Il cardinale Sandri visita le comunità dei caldei e dei siro cattolici in Iraq
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- Creato: 04 Maggio 2015
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Un senso di tradimento alberga nel cuore dei caldei, che hanno subito violenza e soprusi in questi ultimi mesi. Se ne è fatto portavoce il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, che durante il viaggio in Iraq, insieme con una delegazione della Riunione opere di aiuto alle Chiese orientali (Roaco) ha fatto tappa a Duhoq, lunedì mattina 4 maggio. Ad ascoltare il porporato durante la divina liturgia, uomini, donne e bambini che ben conoscono la sofferenza e che sperimentano sulla propria pelle tale realtà. Perché quando l’uomo «smette di essere fedele al Dio dell’alleanza finisce per non essere fedele neanche alla sua propria umanità e a quella dei suoi fratelli e sorelle, con i quali magari ha vissuto fino al giorno prima». Parole che hanno trovato conferma nella tragica situazione di tanti caldei che «hanno sperimentato il tradimento di altri: di coloro che hanno assalito e preso le case e i beni, che hanno profanato i templi ove si insegna la pace credendo di far trionfare una idea di violenza e di morte, che hanno violentato e preso la giovinezza di bambini e ragazze per le loro basse soddisfazioni». Ma che hanno provato quanto sia triste il silenzio «durato troppo a lungo della comunità internazionale, o l’abbandono delle forze nazionali e regionali che inizialmente avevano offerto garanzie di protezione». Anche questo è stato percepito come un tradimento. Nonostante tante disgrazie, però, il cardinale ha invitato i fedeli alla speranza, perché «mentre l’uomo mentiva e tradiva, Dio è rimasto fedele», e ha conformato i perseguitati «all’immagine stessa di Cristo suo Figlio». Il prefetto si è fatto anche portavoce del saluto e della benedizione di Papa Francesco. «Ci mettiamo in ginocchio — ha detto — dinanzi alla vostra esperienza e dolore, di fronte ai vostri silenzi e alla vostra sopportazione, di fronte ai vostri rapiti e ai vostri morti». Ricordando di essere pellegrini in quel luogo dove Abramo «partì lasciando la propria casa per ascoltare la voce del Signore», il cardinale ha sottolineato come i caldei abbiano trovato «ospitalità nel nome del Signore» nel vero senso del termine. Gli altri, invece, sono giunto in quel luogo «per scuotere le coscienze talora intorpidite del nostro Occidente». Un concetto ribadito anche il giorno precedente a Erbil, dove il cardinale ha incontrato i patriarchi Younan e Sako, con vescovi, sacerdoti e fedeli caldei e siro cattolici. Nell’o ccasione, ha trasmesso il saluto e la benedizione di Papa Francesco, «espressioni della sua sollecitudine, con la quale come Vescovo di Roma segue la Chiesa latina e tutte le Chiese orientali cattoliche: insieme, in una mirabile sinfonia, esse manifestano l’unica Chiesa di Cristo». Scopo della visita a Erbil è stato, come ha ribadito il porporato, il desiderio «di stare in mezzo a voi che ancora oggi portate nel cuore e nella vita i segni della violenza, della persecuzione e della dispersione che ha costretto molti ad abbandonare case nella piana di Ninive, a Mossul, a Qaraqosh e in altri villaggi, per trovare qui un rifugio sicuro». Il cardinale ha poi fatto notare come la condizione dei fedeli di Erbil e di gran parte dei fratelli e sorelle cristiani dell’odierno Medio oriente è «in tutto simile a quella di prigionieri». E, in effetti, alcuni «lo sono realmente» a causa delle «condizioni di vita» cui sono costretti. Purtroppo, ha aggiunto, «sentiamo tutto il peso delle “catene interiori” che ci sono imposte: penso in particolare al dolore degli anziani e dei genitori». Esso ha un’intensità particolare perché «è amplificato dalla preoccupazione non solo per ciò che è perduto», ma anche per il futuro che «si può offrire ai propri figli e nipoti». Il porporato ha poi espresso la preoccupazione di Papa Francesco e dei pastori delle Chiese locali per «un esodo generale dalle terre che da due millenni sono cristiane», con il timore che tutti «possiamo cadere prigionieri dell’incertezza». Il cardinale ha anche alzato la voce contro «chi commette il male e la violenza, ancor più se traveste le sue azioni malvage di un distorto sentimento religioso», perché è lui «il vero schiavo e il vero prigion i e ro » . Nella mattina di domenica 3 maggio il porporato si è recato anche in visita al presidente della Repubblica federale dell’Iraq, Fuad Masum, presso il Palazzo presidenziale, accompagnato dall’incaricato di affari della nunziatura apostolica, monsignor George Panamthundil, e dal seguito. Ha portato il saluto di Papa Francesco e la preghiera per la pace e la riconciliazione nel Paese, insieme alla gratitudine per l’opera che viene svolta quotidianamente per il soccorso e la protezione dei sofferenti e degli sfollati, in particolare di tutte le minoranze tra cui consistente è quella cristiana. Ha riconfermato tutta la possibile collaborazione offerta dalla Chiesa cattolica in Iraq per la costruzione del Paese. Il cardinale ha poi visitato il museo nazionale, testimoniando così l’importanza che la Chiesa attribuisce alle espressioni della cultura e della storia dei popoli. Nel pomeriggio di sabato 2 il cardinale si è recato in vista alla Casa Bayt Anya, istituzione caritativa fondata nel 2000 a Baghdad dalla Chiesa siro cattolica. Ha salutato i settanta ospiti, anziani e disabili, appartenenti a tutte le religioni. Particolarmente commovente l’incontro con un’anziana musulmana, ormai cieca, che ha pronunciato parole di benedizione sul prefetto e ha chiesto a sua volta di essere benedetta. Il porporato ha poi presieduto la preghiera nella cappella dell’istituto, ringraziando per la testimonianza offerta dai volontari e ricordando le parole di Papa Francesco pronunciate pochi giorni prima circa la necessità di inginocchiarsi davanti alla presenza di Gesù nei piccoli e nei poveri. La croce della cappella ha incastonati come reliquie alcuni frammenti dell’altare della cattedrale siro cattolica che subì un grave attentato del 2010, e parti dei camici liturgici indossati dai due sacerdoti che vi trovarono il martirio.
© Osservatore Romano - 4-5 maggio 2015