Una visione che cambiò il mondo
- Dettagli
- Creato: 09 Agosto 2013
- Hits: 1307
di VLADISLAV TZYPIN La memoria di Costantino nella Chiesa ortodossa è legata a quella di sua madre Elena. Nei testi liturgici dedicati ai due santi viene sottolineata in modo particolare la visione, avuta dall’imp eratore, dell’immagine della Croce nel cielo, che ha preceduto la sua vittoria sulla Roma dominata dall’usurpatore Massenzio e la sua conversione alla fede in Cristo, come nel tropario della festa: «Dopo aver visto l’immagine della tua croce nel cielo prima della battaglia, come l’apostolo Paolo, ho ricevuto la fede e la benevolenza da Dio e non dalle persone. Tra i re sono il tuo apostolo e a te affido il regno.
O Signore, unico amico dell’uomo, salvalo sempre con le preghiere della Vergine». Così, nel culto ortodosso, dedicato ai santi Costantino ed Elena, è contenuta una preghiera per il benessere di Roma: «Salva sempre il mondo con le preghiere della Vergine, unico amico dell’uomo». In un testo liturgico per la festa, che ricorre il 21 maggio, si ricorda un’altra apparizione della Croce e il ritrovamento a Gerusalemme da parte della madre dell’imp eratore: «Primo regnante sui cristiani voluto da Dio, Costantino, tu hai preso lo scettro poiché a te sulla terra apparve il segno salvifico della Croce; hai conquistato tutti i popoli ai piedi dei romani, avendo un’invincibile e insuperabile arma, la vivifica Croce, con la quale hai portato te stesso al nostro Dio». Nella Rus’ la venerazione dei santi Costantino ed Elena è servita da prototipo per il culto del santo principe apostolo Vladimir e di sua nonna Olga, che al momento del battesimo nella “nuova Roma”, cioè a Costantinopoli, prese il nome di Elena. La funzione dedicata alla memoria di san Vladimir — che si tiene il 15 luglio secondo il calendario giuliano — contiene numerose similitudini tra l’impresa da lui realizzata e l’impresa del grande imperatore romano: «Tu sei stato il secondo Costantino nel fatto e nella parola: egli nacque in un tempo cristiano e per molti anni operò tra gli ellenici. Tu sei nato dai variaghi, ma hai amato il Cristo che ti ha amato e verso il quale tu sei salito gioendo, e non smetti di pregare per coloro che venerano la tua memoria». Il termine “ellenico” è qui usato nel significato specifico che ha acquisito nella parte orientale dell’impero romano a partire dal momento della sua cristianizzazione per poi essere presa in prestito dalla Rus’. Dopo aver perso il significato originario, ellenico ha assunto il significato di pagano in contrapposizione a cristiano e “ro -meo”, cioè romano. Nella Rus’ del medioevo, “ellenici” c o m i n c i a ro n o a essere chiamati allogeni locali e i pagani — come gli slavi o i samoidi (neneci) del nord — fino a quando non diventarono cristiani, anche se ancora non battezzati. Nella funzione di san Vladimir c’è un parallelo tra Costantino ed Elena da una parte e tra Vladimir e Olga dall’altra: «O Elena, sei venuta a sapere di un nuovo amore, è apparso un nuovo Costantino il Grande, il nipote che era stato affidato a Olga. O Basilio, invochiamo: tu beato, o padre nostro». Nella funzione liturgica Vladimir è chiamato in molti punti con il suo nome di battesimo, Basilio, che gli era stato dato in onore del santo, e aveva lo stesso nome anche l’imp eratore Basilio, entrato nella storia con il soprannome di Bulgaroctono, “sterminatore di bulgari”. Un indizio della grande venerazione nella Rus’ del santo imperatore Costantino è il fatto che, dopo la cristianizzazione del Paese, il suo nome veniva spesso dato ai grandi del popolo russo al momento del battesimo. Gli antichi documenti hanno conservato per lo più i nomi dei principi e dei vescovi, e da questi risulta che tra i grandi principi russi della dinastia dei Rjurikidi sono molti quelli che portavano il nome del santo imperatore. Tra questi, san Costantino Vsevolodovič di Jaroslav, nipote del principe di Rostov e di Vladimir, che aveva lo stesso nome e patronimico, nonché il santo principe di Jaroslav, morto nel 1321, Costantino Federovič soprannominato Ulemec. In epoca pre-mongola i russi avevano di solito due nomi: uno di famiglia, che aveva un’origine slava, normanna o altra, e un altro, quello impartito al momento del battesimo preso dal calendario ecclesiastico. Così per esempio, il santo principe apostolo Vladimir, battezzato come Basilio. E così i primi santi celebrati nella Rus’ furono i figli dell’apostolo Vladimir, Boris e Gleb, che sono entrati nel calendario ecclesiastico con questi nomi, ma sono stati battezzati con i nomi di Roman e Davide. Così, infine, anche altri antichi principi russi molto probabilmente al momento del battesimo presero il nome di Costantino, ma sono entrati negli annali con i loro nomi di famiglia e i loro nomi di battesimo sono stati dimenticati e poi persi. La venerazione del santo imperatore Costantino in Russia risulta anche dal fatto che in tutte le epoche della storia cristiana sono stati consacrati in suo onore molte chiese e numerosi altari. Inoltre, poiché il ricordo di san Costantino è collegato al ricordo di sua madre, le chiese hanno il nome di entrambi. Ai santi Costantino ed Elena è stata intitolata anche una delle chiese del Cremlino, distrutta nel 1930, che ancora oggi non è stata ricostruita. Oggi, secondo stime approssimative, la Chiesa ortodossa russa conta una sessantina di chiese consacrate in onore dei santi Costantino ed Elena. Nel numero sono comprese anche quelle costruite negli anni post-sovietici e a Mosca una di queste chiese sta per essere completata, e altre tre chiese moscovite in onore dei santi Costantino ed Elena sono state restaurate negli ultimi due decenni. Tra i santi che hanno operato nell’epoca della cristianizzazione dell’impero romano, dal IV al VII secolo, san Costantino è uno dei più famosi e venerati in Russia, assieme a san Nicola di Mira, san Basilio il Grande, Gregorio il Teologo e Giovanni Crisostomo, come modello del sovrano ideale, al di là della realtà storica. Così ogni sovrano russo veniva inevitabilmente paragonato, nella coscienza popolare, a san Vladimir o al santo imperatore, ed eventualmente consacrato come “nuovo Vladimir” o addirittura come “nuovo Costantino”.
© Osservatore Romano - 9 agosto 2013