Il dovere di proteggere i rifugiati
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- Creato: 04 Maggio 2013
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BERNA, 3. Modifiche «contrarie all’obiettivo-chiave del diritto d’asilo, ovvero la protezione delle persone perseguitate»; misure urgenti che «pongono falsi accenti e dissimulano sotto molti aspetti le esigenze di una politica dell’asilo umanitaria» che si fondi sulla giustizia e conduca a soluzioni praticabili: critiche alla riforma della legge sull’asilo in Svizzera sono venute ieri dalla commissione Giustizia e Pace della Conferenza episcopale, dalla Federazione delle Chiese protestanti, dalla Chiesa cattolica-cristiana e dalla Comunità di lavoro delle Chiese cristiane. In una conferenza stampa svoltasi a Köniz, vicino Berna, Giustizia e Pace e le Chiese cristiane elvetiche hanno espresso contrarietà ad alcune delle modifiche che, a loro avviso, renderebbero più difficile l’accoglienza dei rifugiati nel Paese. Le Chiese — si legge in un comunicato — ritengono che «bisogna garantire procedure di asilo eque agli esseri umani in fuga». L’imp egno per le persone senza protezione o in cerca di protezione «è un compito fondamentale delle Chiese cristiane fin dalle loro origini. L’asilo è un atto di umanità e di solidarietà» e «la concorrenza delle convinzioni politiche ha termine là dove l’umanità stessa è in gioco». Dall’entrata in vigore della legge, nel 1981, sono state intraprese dieci revisioni per renderla più severa ma «niente hanno potuto cambiare al fatto che degli esseri umani sono costretti a fuggire dal proprio Paese e a chiedere asilo in Svizzera». L’unica cosa che, di contro, è stata ottenuta è che «il destino individuale dei richiedenti asilo è stato appena preso in considerazione e che essi si ritrovano sospettati di essere dei delinquenti che cercano unicamente di sfruttare il nostro Stato sociale». Una delle modifiche alla legge — sulle quali i cittadini elvetici sono chiamati a pronunciarsi domenica 9 giugno — sopprime la possibilità di depositare domanda di asilo in un’ambasciata svizzera all’estero. Le conseguenze, affermano le Chiese cristiane, sono drammatiche soprattutto per donne, bambini, anziani e malati: «Molti rifugiati saranno spinti a ricorrere alle bande di pass e u rs . Per i perseguitati più poveri quest’ultima possibilità di fuga è impossibile». Critiche anche alla proposta di ridurre da trenta a dieci giorni i termini per i ricorsi concessi ai richiedenti asilo. Giustizia e Pace — firmataria della nota e intervenuta inoltre con un proprio documento intitolato «Protezione dei rifugiati. La Svizzera di fronte ai suoi doveri» — condivide tali perplessità e sottolinea che «l’asilo delle ambasciate fornisce un contrappeso considerevole nella lotta a soluzioni disumane» come quella appunto di pagare degli “intermediari” e di intraprendere viaggi ad alto rischio. «Da un punto di vista puramente cristiano», osserva la commissione episcopale, «la protezione delle persone perseguitate e minacciate è più importante dei doveri, in sé comprensibili, che gli Stati hanno di arginare l’immigrazione». Giustizia e Pace non è d’accordo poi sulla previsione di centri specifici dove far alloggiare richiedenti asilo che minaccino la sicurezza e l’ordine pubblico o che, per il loro comportamento, attentino al funzionamento dei centri di registrazione. Secondo la commissione, ci sarebbe il pericolo concreto di privare arbitrariamente della libertà questi individui, facendoli diventare persone di “seconda classe”, con la conseguenza di stigmatizzarle e di e m a rg i n a r l e . Le Chiese cristiane — sottolinea il comunicato congiunto — sostengono i richiedenti asilo dopo il loro arrivo in Svizzera e offrono accompagnamento spirituale e aiuto giuridico nei centri di registrazione e di procedura: «È nel rapporto con i più bisognosi che si manifesta il cuore del Vangelo».
© Osservatore Romano - 4 maggio 2013