Un grande atto di riconciliazione
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- Creato: 03 Agosto 2015
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Un «un grande passo storico, che ci ha uniti e ci ha aperto il cammino per la collaborazione futura»: con queste parole il cardinale Miroslav Vlk, inviato speciale del Papa, ha definito la liturgia ecumenica di riconciliazione svoltasi nei giorni scorsi a Praga, a conclusione delle celebrazioni del sesto centenario della morte di Jan Hus. Nella chiesa di Santa Maria di Tyn, nella città vecchia, di fronte alla statua di Hus, i rappresentanti delle principali Chiese e confessioni cristiane della Repubblica Ceca hannno chiesto scusa, a nome proprio e delle loro Chiese, del male fatto in passato nei confronti degli altri, pregando per il perdono reciproco; e alla fine si sono tutti salutati con un abbraccio di pace e di amore. «Questo grande atto di riconciliazione — ha commentato l’arcivescovo emerito di Praga — è stato il frutto concreto del lungo lavoro ecumenico. Si può dire che proprio per questo Giovanni Hus è per noi un modello coraggioso. Ha sacrificato la propria vita per la verità del Vangelo. E così è stato raggiunto l’obiettivo. Ci ha uniti in maniera autentica». Il porporato — che era accompagnato dal vicario episcopale per la pastorale della capitale ceca, don Michal Němeček, e dall’a rc i d e c a n o della parrocchia Ústí nad Labem e canonico del capitolo della cattedrale di Santo Stefano a Litoměřice, don Miroslav Šimáček — ha messo in luce come le celebrazioni del sesto centenario abbiano restituito a Hus il posto che merita nella storia della Chiesa e della nazione ceca. Tutto il Paese, ha detto, lo considera «uno tra i personaggi più importanti della nostra patria. Si svolgono diverse attività e molte celebrazioni organizzate da varie istituzioni pubbliche o statali». Ed è una festa dell’«intera nazione, la cui importanza travalica i nostri confini». Insomma, da personaggio controverso — «per i cattolici era un eretico che doveva essere condannato, per gli evangelici e in seguito per gli hussiti era un santo», ha ricordato l’inviato papale — Giovanni Hus è divenuto un elemento di concordia, nel cui nome l’ecumenismo sta facendo passi concreti in Repubblica Ceca. Egli infatti, ha detto il cardinale Vlk, è stato «un sacerdote cattolico, un predicatore, un coltissimo teologo, che ha cercato di rinnovare la vita della Chiesa e della società del suo tempo secondo il Vangelo». Ma per lungo tempo la sua figura «ha diviso le Chiese e anche la società, ponendole spesso in contrasto reciproco». Perciò negli ultimi cinquant’anni la Chiesa cattolica ha cercato di analizzare più in profondità la sua vita, il suo insegnamento e la sua attività. Del resto, già alla fine del concilio Vaticano II il cardinale Beran, arcivescovo di Praga fortemente perseguitato dal regime comunista, aveva sollevato la questione. Durante la sessione plenaria del concilio disse: «Nel mio Paese la Chiesa cattolica soffre per ciò che in passato è stato fatto in suo nome contro la libertà di coscienza, come per esempio nel XV secolo la morte sul rogo del magister Giovanni Hus». E quando Giovanni Paolo II nel 1990, dopo il crollo del comunismo, ha visitato Praga, ha ripreso il discorso, spiegando con grande chiarezza che era necessario studiarlo più in profondità, «in modo che questa persona, che ha lacerato le Chiese e la nazione, diventasse una figura che unisce ». Ne seguì la costituzione della cosiddetta “commissione Hus”, ben presto diventata ecumenica, che nel 1999 presentò il frutto del suo lavoro quasi decennale in un simposio a Roma. Durante la seconda visita nella Repubblica Ceca nel 1995 Papa Wojtyła compì un altro passo, dicendo: «Io, come Papa della Chiesa cattolica romana, a nome di tutti i cattolici chiedo perdono per tutte le ingiustizie commesse nei confronti dei non cattolici nei tempi agitati della storia di questa nazione. E al contempo assicuro che la Chiesa cattolica perdona tutto ciò che i suoi figli hanno sofferto». Con questa coraggiosa dichiarazione, il Pontefice indicò il cammino comune su cui procedere, ricevendo anche in udienza un gruppo ecumenico di esperti e formulando la nota “riabilitazione” di Giovanni Hus, che da allora ha trovato un’eco viva in tutta la società ceca. Al punto che, in vista delle attuali celebrazioni del sesto centenario, nel 2011 è stata formata una nuova commissione ecumenica, la quale si è posta come obiettivo di «far conoscere meglio alla società attuale l’eredità spirituale di Giovanni Hus e di far conoscere l’Hus autentico, senza i ritocchi della storia». Anche Papa Francesco di recente ha ricevuto in Vaticano una delegazione ecumenica, alla quale si sono aggiunti fedeli della Chiesa hussita, salutando personalmente con grande cordialità ogni singolo membro. Nel suo discorso ha sottolineato la necessità di rinnovare e approfondire i rapporti tra le comunità ecclesiali, incoraggiandole «a conoscersi sempre più e a collaborare in modo più efficace». E le celebrazioni di Praga hanno reso concrete tali indicazioni.
© Osservatore Romano - 03-04 agosto 2015