Il patriarca Bartolomeo in vista della Cop22
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- Creato: 03 Novembre 2016
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ISTANBUL , 3. «Dopo ventidue anni è finalmente giunto il momento, per tutti noi, di vedere i volti umani che subiscono l’impatto dei nostri peccati ecologici. Non è solo questione di chi è colpevole o di chi dovrebbe rimediare. Non è semplicemente questione di se o perché dovremmo cambiare. E non è certamente un problema di come alcuni possono continuare a trarre profitto o di come possiamo ridurre al minimo il cambiamento. Si tratta di esseri umani — tutti noi ma soprattutto gli “ultimi”, i più vulnerabili o emarginati fra noi — che sono ingiustamente e irreversibilmente colpiti». Lo scrive il patriarca ecumenico Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, nel messaggio inviato in occasione della ventiduesima sessione della Conferenza delle parti (Cop22) sulla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) in programma a Marrakech, in Marocco, dal 7 al 18 novembre. La ventiduesima sessione, afferma il patriarca ecumenico, «è in qualche modo un’occasione per rallegrarsi che le nazioni di tutto il mondo hanno risposto all’appello urgente, sollevato a Parigi, di affrontare in modo collaborativo e di approvare con fiducia l’agenda che si prospetta davanti. Ma Cop22, per molti versi, ci ricorda dolorosamente che centonovantasette parti hanno ratificato a oggi una convenzione attuata dopo il vertice sulla terra a Rio nel 1992. Da allora, una serie di protocolli e accordi hanno portato a numerosi negoziati e decisioni nel corso di ventidue sessioni internazionali delle convenzioni delle Nazioni Unite. In un certo senso, allora, abbiamo fatto dei passi in avanti. Tuttavia, per altri versi, abbiamo fatto pochi progressi. Certamente non abbiamo chiamato alla responsabilità le nostre nazioni sulle risoluzioni raggiunte o sulle violazioni commesse». Bartolomeo ricorda che, per ventidue anni, le principali autorità e i politici di tutto il mondo si sono sostanzialmente trovati d’accordo sui problemi del cambiamento climatico globale e hanno tenuto infinite consultazioni e conversazioni ad alto livello su una questione che esige misure e azioni concrete. «Ventidue anni tuttavia — sottolinea — sono un periodo di tempo inaccettabilmente lungo per rispondere alla crisi ambientale, soprattutto dal momento che siamo consapevoli del suo nesso stretto e inscindibile con la povertà, la migrazione, i conflitti. Ventidue anni sono un periodo ingiustificatamente interminabile per affrontare la diffusione dei combustibili fossili, mentre gli scienziati ci dicono che abbiamo meno di due decenni non solo per ridurli ma addirittura per sostituirli con le energie rinnovabili ». L’arcivescovo di Costantinopoli critica quei governi e quelle aziende che perseguono da anni, «apaticamente », la stessa politica, così come quegli individui che, «con arroganza », continuano le stesse pratiche. Come, dunque, si chiede il primate ortodosso, «una nazione può giustificare la sofferenza della sua gente? Come un settore industriale può difendere lo sfruttamento del consumatore? Se noi non percepiamo nei nostri atteggiamenti e azioni, come nelle nostre deliberazioni e decisioni, i volti dei nostri figli, quelli di oggi e delle future generazioni, allora continueremo a prolungare e a procrastinare lo sviluppo di ogni soluzione, e persisteremo nell’ostacolare o limitare qualsiasi attuazione. Quale prezzo siamo disposti a pagare per il profitto? Quante vite siamo disposti a sacrificare per il guadagno materiale o finanziario? E a quale prezzo rinunceremmo alla sopravvivenza della creazione di Dio?». Bartolomeo conclude il messaggio con una preghiera, «umile e tuttavia audace», che «tutte le parti alla Cop22 riconoscano e rispondano all’alta posta in gioco legata al cambiamento climatico. Un modo potrebbe essere quello di attuare l’accordo Cop21 di Parigi senza ulteriori ritardi».
© Osservatore Romano - 4 novembre 2016