Turchia e Stati Uniti insieme per fermare l’Is
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- Creato: 28 Luglio 2015
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ANKARA , 28. La Turchia, impegnata per la prima volta nei raid per colpire le postazioni del cosiddetto Stato islamico (Is) in Siria e quelle del Partito dei lavoratori curdi (Pkk) in Iraq, avrebbe raggiunto un accordo di massima con gli Stati Uniti per la creazione di un’area cuscinetto al confine con la Siria settentrionale liberata dai terroristi. Fonti Nato fanno sapere che il tema della creazione della zona cuscinetto «non sarà sul tavolo poiché non è una questione in cui la Nato è direttamente coinvolta».L’accordo potrebbe aumentare di molto la portata e il ritmo dei raid dei caccia americani. La zona, scrive il «Washington Post» citando funzionari americani e turchi, potrebbe accogliere i circa due milioni di profughi siriani che hanno trovato rifugio in Turchia. Stando a fonti citate dal «New York Times», si tratta di un piano che non è stato pensato per contrastare il presidente siriano, Bashar Al Assad, anche se favorirà indirettamente l’opposizione al regime di Damasco. La zona cuscinetto non creerebbe formalmente una no-flyzone, da tempo richiesta da Ankara, anche se di fatto potrebbe avere un risultato del genere. Per la creazione ufficiale di una zona di interdizione al volo per gli aerei del regime siriano sarebbe necessaria la luce verde da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu, dove però con ogni probabilità Russia e Cina opporrebbero il loro veto. «Credo sia giusto riunirci per parlare delle turbolenze e instabilità che vediamo in Siria, Iraq e vicino ai confini Nato della Turchia» ha affermato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che ha evidenziato anche come Ankara non abbia ancora chiesto aiuto militare all’Alleanza. «La Turchia — ha detto Stoltenberg — ha un esercito forte e buone forze di sicurezza; l’auto difesa deve però essere proporzionata agli attacchi subiti». Intanto, c’è apprensione per il rischio di uno stop al processo di pace con i curdi, dopo le offensive dell’artiglieria contro gli obiettivi del Pkk. Un timore espresso ieri anche dal cancelliere tedesco, Angela Merkel, in un colloquio telefonico con il premier turco, Ahmet Davutoğlu. E ieri un’esplosione in un gasdotto al confine tra Iran e Turchia ha provocato un grosso incendio facendo arrestare il flusso di gas: lo ha reso noto il ministro dell’Energia turco, Taner Yildiz, che ha chiamato in causa i ribelli curdi. L’esplosione si è verificata nella provincia di Agri a pochi chilometri dal confine iraniano. Già in passato i gasdotti erano finiti nel mirino dei curdi del Pkk. Per quanto riguarda le operazioni, nelle ultime ventiquattro ore gli aerei della coalizione internazionale a guida statunitense hanno effettuato tredici raid sulla Siria e altrettanti sull’Iraq. Velivoli americani e della coalizione hanno colpito nei pressi di Aleppo, Kobane e al Hasakah, in Siria, e a Mosul e Ramadi in Iraq.
© Osservatore Romano - 29 luglio 2015