Un mondo magnifico avvelenato ogni giorno
- Dettagli
- Creato: 11 Settembre 2015
- Hits: 1098
KARACHI, 11. Sviluppare una riflessione sul concetto di ambiente, in modo da innescare una conversione nel rapporto tra società civile e natura, per cambiare il rapporto con l’uso delle risorse umane e naturali, e far sì che le generazioni future guardino alla madre terra come a un dono e non come a qualcosa di generato dall’uomo per imporre i propri interessi: questo, in estrema sintesi, l’obiettivo dell’incontro svoltosi nella parrocchia dell’Immacolata Concezione a Kotri, nella diocesi di Hyderabad in Pakistan, e promosso dal centro francescano «Giustizia, pace e integrità del creato», insieme alla Caritas. L’evento — riferisce AsiaNews — è stato organizzato per celebrare la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, svoltasi il 1° sett e m b re . «Oggi — ha sottolineato in apertura dell’incontro Danish Yaqoob, funzionario della commissione Giustizia e pace del Pakistan — riflettiamo sull’enciclica di Papa Francesco che ha deciso di celebrare una Giornata mondiale di preghiera il 1° settembre di ogni anno. Realizziamo il nostro rapporto con la creazione di Dio e con il suo popolo intero: uomini e donne, gruppi religiosi ed ecclesiastici, commissioni e gruppi sociali, organizzazioni nazionali e internazionali, in particolare con quelli che lavorano per la cura del c re a t o » . Citando la Laudato si’ Mansha Noor, segretario esecutivo di Caritas Pakistan Karachi, ha condiviso le preoccupazioni del Pontefice sulle implicazioni che il cambiamento climatico ha a livello ambientale, sociale, economico, politico e nella distribuzione dei beni. «La cosa peggiore — ha spiegato Noor — è l’impatto negativo che l’abuso di risorse naturali ha sui Paesi in via di svilupp o». Dello stesso avviso Amjad Gulzar, direttore nazionale di Caritas Pakistan, secondo cui «la Giornata mondiale di preghiera per il creato è stata un’occasione molto importante per i cattolici e per il mondo intero. È arrivato il momento di proteggere il creato e di salvare le future generazioni. I nostri sforzi individuali — ha proseguito — sono molto rilevanti per la società e i giovani in modo particolare hanno un ruolo importante nella salvaguardia dell’ambiente ». Nell’ambito dell’incontro, sono stati creati dei gruppi di lavoro e i partecipanti hanno sviluppato proposte concrete e piani di sviluppo. Dal canto suo, padre Daniel Fiaz, decano della diocesi di Hyderabad in Pakistan, ha invitato i fedeli a cambiare i propri atteggiamenti: «Il comportamento dell’essere umano sta inquinando ciò che Dio ha creato. Questo può avere conseguenze critiche per le generazioni future, come il problema dell’acqua potabile, della scarsità di cibo, dell’inquinamento del territorio. Dio — ha concluso il religioso — ci ha donato un mondo magnifico per vivere una vita dignitosa, ma noi stiamo avvelenando tutte le risorse. È tempo di pensare al bene dell’umanità».
© Osservatore Romano - 11 settembre 2015