
«È Cristo che vive in te. Dostoev-skij. L’immagine del mondo e dell’uomo: l’icona e il quadro» è il titolo della mostra — curata da Ta t ’jana Kasatkina e Arina Kouz-netsova in collaborazione con Ele-na Mazzola, Uberto Motta, Ales-sandro Rovetta e docenti e studenti di varie università russe e italiane — che il Meeting per l’amicizia tra i popoli quest’anno dedica alle immagini nelle opere di Dostoev-skij, mettendone in evi-denza la funzione. L'immagine "bicomposta” usata dallo scrittore cela — e svela — il volto eterno che si ritro-va sotto il sembiante della realtà; la mostra vuole evidenziare come nelle situazioni più taglienti e bru-cianti del quotidiano siano ricono-scibili gli avvenimenti della storia evangelica e indicare visivamente attraverso quali mezzi concreti — la tradizione della pittura sacra cattolica e quella delle icone orto-dosse — Dostoevskij ha creato que-ste immagini. L’icona e il quadro, visti attra-verso il prisma del metodo creati-vo dello scrittore, si rivelano complementari, l’una rivolta verso l’al-tro nella creazione della cultura cristiana: l’icona guarda l’uomo, procede in direzione dell’uomo dalle regioni del divino, mentre i quadri sacri si rivolgono a Dio prendendo le mosse dalla profon-dità del nostro mondo. Ma allo stesso tempo l’icona si trova anche nelle profondità più recondite dell’uomo stesso e il quadro guar-da a Dio con i Suoi stessi occhi. I due tipi di immagini del mondo cristiano, alla base dei quali c’è la doppia natura di Cristo, riprodu-cono in ogni singola rappresenta-zione l’unica immagine di Colui che, essendo contemporaneamente Dio e uomo, è la via e il ponte tra due mondi. «L’immagine bi-composta è una proprietà che i testi di Dostoevskij hanno in comune con la realtà che ci circonda, se noi cerchiamo di guardarla in modo cristiano — si legge nella presentazione della mostra — la contemporaneità ha in sé le proprietà dell’eterno. Nel modo in cui costruisce le immagi-ni Dostoevskij segue, recupera e trasfigura la tradizione più profon-da della cultura dell’Europa occidentale.
© osservatore Romano - 12 agosto 2012