Tempo di rinnovamento in Cristo
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- Creato: 27 Febbraio 2016
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Si tratta, spiega, di «un dono della divina provvidenza alla propria Chiesa», di «un nuovo rinnovamento in Cristo che più pienamente aiuterà il fedele ortodosso ad affrontare le sue odierne difficoltà, a risolvere i suoi problemi e ad annunciare l’unità delle Chiese ortodosse locali, vale a dire la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica». Gennadios auspica che i temi in discussione, dal problema della diaspora, del nazionalismo e del filetismo a quello delle tensioni geopolitiche e dei fondamentalismi, «siano risolti per il bene e l’i n t e re s - se morale della nostra madre Chiesa ortodossa, poiché così non avremo divisioni e, soprattutto, come proclama san Giovanni Crisostomo: “Il nome della Chiesa è nome non di divisione, ma di unità e c o n c o rd i a ”». Il 2016 deve considerarsi «un anno benedetto, di amore e unità», perché «un tesoro di fede e speranza è stato donato alla Chiesa ortodossa da parte del nostro Dio pieno di sapienza e amore per gli uomini». Gran parte del merito — sottolinea l’a rc i v e s c o v o ortodosso d’Italia e Malta — va al patriarca ecumenico Bartolomeo: «Il popolo di Dio ha capito, crede e ha abbracciato nella propria anima le sue parole relative alla necessità della convocazione del sinodo, come anche la sua testimonianza dell’unità in un’epoca di indifferenza e secolarizzazione, in tempi di antagonismi e tensioni, di divisioni e scontri. Il messaggio del santo e grande sinodo della Chiesa ortodossa rafforzerà l’uomo agitato, afflitto, disorientato e disperato, colpito dai cambiamenti politici, economici e sociali». Il metropolita Gennadios invita quindi «gli “ignoranti”, i “falsi giudici”, i nemici della realtà e della verità della convocazione della “unità panortodossa”» a pregare «con timore e amore». Essi «non infastidiscano con considerazioni incoerenti e con i loro scritti inopportuni e non fraterni, poiché la convocazione del sinodo ci sarà, poiché è volontà di Dio, come ci sarà anche l’unità dei cristiani, dal momento che ciò è dono dello Spirito Santo». L’arcivescovo non dimentica il fondamentale contributo del patriarca ecumenico Atenagora I, il quale aprì «nuove strade di avvicinamento, amicizia e pacificazione reciproca tra le Chiese, affaticandosi e affannandosi giorno e notte alla ricerca dei giusti mezzi per la comprensione, il riconoscimento e l’unità di tutte le Chiese di Cristo ». Fu Atenagora a seminare l’idea della convocazione del sinodo e il metropolita di Calcedonia, Melitone, a perfezionarla e svilupparla con gli incontri panortodossi nell’isola di Rodi. Oggi Bartolomeo, «con franchezza veramente patriarcale, più vivo, pieno di luce, splendente, caldo, forte, fedele e sicuro nelle sue parole e nei suoi atti » porta a compimento la convocazione del concilio. E «quanto più pensiamo e ci avviciniamo allo storico avvenimento, e quindi quanto più ci immergiamo in esso con la preghiera del cuore, tanto più riconosciamo la sua grandezza ecumenica e senz’altro scopriamo i suoi validissimi e importantissimi risvolti. È una chiara verità il fatto che, così guardato in modo pieno e preciso, si apprezza di più il valore di questo avvenimento storico, quando analizziamo tutta la vicenda, vale a dire le circostanze e i precedenti da cui giunge nella vita e nella storia della Chiesa».
© Osservatore Romano - 28 febbraio 2016