TRAGEDIA SILENZIOSA
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- Creato: 25 Novembre 2008
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La tragedia "silenziosa" di tante famiglie romene divise tra chi rimane in patria e chi invece è costretta a partire per l'Italia per sostenere economicamente la famiglia. A raccontarla è stato questa mattina al convegno nazionale dei delegati diocesani per l'ecumenismo e il dialogo mons. Siluan, vescovo per l'Italia della Chiesa ortodossa romena. Secondo gli ultimi dati del Rapporto Caritas, sono più di un milione i romeni che vivono nel nostro Paese e circa il 90% appartiene alla Chiesa ortodossa. "La tragedia - ha detto il vescovo - è che sono spesso le madri a lasciare la Romania, i figli e il marito. Sono spesso le donne a venire in Italia e non per scelta ma perché obbligate a lavorare in Italia per dare alle loro famiglie la possibilità di acquistare un appartamento e ai loro figli di studiare o di sposarsi. Ma queste situazioni portano anche vere e proprie tragedie". Oltre alle separazioni, il vescovo romeno ha parlato della "tragedia vissuta dai bambini rimasti in Romania". Ed ha aggiunto: "Ci stiamo confrontando con un fenomeno nuovo e drammatico; quello di bambini di 12 e 13 anni che si suicidano perché non sopportano la separazione". C'è poi la "tragedia delle madri, sposate in Romania, e violentate in Italia che si ritrovano incinta. E' una tragedia talmente dolorosa che è difficile anche solo parlarne perché queste donne si trovano tra la decisione di abortire e la paura di essere ripudiate dal marito". Ma c'è anche un risvolto positivo ed è quello - ha aggiunto mons. Siluan - dei "tanti bambini che qui in Italia ritrovano con i loro genitori una vita cristiana, una nuova vita, anche tramite i sacramenti, la preghiera, la fede che praticano". E tutto questo - ha riconosciuto i vescovo - avviene anche grazie alle diocesi italiane che mettono a disposizione degli ortodossi romeni luoghi e parrocchie per la celebrazione della Divina Liturgia. Da qui l'appello del vescovo romeno "alle famiglie italiane, affinchè facciano tutto il possibile perché le badanti possano andare in Chiesa il sabato o la domenica", favorendo "quel fervore spirituale" che per tanti diventa anche una fonte di "vita nuova e possibile".
© SIR
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