Difficile ma non impossibile
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- Creato: 20 Agosto 2012
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La riconciliazione voluta dalle due Chiese va ben oltre ogni valutazione politicaAnna T.Kowalewska - Sir Europa (Polonia)
Un dialogo fraterno. “La voce comune delle due Chiese risuona più forte”, rammenta il giornale ricordando le parole del Patriarca: “Le relazioni tra Paesi al giorno d’oggi sono costruite esclusivamente sulla base degli interessi economici, dimenticando gli aspetti morali”, nella convinzione però di “riuscire con l’aiuto di Dio a vedere i frutti del dialogo fraterno tra polacchi e russi”. Davanti al castello reale di Varsavia alcune persone hanno salutato i firmatari del messaggio con le parole: “Benvenuti fratelli slavi”. Vi erano però anche dei gruppi con striscioni che dicevano: “La falsa riconciliazione mira a coprire i crimini sovietici della Nkvd e Kgb perpetrati contro la Polonia e i polacchi”. Il noto storico del periodo comunista, Jan Zaryn, sottolinea che il messaggio costituisce “una sfida tanto più difficile quanto non solo non ignora la storia, ma incoraggia una memoria storica comune”. Alcuni commenti relativi all’incontro del patriarca Kirill con il presidente polacco Komorowski e il presidente del Senato Borusewicz interpretano questo gesto come realizzazione dei piani del Cremlino (in considerazione dei legami tra il presidente russo e il Patriarca), mentre per certe fazioni della destra polacca il documento potrebbe essere addirittura ispirato dallo stesso Putin intenzionato a celare alcuni crimini del Kgb e a non svelare la verità sulla catastrofe dell’aereo presidenziale nel 2010 a Smolensk.
Una lettera pastorale. Mons. Henryk Muszynski, convinto della necessità di far conoscere a fondo il messaggio a tutta la società civile ha preannunciato una lettera pastorale dell’episcopato dedicata al documento. “La parola ‘perdono’ deve essere pronunciata in piena consapevolezza e con la fiducia reciproca”, avverte. Il presule, memore che negli anni dal 1945 al 1956 oltre 40 mila persone hanno perso la vita per mano dei servizi di sicurezza e altre formazioni militari del regime comunista, afferma: “Sappiamo che molte persone non se la sentono ancora di offrire il loro perdono, e proprio per questo chiediamo di pregare affinché quel processo possa maturare”. Rispettando le convinzioni di ciascuno, aggiunge, “dobbiamo guardare il futuro e trarre conclusioni dal nostro tragico passato”. Il patriarca Kirill durante la visita a Varsavia, oltre a deporre le corone di fiori al monumento del Milite ignoto e al cimitero dell’Armata Rossa ha anche pregato sulla tomba del p. Jerzy Popieluszko, massacrato dai servizi di sicurezza della Polonia comunista nell’ottobre del 1984.
Non è un messaggio politico. Adam Michnik, direttore del quotidiano “Gazeta Wyborcza”, commentando il messaggio, non senza sarcasmo, s’interroga se, quando nel documento si parla del dialogo, della tolleranza e del rispetto della dignità umana, questi siano riferiti solo ai cattolici e ortodossi o anche a “coloro che la pensano diversamente come liberali, socialdemocratici, atei e gay”, e rammenta che “la verità e la dignità dell’uomo o sono per tutti o non ci sono per nessuno”. Michnik osserva inoltre che “l’essenza dei regimi come il nazismo o il bolscevismo non stava nell’ateismo ma nel terrore totalitario volto a distruggere ogni legame sociale, conformemente al principio che ogni uomo è proprietà dello Stato”, e quindi “tali regimi massacravano gli atei altrettanto spesso e senza scrupoli come lo facevano con i cristiani”. Rivendicando nell’articolo “una dignità per tutti, anche per gli atei”, Michnik sembra dimenticare però che il messaggio congiunto della Chiesa polacca e della Chiesa ortodossa russa volutamente non è un messaggio politico e non vuole offrire un’interpretazione della storia.
La terribile eredità del comunismo. E proprio delle idee ugualmente confuse sembrano aver ispirato le ragazze della “Pussy Riot” che sono state condannate a Mosca a due anni di lager perché a febbraio avevano manifestato contro il presidente Putin nella cattedrale ortodossa di Mosca, commettendo quindi un atto sacrilego. La condanna è arrivata in contemporanea con la firma del messaggio a Varsavia, e con un gesto di sostegno da parte di un gruppo femminista ucraino che per protestare (in nome della democrazia) ha raso al suolo una grande croce di legno eretta in memoria delle vittime della Nkvd (polizia segreta sovietica). E qui il solo accostamento dei fatti e delle circostanze svela forse la più terribile eredità del comunismo: la perdita delle radici e della memoria, contro la quale Kirill vuole vincere, alleandosi con la Polonia tenacemente e tradizionalmente attaccata alla Chiesa e al cristianesimo.
L’apprezzamento del Nunzio. Il nunzio apostolico a Varsavia, mons. Celestino Migliore, valutando positivamente la firma del documento si è detto “convinto che oggi Mosca e Vaticano sono più vicine” e non tanto da un punto di vista teologico (poiché in quel campo non ci sono dei problemi particolari) ma “per ciò che riguarda le relazioni dei fedeli di entrambe le Chiese”. “Ciò avviene grazie alla buona volontà d’entrambe le parti”, ha sottolineato l’arcivescovo. A Varsavia si dice che l’incontro tra il Patriarca e il Papa potrebbe avvenire in Finlandia. Speriamo .
© www.agensir.it - 20 agosto 2012