e le questioni strettamente collegate con la tutela dell’ambiente e la difesa della sicurezza umana. Hilal Elver chiude l’intervista sottolineando che, per le molteplici implicazioni, la sua analisi della controversia sul velo islamico mette in evidenza una serie di valori fondamentali e approfondisce i principali temi contemporanei.© Osservatore Romano - 15 luglio 2012