CON COMPETENZA E SPIRITO DI DISCERNIMENTO

Il dialogo "non si improvvisa", richiede "competenza e spirito di discernimento", rifugge da "atteggiamenti ingenui" e soprattutto non esime chi lo pratica di annunciare la propria fede. Lezioni di dialogo ecumenico ed interreligioso. A darle questa mattina ai delegati per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso è stato mons. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, intervenendo al Convegno Cei, in corso a Roma fino al 27 novembre. Riguardo al dialogo ecumenico, mons. Amato ha parlato del dialogo della carità e della verità. "Il dialogo della carità - ha detto - è fatto di accoglienza, di ascolto e stima reciproca". "Spiana la via al dialogo della verità" e - ha aggiunto - "Sono convinto che le visite, l'amicizia, lo scambio dei doni riescono a diradare la densa nebbia dei pregiudizi storici e psicologici" di cui sembra soffrire oggi il dialogo tra le Chiese cristiane. "Il dialogo della verità - ha subito precisato mons. Amato - non si improvvisa, richiede competenza, spirito di comprensione e riguarda contenuti teologici non negoziabili". "I due dialoghi corrono su binari diversi, ma alla fine convergenti e procedono a due velocità. Il dialogo della carità è certamente più veloce ma il dialogo della verità corre più sicuro e con frutti certi perché fa luce sul molto che ci unisce e chiarisce ciò che ancora ci divide". Se nel dialogo ecumenico, le Chiese hanno "una piattaforma comune e condivisa", nel dialogo interreligioso questa "base non c'è", pertanto - ha detto mons. Amato - "diverse sono le finalità dei due dialoghi": "Scopo del dialogo ecumenico è il raggiungimento dell'unità dei cristiani nell'unica Chiesa di Cristo". Finalità invece del dialogo interreligioso non è - "come alcune correnti teosofiche lasciano intendere" - la creazione di "una religione universale, sincretistica, che riconosce un minimo comune denominatore presente in tutte le religioni". Sconfinato è l'orizzonte in cui si può concretamente attuare il dialogo interreligioso: dall'azione per il raggiungimento della pace nel mondo, alla tutela della libertà religiosa, alla protezione della vita soprattutto se indifesa. Anche nel dialogo interreligioso si richiede competenza ed una profonda conoscenza della propria identità religiosa. "Non si può fare tabula rasa della propria identità cristiana. Molti teologi, per esempio, per arrivare ad un Dio comune a tutti, mettono tra parentesi la figura chiave del cristianesimo che è Gesù". "Ma - ha avvertito il prefetto - per entrare nel territorio altrui, il miglior atteggiamento è mostrare la propria carta di identità". Infine, "il dialogo non elimina l'evangelizzazione e l'annuncio della propria fede nonché la chiamata alla conversione e al battesimo".
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