La salvaguardia dei luoghi santi, nuova frontiera del dialogo ecumenico

di Vittorio Formenti

san-giacomo-gerusalemme.jpgCommemorando il cinquantesimo anniversario dell'elezione del beato Giovanni xxiii, Papa Benedetto XVI ha affermato:  "Ha aperto in Oriente e in Occidente orizzonti di fraternità tra i cristiani e di dialogo con tutti". Nella storia dell'ecumenismo i gesti concreti hanno sovente anticipato i principi ispiratori del dialogo, ottenendo talvolta risultati insperati. Così è ben risaputo che il beato Giovanni xxiii ha largamente anticipato con la sua testimonianza, già da nunzio apostolico in Bulgaria, Grecia e Turchia, una prassi di dialogo che sarebbe poi stata recepita dalle enunciazioni del decreto conciliare sull'ecumenismo Unitatis redintegratio. In occasione dell'incontro con il Patriarca Karekin ii, Catholicos di tutti gli Armeni nello scorso mese di maggio, il Santo Padre ebbe ancora a dire che le divisioni si possono sanare "in modi sorprendenti e spesso inattesi". È sicuramente nel solco di uno di questi modi che un'intensa, fraterna amicizia tra armeni e cattolici, un comune sentire, ha prodotto la nascita di un ambizioso progetto finalizzato al restauro completo della cattedrale del Patriarcato Armeno Ortodosso di Gerusalemme, dedicata a San Giacomo, monumento unico che custodisce i resti mortali di due apostoli:  Giacomo di Zebedeo, il maggiore, primo vescovo di Gerusalemme e fratello di Giovanni - e dunque radice prima della diffusione dell'annuncio cristiano, nonché primo degli apostoli a essere martirizzato - e Giacomo di Alfeo, il minore. 

La cattedrale è un raro gioiello architettonico del xii secolo, con molti abbellimenti del XVIii, aggiunti durante i lavori di rinnovamento voluti dal Patriarca Gregorio Portatore della Catena (1715-1749). È tra gli edifici cristiani del Medio Oriente che più generano meraviglia e reverenziale rispetto, ricco di dipinti, ceramiche e decorazioni musive, pur se non sempre se ne trova traccia di citazione nelle guide ufficiali della Terra Santa. Attualmente necessita di un urgente e radicale restauro a causa di numerosi agenti, primo fra tutti l'umidità, che ne hanno minato la struttura, ma non ultimi alcuni interventi precedenti, oggi giudicati inadatti e controproducenti. Mediante il passaparola qualcuno in Italia, una volta ancora, ha recepito la necessità e l'urgenza di venire in soccorso al monumento bisognoso di cure urgenti. Ne è scaturita, a cura di alcuni amici sensibili, l'iniziativa di una fondazione, denominata "Pro Sacris Locis", con lo scopo primario di creare occasioni di incontro ecumenico tra mondi che si rifanno all'unico Vangelo di Cristo, ma che per varie ragioni storiche hanno seguito lungo il corso dei secoli itinerari differenti di comunione ecclesiale. Tale fondazione, nata in ambito cattolico, ha ottenuto il patrocinio da parte della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, e si è assunta il non facile compito di gestire il progettato intervento di recupero radicale della cattedrale di San Giacomo, classificata dall'Unesco come patrimonio dell'umanità. L'iniziativa è ormai in fase avanzata di studio, e verrà presentata ufficialmente a Roma nella prossima primavera. Il Santo Padre Benedetto XVI ne è già stato informato, e ha espresso il suo compiacimento con un beneaugurante pensiero.
Naturalmente il nuovo organismo funge anche da collettore e traino per le donazioni e offerte finalizzate all'oneroso intervento di restauro. A tale fine è stato costituito un prestigioso comitato d'onore del quale fanno parte in primis Sua Santità il Patriarca Karekin ii, Catholicos e Supremo Patriarca di tutti gli Armeni, e Sua Beatitudine l'arcivescovo Torkom Manoogian, 96° Patriarca Armeno di Gerusalemme. In ambito cattolico hanno subito aderito con entusiasmo i cardinali Leonardo Sandri, Walter Kasper, Renato Raffaele Martino e Francesco Marchisano, l'arcivescovo Gianfranco Ravasi e Luciano Monari, vescovo di Brescia, nonché Adriano Paroli, sindaco della medesima città, il quale ha manifestato l'intenzione di collaborare fattivamente al progetto. In contemporanea è nato un comitato scientifico, che vede la collaborazione da parte Armena Ortodossa dell'arcivescovo Nourhan Manougian, Vicario del Patriarcato di Gerusalemme e, da parte cattolica, di monsignor Raphael F. Minassian, esarca di Gerusalemme e Amman. Supervisore artistico sarà monsignor Ivo Panteghini, per anni direttore del Museo di Arte Sacra di Brescia, consultore della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, il quale si avvarrà della collaborazione di numerosi studiosi, docenti universitari e tecnici di alto livello professionale, primo fra tutti l'architetto bresciano Fabrizio Viola, autore di progetti di nuove chiese di riconosciuto valore artistico e architettonico. Tale comitato ha già compiuto un lungo viaggio a Gerusalemme, durante il quale sono stati presi i primi rilievi che saranno oggetto di un dettagliato programma di studio e di successivo intervento.
Si è trattato di un primo incontro con le autorità Armene che ha subito fatto registrare fiducia reciproca. La visita del comitato si è poi allargata anche alla basilica della Tomba di Maria e all'Orto degli Ulivi, altri luoghi sacri curati dal Patriarcato Armeno. Va aggiunto che la fondazione Pro Sacris Locis, con le società collegate, si propone di estendere il programma di interventi anche ad altre chiese cristiane, oltre che a luoghi custoditi dagli stessi cattolici. Iniziative che mettono in risalto il pensiero tanto caro al servo di Dio Giovanni Paolo ii riguardante le comuni radici cristiane dell'Europa, aprendo nel contempo la porta a un dialogo ecumenico basato sulla salvaguardia di monumenti che legano tutti i luoghi di culto della cristianità. Esaurito il periodo di studio e di progettazione, si pensa - almeno è l'auspicio - che i lavori di restauro potranno iniziare entro l'anno 2009.

(©L'Osservatore Romano - 29 novembre 2008)