E il rabbino benedisse il Papa
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- Creato: 23 Novembre 2013
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«Si abbracciarono commossi e il rabbino impose le sue mani sul capo del Papa benedicendolo con la formula sacerdotale; a seguire il successore di Pietro impose le sue mani sul capo di Da Fano benedicendolo». A raccontare questo episodio del 1935 — che va ad arricchire la storia del rapporto tra Chiesa cattolica ed ebraismo nel Novecento — è David E. Sciunnach, studioso che da tempo si dedica alla ricostruzione delle biografie dei rabbini italiani. La storia del legame tra Achille Ratti e Alessandro Elisha Da Fano parte a inizio Novecento quando il futuro Papa era ancora prefetto della Biblioteca Ambrosiana e professore al seminario arcivescovile. Tra i due inizia subito uno scambio culturale intenso, che tra l’altro porta il futuro Pio XIa prendere lezioni di ebraico dal rabbino. L’amicizia tra i due ricostruita da Sciunnach — e raccontata felicemente da Armando Torno su «Sette» (il settimanale del «Corriere della Sera») del 22 novembre — proseguirà negli anni, vivendo di una reciproca fiducia, non limitata al piano culturale. Tra l’altro, Sciunnach ipotizza che una parte dell’oro della tiara di Papa Ratti sia stata offerta proprio dalla comunità ebraica. Certo è che Da Fano fu ricevuto spesso in Vaticano dal suo amico ed ex allievo, esprimendo in quelle occasioni crescente preoccupazione per la sorte delle comunità ebraiche europee. Al termine del gesto altamente significativo della duplice imposizione delle mani, il maestro Da Fano chiese al Pontefice di scongiurare provvedimenti antiebraici almeno in Italia. «Fino a che siederò sulla cattedra di Pietro — risp onde Pio XI, riportato testualmente da Sciunnach — non potrà accadere nulla agli ebrei italiani». Achille Ratti morirà il 10 febbraio 1939, pochi mesi dopo la promulgazione delle leggi razziali. Prima però avrà contestato pubblicamente l’antisemitismo spaventosamente cresciuto in Europa: «Spiritualmente siamo tutti semiti».© Osservatore Romano - 23 novembre 2013