Senza memoria la ferita resta aperta

Narek
Il Pontefice ha proclamato san Gregorio di Narek dottore della Chiesa ed esortato alla riconciliazione e alla pacifica convivenza


«Non si può nascondere o negare il male» perché senza la memoria le ferite della storia restano aperte. Il monito di Papa Francesco è risuonato domenica mattina, 12 aprile, nella basilica vaticana durante la messa celebrata in occasione del centenario del martirio degli armeni — quello che generalmente viene considerato come «il primo genocidio del XX secolo» ha affermato il Pontefice citando il testo della dichiarazione comune firmata nel 2001 da Giovanni Paolo II e da Karekin II — e della proclamazione di san Gregorio di Narek a dottore della Chiesa.
Proprio nel ricordo dell’«immane e folle sterminio» perpetrato nel 1915 nei confronti del popolo armeno, il Papa è tornato a denunciare l’«indifferenza generale e collettiva» nella quale anche oggi si consuma «una sorta di genocidio» che ha come obiettivo «tanti nostri fratelli e sorelle inermi». I quali, ha rimarcato, «a causa della loro fede in Cristo o della loro appartenenza etnica vengono pubblicamente e atrocemente uccisi — decapitati, crocifissi, bruciati vivi — oppure costretti ad abbandonare la loro terra». «Sembra che l’umanità — ha constatato con amarezza — non riesca a cessare di versare sangue innocente» e «rifiuti di imparare dai propri errori causati dalla legge del terrore». Ecco perché «ancora oggi c’è chi cerca di eliminare i propri simili, con l’aiuto di alcuni e con il silenzio complice di altri che rimangono spettatori». In proposito il Pontefice ha ribadito che il male «non proviene mai da Dio» e la crudeltà «non deve assolutamente trovare nel suo santo nome alcuna giustificazione». Al contrario, ha assicurato all’omelia della celebrazione eucaristica, è la misericordia divina a colmare «le voragini» aperte dalla malvagità umana nel mondo. Da qui l’invito a riprendere «il cammino di riconciliazione» tra i popoli, in particolare tra quello armeno e quello turco, e l’appello lanciato a «tutti coloro che sono posti a capo delle nazioni e delle organizzazioni internazionali». Chiamati a opporsi «con ferma responsabilità» e «senza cedere ad ambiguità e compromessi» — ha scritto Francesco nel messaggio consegnato ai patriarchi e al presidente della Repubblica armena al termine della messa — ai conflitti che ancora oggi «degenerano in violenze ingiustificabili, fomentate strumentalizzando le diversità etniche e religiose». Nel segno della pace anche il saluto rivolto successivamente alla comunità armena durante il Regina caeli recitato a conclusione del rito liturgico e l’augurio indirizzato ai fedeli delle Chiese d’O riente che, secondo il loro calendario, domenica 12 hanno celebrato la Pasqua.

© Osservatore Romano - 13-14 aprile 2015

Il discorso di Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di Tutti gli Armeni

Messaggio del Santo Padre Francesco agli Armeni, 12.04.2015

Lettera Apostolica per la proclamazione di San Gregorio di Narek a Dottore della Chiesa, 12.04.2015

Santa Messa per il centenario del “martirio” (Metz Yeghern) armeno con il rito di proclamazione a Dottore della Chiesa di San Gregorio di Narek, 12.04.2015